Friedrich Glauser

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La tomba di Friedrich Glauser a Zurigo

Friedrich Glauser (1896 – 1938), scrittore svizzero.

  • Ma il corteo torna a radunarsi al centro del paese: davanti alla bottega dello speziale. E guidati dal maestro senza cappello, bambini e bambine entrano nel negozio. Perché oggi il comune paga a ognuno di loro una fetta di torta o un biscotto o un sacchettino di caramelle... per imprimere nella mente dei bambini l'idea che la pace è qualcosa di dolce... (da Morfina)

Gourrama[modifica]

Incipit[modifica]

- Solo due chilometri ancora – disse Kainz – Si vede già la torre del campo... Ecco! Guarda! Là dove brilla la luce c'è la stanza del vecchio...
Si resse alla staffa e ansimò, perché era vecchio.
– Non vuoi montare a cavallo adesso? – chiese Todd, tergendosi il sudore sulla barba rada. – Calma, calma! – Kainz scosse la testa rinsecchita e si passò il fazzoletto sotto il casco coloniale. Erano appena le nove, ma il sole scottava già. Il terzo reparto della 2° Compagnie montée del 3° Reggimento della Legione Straniera aveva prelevato da Atchana un distaccamento di venti uomini, giunti dall'Algeria come rinforzo. La truppa faceva ritorno a Gourrama, un piccolo campo nel sud del Marocco. La pianura era grigia, solcata da profondi fossati. Le sponde scendevano ripide, e sembrava che la calura e la siccità avessero spaccato la terra per lunghi tratti...

Explicit[modifica]

Lös sedette. Solo allora si accorse che l'indice sinistro era ancora infilato tra le pagine del libro. L'aprì: – E il nostro desiderio di vedere cambiare il tempo non è meno struggente del nostro desiderio di veder cambiare il cuore... – Quello era il senso. E prima lo aveva capito male.
E così il tempo nnon cambia, i cuori non cambiano. Cosa cambia? Il paesaggio. Gourrama, un piccolo campo che si fatica a trovare sulla carta geografica, e degli uomini – un uomo soprattutto, un amico, un compagno...
Lös si addormentò. Nessun poliziotto venne a disturbarlo. Era pomeriggio inoltrato quando si svegliò.
[Friedrich Glauser, Gourrama (Gourrama), traduzione di Gabriella de' Grandi, Sellerio, 1991]

Il grafico della febbre[modifica]

Incipit[modifica]

- Leggi qui! – disse Studer, e mise un telegramma sotto il naso del suo amico Madelin. Davanti al Palazzo di giustizia faceva buio, la Senna batteva gorgogliando contro i muri della banchina e il lampione più vicino era distante alcuni metri.
"Il giovane jakoboli saluta il vecchio jakob hedy", decifrò il commissario, quando giunse sotto la tremolante luce a gas. Sebbene Madelin avesse lavorato anni prima alla Sûreté di Strasburgo e il tedesco non gli fosse del tutto ignoto, faceva fatica a capire il senso della frase. Così domandò:
– Cosa significa Stüdere?
– Sono nonno – rispose Studer accigliato – Mia figlia ha avuto un bambino.

Explicit[modifica]

Studer era d'accordo. Finse di aver freddo, e chiese un cappotto al capitano. Ne ricevette uno verde reseda, di stoffa pesante, foderato di lino bianco; i risvolti del collo portavano il distintivo della Legione straniera: la granata rossa da cui si sprigionano le fiamme. Studer si infilò il cappotto con soddisfazione: una volta almeno prima di morire poteva indossare l'uniforme che tante volta aveva sognato a Berna, quando era stufo di tutto...
[Friedrich Glauser, Il grafico della febbre (Dir Fieberkurve), traduzione di Gabriella de' Grandi, Sellerio, 1985]

Il regno di Matto[modifica]

Incipit[modifica]

E così fu svegliato dallo squillo del telefono alle cinque del mattino, quando tutti dormono. Era il comandante della polizia cantonale, e lui si presentò come di dovere: sergente Studer. Era ancora a letto, naturalmente, gli spettavano almeno due ore di sonno. Ed ecco che gli venivano a raccontare una storia difficile da capire con la mente ancora addormentata. Per questo era costretto a interrompere di tanto in tanto il racconto del superiore con "come?" e "cosa?" – e alla fine si sentì dare del tonto, e che aprisse bene gli orecchi!... Niente di grave. Il comandante della polizia cantonale amava le espressioni forti, e alla fin fine, tonto... Dio ci scampi!... Era peggio non capire bene cosa dovesse fare. Entro una mezz'ora sarebbe passato a prenderlo un certo dottor Ernst Laduner, così gli era stato detto, che lo avrebbe accompagnato all'istituto psichiatrico di Randlingen, dove un paziente di nome Pieterlen – sì: P come Peter, I come Ida, E come Erich... – insomma, un certo paziente Pieterlen era scappato...

