François Châtelet

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François Châtelet

François Châtelet (1925 – 1985), filosofo francese.

Citazioni di François Châtelet[modifica]

  • Fra l'Antichità, che è prodigiosamente diversificata ma riposa su una medesima base, e l'inizio dell'Età moderna, che unifica la sua problematica, ci sono quindici secoli di pensiero rigoglioso e di storia drammatica. [...] il Medioevo non è medio né nel senso della mediazione né, ancor meno, in quello della mediocrità. Esso si presenta come un enigma che pone il problema della leggittimità della «periodizzzazione».[1]
  • Giacché ha appreso a conoscere l'uomo come storicità, lo spirito si è storicizzato. Da un secolo e mezzo si è compenetrato della formula di Hegel: «[...] il punto essenziale [è] apprendere ed esprimere il vero non come sostanza, ma anche e precisamente come soggetto». Tende a considerare ogni fatto come un evento, a definire le origini, a risalire dal dato attuale alle tappe successive della sua costituzione, a cercare l'intellegibilità non più solo in ciò che è, ma nel movimento per cui ciò che è è diventato ciò che è. Determinare l'essenza è divenuto un compito della storia. La fisica, che tra tutte le attività scientifiche è quella apparentemente più legata ad una attualità onnitemporale, si conosce soltanto alla luce del proprio divenire; la stessa estetica chiede alla storia dell'arte e a quella degli uomini di legittimare i suoi godimenti. E si tratta di una tendenza così affermata che, spesso, per il teorico il futuro appare ormai solo nella forma della categoria grammaticale del futuro anteriore.[2]
  • Non esiste un Medioevo. Eppure, all'inizio del Cinquecento, prende l'avvio una trasformazione decisiva di cui il mondo moderno è una propaggine. Ri-nascimento? Sì, se si tratta di capire che il divenire delle società e degli uomini non comincia con la predicazione del Cristo e che tutto ciò che la precedette, nel pensiero, non è l'«opera del serpente», il veicolo dell'errore e del peccato; sì, se quel che importa è riallacciarsi alla tradizione pagana. No, se invece si vuol intendere che quindici secoli di lotte ideologiche – quali che esse siano – debbano inquadrarsi nell'orizzonte dell'«oscurantismo» e che la vera luce si imponga d'un colpo, grazie a Cristoforo Colombo, a Gutenberg, a Leonardo e a pochi altri.
    Nel divenire ideologico dell'Europa occidentale non c'è né Medioevo né Rinascimento.[3]

Note[modifica]

  1. Dalla prefazione alla Storia della filosofia, a cura di François Châtelet. La filosofia medievale: dal I al XVI secolo, traduzione di Libero Sosio, Rizzoli, Bur, Milano, 1998, vol. II, p. 6. ISBN 88-17-11276-3
  2. Dall'introduzione a La nascita della storia: la formazione del pensiero storico in Grecia, traduzione di Mario Spinella, Dedalo, Bari, 1985, pp. 5-6. ISBN 9788822005106
  3. Dalla prefazione alla Storia della filosofia, a cura di François Châtelet, Filosofia del mondo nuovo: Cinquecento e Seicento, traduzione di Libero Sosio, Rizzoli, Bur, Milano, 1998, vol. III, p. 6. ISBN 88-17-11277-1

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