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Franco Bechis

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Franco Bechis

Franco Bechis (1962 – vivente), giornalista italiano.

  • Non abbiamo risposte e stili di vita in grado di evitare o anestetizzare quel che è accaduto a Nizza, Parigi, Bruxelles, New York. Non abbiamo uomini, né forze, né intelligenze, né capacità per vincere questa guerra che c'è e non si può nascondere. Spesso non abbiamo la forza per guardare in faccia il dolore. Capita che non ne proviamo più, anestetizzati dal bombardamento che rende quotidiano e banale il male e l'orrore. E allora scorrono le vite ordinarie e si addormentano nelle loro comuni giornate da brava gente. È questa che chiamiamo civiltà, e non lo è più. Sa sfornare due belle frasi di circostanza, compilare un bigliettino di buon sentimento da lasciare sul campo dell'orrore, si addormenta nel suo slogan che tranquillizza. "Siamo tutti parigini, siamo tutti nizzardi, siamo tutti... e non siamo più nulla". Che civiltà è quella che non ha più il senso delle cose e addormenta l'orrore nella fiamma di una comoda candela, nello slogan che non costa nulla "Pray for Paris, Prega per Parigi, prega per Bruxelles, prega per Nizza".[1]

open.online, 26 marzo 2025.

  • Un colpo allo stomaco, una vera frustata dallo schermo. C'è chi non è riuscito a vedere la terza puntata come avesse di fronte il più terribile degli horror. Ma in Adolescence, la miniserie tv (4 episodi) vista da 25 milioni di persone in tutto i mondo mettendola al primo posto nella categoria in ogni classifica di Netflix non c'è manco un a goccia di sangue ripresa. C'è sbattuta in faccia la forza spaventosa e brutale del male che alberga in ogni uomo, anche nel più insospettabile.
  • C'è il male nell'uomo, e quando esplode così imprevisto e imprevedibile dove mai avresti pensato potesse albergare, sbatti il muso contro il reale. È quello che hanno fatto tutti i telespettatori di Adolescence. La forza della serie è proprio questa. Se ne vorrebbe fuggire lontano, spegnere la tv, gridare che non è possibile.
  • Ogni puntata è stata registrata in continuo, senza successivo montaggio. Chi aveva in mano le steadycam più che un operatore si è rivelato un atleta e perfino un acrobata. Perché da un primo piano era in grado di allargare la scena, correre dietro un ragazzo che scappava, agganciare la camera al volo a un drone che si alzava in cielo a fare vedere il parcheggio dove è stato consumato il delitto, abbassandosi poi sui mazzi di fiori portati da mano pietosi e ritornare su uno degli attori lì vicino. Nessun montaggio, ma siccome gli errori tecnici e anche i vuoti di memoria degli attori ci sono, ogni volta che si sbagliava si ricominciava tutto da capo.
  • [...] l'attore chiave delle quattro puntate è papà Eddie, impersonato da Stephen Graham, ruoli minori in una cinquantina di film (fra cui la saga di Pirati dei Caraibi) e di una trentina di serie tv (fra cui Peaky Blinders), e qui dopo lunga carriera alla sua prima vera esperienza da co-protagonista. È il suo volto con le rughe sulla fronte, gli occhi che si fanno piccoli nel dolore, le mani grosse da lavoratore su cui poggia gran parte della sceneggiatura. È il fiume in piena che scorrerebbe in chiunque di noi sia padre. L'incredulità, la fiducia nel figlio, lo smarrimento davanti alla mazzata della prova video, la resistenza così umana al fatto che quella che ha visto possa essere la realtà, il male davanti a te senza che tu l'abbia mai avvertito. E poi la resa all'evidenza, il cuore che si spacca. E poi però si allarga, abbraccia quel figlio comunque vada. Perché è così che il male si sconfigge: abbracciandolo. Che bella serie...

Note

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  1. Da Andria, Nizza e noi che non siamo più una civiltà, L'imbeccata.it, 17 luglio 2016.

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