Citazioni[modifica]

  • Cosa non inventano gli uomini! Ci sono consulenti matrimoniali, psicologi con una posizione sicura, psicoterapisti, assistenti sociali; hanno costruito istituti per alcoolizzati, istituti di educazione, case di riposo... E tutto questo viene gestito con zelo da burocrati... Ma con zelo ancora maggiore e meno burocrazia si fabbricano bombe a gas, incrociatori corazzati, mitragliatrici... Per annientarsi a vicenda... Un problema scottante, quello del progresso. Si nutrono sentimenti umanitari, col pensiero recondito di togliersi reciprocamente di mezzo il più presto possibile... (p. 152)
  • – Dove cessa il regno di Matto, Studer? – chiese il medico sottovoce – alla staccionata dell'istituto di Randlingen? Una volta lei ha parlato del ragno che se ne sta annidato in mezzo alla sua ragnatela. I fili si allargano. Si allargano su tutta la terra... Matto lancia le sue palle e i suoi festoni... Lei penserà che sono uno psichiatra poetico... Non sarebbe grave... Noi non pretendiamo molto... portare un po' di ragione nel mondo... (p. 210)

[Friedrich Glauser, Il regno di Matto (Matto regiert), traduzione di Gabriella de' Grandi, Sellerio, 1988]

Incipit di alcune opere[modifica]

Krock & Co.[modifica]

Perché si era arreso? Perché aveva lasciato fare a moglie e figlia? Adesso eccolo lì, forse avrebbe dovuto assumersene la responsabilità, perché aveva agito di propria iniziativa e il corpo non era rimasto nel giardinetto dietro casa, là dove lo avevano trovato...
Il morto giaceva sul tavolo tirato a lucido nello scantinato dell'albergo 'Al cervo', e sul legno chiaro serpeggiava un sottile filo di sangue. Le gocce cadevano lentamente sull'impiantito di cemento – sembrava il ticchettio di una pendola stanca per gli anni.
Il morto: un giovane altissimo, magrissimo, vestito con una polo blu scuro, dalle cui maniche corte sbucavano le braccia lunghe e coperte di peli biondi, mentre le gambe calzavano pantaloni di flanella grigio chiaro.
[Friedrich Glauser, Krock & Co. (Krock & Co.), traduzione di Gabriella de' Grandi, Sellerio, 1987]

Il Cinese[modifica]

Studer spense il motore, scese dalla motocicletta e si meravigliò dell'improvviso silenzio che lo assediava da ogni parte. Dalla nebbia infeltrita, gialla e untuosa come lana sporca emersero dei muri, brillarono le tegole rosse di una casa. Poi un raggio di sole ruppe la foschia e colpì un'insegna rotonda: splendette come oro – no, non era oro, ma un altro metallo, molto più comune – sull'insegna erano disegnati due occhi, un naso e una bocca; dal contorno si irradiavano ciocche di capelli rigidi. Sotto l'insegna penzolava una scritta: "Locanda al Sole"; gradini di pietra consunta conducevano a una porta, sulla quale stava un omino decrepito che al sergente parve di conoscere. Ma sembrò che il vecchio non conoscesse Studer, perché si volse e sparì all'interno della casa. Un colpo d'aria mosse ancora la nebbia – casa, porta e insegna sparirono.
[Friedrich Glauser, Il Cinese (Der Chinese), traduzione di Gabriella de' Grandi, Sellerio, 1988]

I primi casi del sergente Studer[modifica]

Dalla stazione alla stretta diramazione per Walkringen la strada era ancora asfaltata, non c'era male, e il commissario di polizia Studer non imprecava troppo, sebbene piovesse a dirotto e soffiasse un vento d'autunno alquanto molesto. A parte il vento, l'unica cosa che faceva pensare il commissario era il Rösti che sua moglie gli aveva servito la mattina. perché al Rösti per colazione il commissario Studer ci teneva, suo padre, un contadino dell'Emmental, lo mangiava a colazione, suo nonno anche; perché lui avrebbe dovuto fare un'eccezione? Ma che stesse invecchiando era un dato di fatto, la digestione non funzionava più come prima, il Rösti gli faceva venire il bruciore di stomaco. Studer ne diede la colpa allo strutto cattivo che sua moglie aveva usato per risparmiare. Quello strutto era un intruglio moderno. Pestò le pozzanghere con le suole pesanti, si strinse all'impermeabile di gomma. Con quel tempaccio non si riusciva neanche a fumare.
[Friedrich Glauser, I primi casi del sergente Studer (Wachmeister Studers erste Falle), traduzione di Gabriella de' Grandi, Sellerio, 1989]

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