Franco Tagliafierro

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Franco Tagliafierro (1941, vivente), scrittore italiano.

Il capocomico[modifica]

Incipit[modifica]

(Milano, 1801)

ALESSANDRO Vorrei rivolgervi una domanda, se permettete.
V. CUOCO Ditemi pure
ALESSANDRO Voi avete scritto che i giacobini napoletani furono soltanto rei d'opinione. Davvero non tentarono mai nulla di concreto prima del '99?
V. CUOCO I congiurati del '94, o piuttosto alcuni di essi, intendevano impadronirsi delle fortezze e suscitare un'insurrezione armata. Ma i prepararivi non andarono molto aldilà delle intenzioni.
ALESSANDRO E i tantissimi che furono incarcerati in seguito?
V. CUOCO Rei lo erano ancor meno. I più accesi tra loro, le congiure e le insurrezioni si limitarono a sognarle. Purtroppo avevano il vizio di raccontare i sogni agli amici. Gli altri ebbero il torto di amare il proprio paese fino a dolersi, sempre tra amici, di come il governo lo stesse mandando in rovina. Però in quegli anni ci fu anche un gruppo di giovani, sfuggito a ogni indagine poliziesca, che progettava attentati...


Gravissimo ed atrocissimo

Napoli, 18 ottobre 1794. Una giornata perfettamente in regola con la leggendaria mitezza degli autunni del Golfo. Quindi una giornata priva di qualsiasi intralcio atmosferico alle normali attività delle 437 000 anime addensate fra la ricorrente minaccia del Vesuvio (l'ultimo terremoto e l'ultima eruzione si erano avuti in giugno) e l'immancabile protezione di San Gennaro.
C'era un sole che attirava verso gli spazi aperti anche chi non viveva in quegli umidi seminterrati chiamati 'bassi', in base ai quali si definiva il quoziente di miseria dei quartieri popolari. C'era persino una brezza che vivificava la pelle e aiutava le bandiere di Castel Nuovo e delle altre fortezze ad esibire lo stemma dei Borbone su fondo bianco. Giornata dunque adattissima per attività fuori dell'ordinario come la partecipazione a uno spettacolo di piazza, o per avvenimenti di portata storica tipo una sollevazione di popolo.

Citazioni[modifica]

  • Nicola Losapio giaceva supino sul letto. Vicino al capezzale una candela accesa. Aldilà del letto, allineati contro la parete, cinque giovani con le facce afflitte, rigidi solenni. La più attonita delle facce rigata di lacrime. Erano i suoi colleghi di università. Subito accorsi perché erano anche i suoi vicini di casa. In quel palazzo i piani alti erano suddivisi in piccoli appartamenti per affittarli a studenti venuti dalle province. Nella stanza faceva caldo, ronzavano mosche. Davanti alla finestra aperta un medico, un grosso prete che si sventagliava con il cappello, il padrone di casa e il giudice di quartiere discutevano sottovoce.

[Franco Tagliafierro, Il capocomico, Sansoni Editore Firenze 1991.]

Bibliografia[modifica]

  • Franco Tagliafierro, Il capocomico, Sansoni Editore Firenze 1991.

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