Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Giorgio Vasari.

Le vite de' più eccellenti pittori, scultori, e architetti è una serie di biografie di artisti, scritta nel XVI secolo dal pittore e architetto fiorentino Giorgio Vasari. Il titolo viene spesso abbreviato in Le Vite.

Incipit di alcune biografie[modifica]

Cimabue[modifica]

Edizione 1550[modifica]

Erano per l'infinito diluvio dei mali, che avevano cacciato al di sotto et affogata la misera Italia, non solamente rovinate quelle che chiamar si potevano fabriche, ma, quel che importava assai piú, spentone affatto tutto 'l numero degli artefici, quando (come Dio volse) nacque nella città di Fiorenza l'anno MCCXL, per dare i primi lumi all'arte della pittura, Giovanni cognominato Cimabue, della famiglia de' Cimabuoi in quel tempo nobile.

Edizione 1568[modifica]

Erano per l'infinito diluvio de' mali che avevano cacciato al disotto et affogata la misera Italia, non solamente rovinate quelle che veramente fabriche chiamar si potevano, ma, quello che importava più, spento affatto tutto il numero degl'artefici; quando, come Dio volle, nacque nella città di Fiorenza, l'anno MCCXL, per dar e' primi lumi all'arte della pittura, Giovanni cognominato Cimabue, della nobil famiglia in que' tempi d'i Cimabui.

Arnolfo di Lapo[modifica]

Edizione 1568[modifica]

Essendosi ragionato nel Proemio delle Vite d'alcune fabriche di maniera vecchia non antica, e taciuto, per non sapergli, i nomi degli architetti che le fecero fare, farò menzione nel proemio di questa vita d'Arnolfo d'alcuni altri edifizii fatti ne' tempi suoi o poco innanzi, de' quali non si sa similmente chi furono i maestri, e poi di quelli che furono fatti nei medesimi tempi, de' quali si sa chi furono gli architettori, o per riconoscersi benissimo la maniera d'essi edifizii, o per averne notizia avuto mediante gli scritti e memorie lasciate da loro nelle opere fatte.

Nicola e Giovanni Pisani[modifica]

Edizione 1568[modifica]

Avendo noi ragionato del disegno e della pittura nella vita di Cimabue, e dell'architettura in quella d'Arnolfo Lapi, si tratterà in questa di Nicola e Giovanni Pisani della scultura, e delle fabriche ancora, che essi fecero di grandissima importanza; perché certo non solo come grandi e magnifiche, ma ancora come assai bene intese meritano l'opere di scoltura et architettura di costoro d'esser celebrate, avendo essi in gran parte levata via nel lavorare i marmi e nel fabricar quella vecchia maniera greca goffa e sproporzionata, et avendo avuto ancora migliore invenzione nelle storie, e dato alle figure migliore attitudine.

Andrea Tafi[modifica]

Edizione 1550[modifica]

Avendo cominciato Cimabue a dare all'arte della pittura disegno e forma migliore, fu di non poca maraviglia a quegli che l'arte per pratica, piú che per istudio o per scienza, esercitavano, non usandosi in que' tempi mettere in opera altro, che il modo vecchio della maniera goffa greca, e non la profondità de l'arte della pittura, poco nota ad Andrea Taffi fiorentino, eccellente maestro nel musaico di que' tempi, et in quella professione tenuto divino da que' popoli inetti, non pensando eglino che in tale arte meglio operare si potesse.

Edizione 1568[modifica]

Sì come recarono non piccola maraviglia le cose di Cimabue, avendo egli dato all'arte della pittura migliore disegno e forma, agl'uomini di que' tempi, avezzi a non veder se non cose fatte alla maniera greca, così l'opere di musaico d'Andrea Tafi, che fu nei medesimi tempi, furono ammirate, et egli perciò tenuto eccellente anzi divino, non pensando que' popoli, non usi a veder altro, che in cotale arte meglio operar si potesse.

Gaddo Gaddi[modifica]

Edizione 1550[modifica]

Dimostrò Gaddo, pittor fiorentino, in questo medesimo tempo, piú disegno nelle opere sue lavorate alla greca, e con grandissima diligenza condotte, che non fece Andrea Taffi e gli altri pittori inanzi a esso, nascendo questo da la amicizia e da la pratica dimesticamente tenuta con Cima|bue; perché, o per la conformità de' sangui o per la bontà degli animi ritrovandosi tra loro congiunti d'una stretta benivolenzia, nella frequente conversazione che avevano insieme e nel discorrere bene spesso amorevolmente sopra le difficultà della arte, nascevano loro nell'animo concetti bellissimi e grandi.

