François Villon

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François Villon

François de Montcorbier detto Villon (1431 o 1432 – dopo il 1463), poeta francese.

Citazioni di François Villon[modifica]

  • Fratelli umani, voi ancora vivi, | non siate duri di cuore con noi! | Se di noi miseri avrete pietà | più presto l'avrà Dio anche di voi.[1]
  • Ma dove, le nevi dell'anno passato?[2]
Dove sono le nevi d'un tempo che l'aprile ha disciolto?[3]
  • Ma non ignoro che poveri e ricchi, | intelligenti e sciocchi, preti e laici, | villani e nobili, prodighi e avari, | piccoli e grandi, affascinanti e brutti, | dame dagli ampi colli impellicciati, | qualunque sia la loro condizione, | qualunque sia l'acconciatura o l'abito, | Morte li prende senza mai eccezione.[4]
  • Dama dei cieli, reggente della terra, | imperatrice delle infernali paludi, | ricevi la tua umile cristiana, | perché sia compresa tra i tuoi eletti,| nonostante che io mai sia valsa a nulla. | I tuoi beni, o dama e signora, | sono molto più grandi di me peccatrice | senza quei beni nessuno può acquistare meriti | né possedere il cielo; non sono bugiarda: | in questa fede voglio vivere e morire.[5]
  • Vivere voglio e morire in questa fede.[6]

Citazioni su Villon[modifica]

  • La gente per bene ne parla sottovoce; i professori dalla cattedra glissent, n'appuient pas, gli amatori di cose grassocce ed i collezionisti di bibliotechine pornografiche gli riservano un posto di onore fra il Satiricon di Petronio e i Dialoghi dell'Aretino. Povero Villon! Se il suo spirito travagliato vivesse ancora tra noi, chi gli farebbe perdere peggio le staffe: questi col loro inintelligente entusiasmo, o quelli col loro presuntuoso dispregio? (Guido Manacorda)
  • Non è un Apollo, Villon, siamo d'accordo. Più magro «d'una chimera», più nero «d'uno scovone da forno», i denti più lunghi di quelli d'un rastrello, raso il capo, la barba, i cigli; malato, avariato, vecchio a trent'anni. Non lo dico io, lo dice lui, a chi vuol sentire ed a chi non vuol sentire, con quella sua lingua che taglia e che cuce. Una figura «tra l'orso e il porco», col peggio dell'uno e dell'altro. Pure raggia dai suoi occhi – questo non lo dice, ma possiamo bene figurarcelo senza tema d'errare – un divini aliquid, come raggio di sole tra piovaschi. (Guido Manacorda)
  • La visione di Dante è reale, perché egli la vide; la poesia di Villon è reale, perché egli la visse. (Ezra Pound)
  • Villon non mentisce a se stesso; egli non sa molto, ma egli sa ciò che sa. (Ezra Pound)
  • Vorrei essere François Villon per cantare una nuova
    Ballata degli impiccati
    O penduli salami, cotechini
    di Bologna, soavi mortadelle
    con il grasso che cola a fior di pelle!
    Profumati biroldi, salamini,
    sopressate stupende! O vaghe, o buone
    salsicce che pendete come liane!
    O rosee, vaghissime collane!
    E tu, maestosissimo zampone
    [...] A voi salve, o salumi bene amati,
    e a quei maiali dei vostri antenati. (Riccardo Morbelli)

Note[modifica]

  1. Da Ballata degli impiccati, ne Il testamento e altre poesie.
  2. Da Ballata delle donne del tempo passato, in Ballate del tempo che se ne andò, p. 35.
  3. Citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 735)
  4. Da Il testamento, XXXIX, ne Il testamento e altre poesie.
  5. Da Il testamento e La ballata degli impiccati, traduzione di Rina Sara Virgillito, Rusconi, 1976.
  6. Da Ballata per pregare Nostra Signora, in Ballate del tempo che se ne andò, p. 105.

Bibliografia[modifica]

  • François Villon, Ballate del tempo che se ne andò, a cura di Roberto Mussapi, il Saggiatore, Milano, 2008.
  • François Villon, Il testamento e altre poesie, a cura di Aurelio Principato, traduzione di Antonio Garibaldi, Einaudi, Torino, 2015. ISBN 9788858418093

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