Francesco Predari

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Francesco Predari (1809 – 1870), storico, enciclopedista e bibliotecario italiano.

I primi vagiti della libertà italiana in Piemonte[modifica]

  • Intanto l'aver io potuto raccogliere come collaboratori dell'Enciclopedia parecchi dei più eletti ingegni e scienziati italiani, mi fece nascere il pensiero di usufruttuare tutta questa, per così dire, illustre confederazione dell'italiana intelligenza, per dare all'Italia una rivista mensile, che sopperisse in qualche modo alla perdita dell'«Antologia di Firenze», del Vieusseux[1], e fosse non solo l'istrumento di progresso scientifico e letterario, ma scintilla che tenesse vivo in Piemonte quel fuoco patrio che doveva poi ravvivarsi a poco a poco in tutte le altre provincie d'Italia; e questa fu l'origine e la missione di questa mia rivista l'«Antologia Italiana».
  • Nella stampa di que' tempi era rigorosamente inibito non che parlar di politica, nemmeno usarne il vocabolo, ed ogni volta che mi occorse parlare di «interessi politici», mi fu forza, tramutando la frase, parlar degli «interessi civili», in luogo d'Italia, di Patria, di Nazione, imposto il vocabolo di «paese»; la parola «costituzione» vietata anche parlandosi dei governi di Francia ed Inghilterra, e surrogandovisi le frasi: «leggi» o «instituzioni»; le voci «libertà», «liberale», «liberalismo», permesse in niun senso; a «rivoluzione» surrogato sempre «sconvolgimento» o «anarchia» o «governo della violenza».
  • Considerando a tante lautezze censorie è facile immaginarsi contro quali e quanti ostacoli mi fu forza dar di petto per conquistare, non dirò la chiesta autorizzazione, ma il frontespizio stesso della rivista, perché aveva assunto il nome di «Antologia Italiana»; l'appellativo «italiana» era fra le voci di reproba natura; quindi interdettone l'uso: «Antologia», era insidiosa commemorazione di una effemeride stata spenta sotto gli anatemi della politica austriaca, dispotica fin d'allora anche in Toscana; nel programma da me presentato in quel periodo si temeva un agguato teso al censore per giuocarlo in faccia all'autorità. Dopo parecchi giorni di inutili prove e riprove per persuadere e mansuefare il cavalier Pollini, direttore della censura, fatto dalla ignoranza sua che era e molta e singolare sistematicamente sospettoso e caparbio, pensai rivolgermi al re stesso[2], per mezzo del cavalier Promis; non solo m'ebbi e quasi tosto l'autorizzazione regia, ma incuoramenti e promesse di patrocinio. Il re aveva indovinato dove si voleva andare e n'ebbe segreto compiacimento.

Incipit di alcune opere[modifica]

Origine e vicende dei Zingari[modifica]

L'origine dei Zingari è tuttavia un intricatissimo problema storico, intorno al quale sudò la erudizione di parecchi secoli senza che pur mai venisse fatto di raggiungerne una soluzione che, se non inaccessibile alla critica, fosse almeno effettiva di una opinione fra tutte la più logicamente induttiva e la più comunemente accolta. D'altronde, l'esistenza di questa sì miseranda porzione dell'umanità, costituisce poi un fenomeno sì bizzarro e stranamente arcano, che la mente non può proprio ristarsi dall'investigare una qualche spiegazione del quando, del dove, del come abbia potuto prodursi.

Storia politica, civile, militare della dinastia di Savoia[modifica]

Le origini di Casa Savoia risalgono circa al mille; ma sono ravvolte in tale un viluppo di anacronismi e di casi assurdi ed impossibili, che i molti tentativi fatti anche da acuti ed eruditi ingegni per mettervi qualche lume di certezza e verità riuscirono sempre a ben scarsi risultati. I più antichi cronisti della Savoia sino a noi pervenuti non sono che del secolo XIV, e quanto ci narrano essi di quei tempi, di quei fatti, di quegli uomini dai quali ebbe principio questa gloriosa dinastia, non poté quindi giunger sino a loro che attraverso ben cinque secoli di tradizioni, alimentate dalle narrazioni orali del popolo e dalle vaghe ed oziose postille dei cenobii.

Note[modifica]

  1. Giovan Pietro Vieusseux, insieme con Gino Capponi, aveva fondato nel 1821 a Firenze il mensile letterario Antologia. La rivista fu chiusa nel 1833 per decisione del granduca Leopoldo II di Toscana su pressioni dell'Austria.
  2. Carlo Alberto di Savoia.

Bibliografia[modifica]

Altri progetti[modifica]