Edizione 1568[modifica]

Dimostrò Gaddo pittore fiorentino in questo medesimo tempo più disegno nell'opere sue lavorate alla greca e con grandissima diligenza condotte, che non fece Andrea Tafi e gl'altri pittori che furono inanzi a lui; e nacque forse questo dall'amicizia e dalla pratica che dimesticamente tenne con Cimabue; perché, o per la conformità de' sangui o per la bontà degl'animi, ritrovandosi tra loro congiunti d'una stretta benivolenza, nella frequente conversazione che avevano insieme e nel discorrere bene spesso amorevolmente sopra le difficultà dell'arti, nascevano ne' loro animi concetti bellissimi e grandi.

Margaritone[modifica]

Edizione 1550[modifica]

Entrò molto grande spavento ne' vecchi maestri pittori, per le gran lode che gli uomini sentivano di Cimabue e di Giotto suo discepolo, che già per l'altrui terre ancora s'udiva la grandezza, e 'l maraviglioso grido del vago operar loro nella pittura. Perché, sentendo i maestri pittori l'arte essere accompagnata dallo studio di questi artefici, quegli che il supremo grado tenevano e già da' popoli erano adorati, venivano perdendo della fama e del principato loro, tanti anni già posseduto.

Edizione 1568[modifica]

Fra gl'altri vecchi pittori, ne' quali misero molto spavento le lodi che dagl'uomini meritamente si davano a Cimabue ed a Giotto suo discepolo, de' quali il buono operare nella pittura faceva chiaro il grido per tutta Italia, fu un Margaritone aretino pittore, il quale con gl'altri, che in quell'infelice secolo tenevano il supremo grado nella pittura, conobbe che l'opere di coloro oscuravano poco meno che del tutto la fama sua.

Giotto[modifica]

Edizione 1550[modifica]

Quello obligo istesso che hanno gli artefici pittori alla natura, la quale continuamente per essempio serve a quegli che, cavando il buono da le parti di lei piú mirabili e belle, di contrafarla sempre s'ingegnano, il medesimo si deve avere a Giotto. Perché, essendo stati sotterrati tanti anni dalle ruine delle guerre i modi delle buone pitture et i dintorni di quelle, egli solo, ancora che nato fra artefici inetti, con celeste dono, quella ch'era per mala via, resuscitò, e redusse ad una forma da chiamar buona.

Edizione 1568[modifica]

Quell'obligo stesso che hanno gl'artefici pittori alla natura, la qual serve continuamente per essempio a coloro, che cavando il buono dalle parti di lei migliori e più belle, di contrafarla et imitarla s'ingegnano sempre, avere per mio credere si deve a Giotto pittore fiorentino; perciò che essendo stati sotterrati tanti anni dalle rovine delle guerre i modi delle buone pitture e i dintorni di quelle, egli solo, ancora che nato fra artefici inetti, per dono di Dio, quella che era per mala via risuscitò, et a tale forma ridusse, che si potette chiamar buona.

Agostino e Agnolo[modifica]

Edizione 1568[modifica]

Fra gl'altri che nella scuola di Giovanni e Nicola scultori pisani si esercitarono, Agostino et Agnolo scultori sanesi, de' quali al presente scriviamo la vita, riuscirono secondo que' tempi eccellentissimi. Questi, secondo che io trovo, nacquero di padre e madre sanesi, e gli antenati loro furono architetti: conciò sia che l'anno 1190 sotto il reggimento de' tre Consoli, fusse da loro condotta a perfezzione Fontebranda, e poi l'anno seguente, sotto il medesimo consolato, la Dogana di quella città et altre fabriche.

Stefano e Ugolino[modifica]

Edizione 1550[modifica]

Era tanta la fama della nuova pittura, e tanto erano onorati gli artefici di quella per le maraviglie che Giotto faceva, a paragone di quelli che inanzi a lui in muri et in tavole avevano operato, che molti giovani, pronti e volonterosi, si mettevano ad imparar tale arte, scioperandosi da tutto il resto de gli essercizii; e sentendo il bene che del continuo ne traevano, volentieri vi perseveravano. Fra i quali fu Stefano pittor fiorentino, il quale con l'opere sue di gran lunga passò coloro che prima di lui s'erano affaticati nell'arte, mostrando il valor suo essere di tanta intelligenzia in tale esercizio, quanto di minore gli inanzi a lui erano stati.

