Fortunino Matania

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Fortunino Matania

Fortunino Matania (1881 – 1963), illustratore e pittore italiano.

Citazioni di Fortunino Matania[modifica]

  • E sai tu che cosa hanno suonato, in un magnifico unisono, centinaia di stromenti che rilucevano al sole? [...] Hanno suonato, capisci, O sole mio! la nostra bella, la nostra cara, la nostra indimenticabile canzone napoletana.
    Io non so descriverti con parole l'impressione profonda che ho provata. A circa due mesi di viaggio dal mio paese, fra una turba innumerevole di gente che mi era estranea per sentimenti, per usanze, per fede, io con qualche altro italiano, ma io solo, capisci, io solo napoletano, nel sentire la voce della mia città esprimersi sotto un cielo luminoso come il suo, ma tanto, tanto lontano; nel sentire la bella melodia grata al mio orecchio e dolce al mio cuore, ho pianto come un fanciullo, senza ritegno, perché altri piangevano con me, ma diversa era la causa del loro pianto.
    Io rievocavo le parole di cui solo potevo intendere, fra tutto un popolo, il significato e la poesia e lasciavo scorrere le lacrime, le quali non erano amare di nostalgia, no, ma erano piene di dolcezza, ed erano balsamo al mio cuore di napoletano sbalzato, per le esigenze della vita, in una terra tanto lontana. Erano lacrime, non ti sembri esagerato ciò che ti dico, di vera soddisfazione e di fierezza. Io ero fiero, è la parola, di vedere un popolo dissimile dal nostro perfino nel colorito della sua epidermide, prostrarsi e commuoversi ad una melodia nostra, ad una canzone napoletana, come ero fiero che la canzone, che è la espressione più gentile di nostra gente ed è la voce della città nostra, avesse valicato i monti e superato i mari per soggiogare un popolo semplice ed esuberante dal quale tutte le nostre arti più belle trassero origine.
    E da quel giorno il pensiero della mia Napoli non mi si è tolto più di mente, suscitandomi nell'anima un nostalgico desiderio di rivederla.[1]

Note[modifica]

  1. Dall'intervista di Pasquale Parisi, La voce di Napoli nell'India lontana, Il buon cuore, anno XI, n. 14, 6 aprile 1912, pp. 108-109.

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