Edizione 1568[modifica]

Fu in modo eccellente Stefano, pittore fiorentino e discepolo di Giotto, che non pure superò tutti gl'altri che inanzi a lui si erano affaticati nell'arte, ma avanzò di tanto il suo maestro stesso che fu, e meritamente, tenuto il miglior di quanti pittori erano stati infino a quel tempo, come chiaramente dimostrano l'opere sue.

Pietro Laurati[modifica]

Edizione 1550[modifica]

Grandissimo contento pruova certamente un pittore, o qual si voglia altro raro ingegno, essendo chiamato fuori della patria sua per onorar l'altrui; e se per adventura quella truova piú nobile di costumi e d'ingegni e di facultà, incontinente tutto si riempie di gioia in vedersi premiare, accarezzare e largamente onorare. Perché può veramente | costui felicissimo riputarsi, considerando molti nella propria patria, per eccellenti che siano, esser poco stimati e quasi da ciascuno vilmente il piú delle volte negletti, senza ricevere premio o vedere alcun segno d'onore; e per lor mala disgrazia, umili e senza nome alcuno abietti giacersi, ricevendo tutto il contrario d'ogni loro merito. Ancora che ciò non avvenisse in maniera alcuna a Pietro Laurati pittor sanese, il quale mentre che visse, opere lodevoli facendo, primieramente ornò et onorò Siena sua patria, indi molte altre città di Toscana. E prima alla Scala, spedale di Siena, dipinse in fresco due storie, imitando la maniera di Giotto, già per tutta Toscana da infiniti maestri divulgata, come di quel millesimo oggi ancora assai numero in diversi luoghi si vede. Dimostrò nel suo lavorare in queste due storie una pratica grande e maestrevolmente risoluta, molto piú che Cimabue e Giotto e gli altri stati sino a quel tempo. Vedesi in dette figure, quando la Vergine Maria saglie i gradi del tempio accompagnata da Giovacchino e da Anna, e ricevuta dal sacerdote, e nell'altra lo sposalizio di essa, con ornamenti assai e le figure ben panneggiate, ne' suoi abiti semplicemente avvolte.

Edizione 1568[modifica]

Pietro Laurati, eccellente pittor sanese, provò, vivendo, quanto gran contento sia quello dei veramente virtuosi, che sentono l'opere loro essere nella patria e fuori in pregio, e che si veggiono essere da tutti gli uomini disiderati; perciò che nel corso della vita sua fu per tutta Toscana chiamato e carezzato, avendolo fatto conoscere primieramente le storie che dipinse a fresco nella Scala, spedale di Siena, nelle quali imitò di sorte la maniera di Giotto divolgata per tutta Toscana, che si credette a gran ragione che dovesse, come poi avvenne, divenire miglior maestro che Cimabue e Giotto e gli altri stati non erano: perciò che le figure che rappresentano la Vergine quando ella saglie i gradi del tempio, accompagnata da Giovacchino e da Anna e ricevuta dal sacerdote, e poi lo sponsalizio, sono con bell'ornamento così ben panneggiate e ne' loro abiti semplicemente avvolte, ch'elle dimostrano nell'arie delle teste maestà, e nella disposizione delle figure bellissima maniera.

Andrea Pisano[modifica]

Edizione 1550[modifica]

Non fiorí mai per tempo nessuno l'arte della pittura, che gli scultori non facessino il loro esercizio con eccellenza. E di ciò ne sono testimonii molte cose a chi ben riguarda le opere di tutte le età sí come ci dimostra al presente nella sua Andrea Pisano. Il quale, esercitando la scultura nel tempo di Giotto, fece tanto miglioramento in tale arte che, e per pratica e per istudio, fu stimato in quella professione il maggior uomo che avessino avuto insino a' tempi suoi i Toscani.

Edizione 1568[modifica]

Non fiorì mai, per tempo nessuno, l'arte della pittura, che gli scultori non facessino il loro esercizio con eccellenza: e di ciò ne sono testimonii, a chi ben riguarda, l'opere di tutte l'età; perché veramente queste due arti sono sorelle, nate in un medesimo tempo e nutrite e governate da una medesima anima.

Buonamico Buffalmacco[modifica]

Edizione 1550[modifica]

Non fece mai la natura un burlevole e con qualche grazia garbato, ch'ancora non fosse a caso e da straccurataggine accompagnato nel viver suo. E nientedimeno si truovano alle volte costoro sí diligenti, per la dolcezza dell'amicizia, nelle comodità di coloro che amano, che per fare i fatti loro il piú delle volte dimenticano se medesimi. Onde, se costoro usassero la astuzia ch'è lor data dal cielo, si leverebbono dattorno quella necessità, che nasce nelle vecchiezze loro e negli infortuni ove si veggono incorrere il piú delle volte, e serbandosi il capitale di qualcosa delle fatica della giovanezza, diventerebbe loro comodità utilissima e necessaria, in quel tempo proprio ove sono tutte le miserie e tutte le incomodità. E certamente chi ciò fa, s'assicura benissimo per la vecchiaia e vive con minor sospetto e con maggior contentezza. Questo non seppe fare Buonamico detto Buffalmacco, pittor fiorentino, celebrato dalla lingua di m<esser> Giovanni Boccaccio nel suo Decamerone.

Edizione 1568[modifica]

Buonamico di Cristofano detto Buffalmacco pittore fiorentino, il qual fu discepolo d'Andrea Tafi, e come uomo burlevole celebrato da messer Giovanni Boccaccio nel suo Decamerone, fu come si sa carissimo compagno di Bruno e di Calandrino pittori ancor essi faceti e piacevoli, e, come si può vedere nell'opere sue sparse per tutta Toscana, di assai buon giudizio nell'arte sua del dipignere.

Ambruogio Lorenzetti[modifica]

Edizione 1550[modifica]

Grandissima senza dubbio è l'obligazione che doverebbono aver del continuo alla natura et al cielo gli artefici di bellissimo ingegno, ma molto piú grande doverebbe esser la nostra verso loro, veggendo ch'eglino con tanta sollecitudine riempiono tutte le città di proporzionatissime fabriche e di vaghissimi componimenti, e s'arrecano il piú delle volte grandissima fama e grandissime ricchezze nelle case loro, non togliendosi punto dall'arte; la qual cosa veramente mise in esecuzione Ambruogio Lorenzetti, pittor sanese, il quale fu inventore molto considerato nel comporre e situare in istoria le sue figure.

Edizione 1568[modifica]

Se è grande, come è senza dubbio, l'obbligo che aver deono alla natura gl'artefici di bello ingegno, molto maggior doverebbe essere il nostro verso loro, veggendo ch'eglino con molta solecitudine riempiono le città d'onorate fabriche e d'utili e vaghi componimenti di storie, arrecando a se medesimi il più delle volte fama e ricchezze con l'opere loro, come fece Ambruogio Lorenzetti pittor sanese, il quale ebbe bella e molta invenzione nel comporre consideratamente e situare in istoria le sue figure.

Pietro Cavallini[modifica]

Edizione 1550[modifica]

Era già stata Roma anni piú di seicento non solamente priva de le buone lettere e de la buona gloria dell'armi, ma eziandio di tutte le scienze e di tutte le virtú e d'ogni buono artefice; pure quando Dio volse le diede uno che l'ornò grandemente. Costui fu dipintore e chiamossi Pietro Cavallini Romano, perfettissimo maestro di musaico, la quale arte insieme con la pittura apprese da Giotto nel lavorare che aveva fatto con esso lui nella nave del musaico di San Pietro, e fu il primo, che dopo lui illuminasse questa arte.

Edizione 1568[modifica]

Essendo già stata Roma molti secoli priva non solamente delle buone lettere e della gloria dell'armi, ma eziandio di tutte le scienze e bone arti, come Dio volle, nacque in essa Pietro Cavallini in que' tempi che Giotto, avendo si può dire tornato in vita la pittura, teneva fra i pittori in Italia il principato.

Simone Sanese[modifica]

Edizione 1550[modifica]

Felicissimi si possono dir gli artefici che, oltra l'eccellenza dell'arte loro, sono il piú delle volte accompagnati dalla natura di gentilezza e di bonissimi costumi. Ma piú felici ancora si possono chiamare quando, nascendo al tempo di qualche dotto o raro poeta, gli diventano amici, perché, oltra il dolce e virtuoso trattenimento della pratica loro, nel fargli un picciol ritratto od altra qualsivoglia cosa dell'arte, spesso poi ne ritraggono scritti del loro purgato et eterno inchiostro, in lode delle eccellenti pitture loro, le quali divengono eterne dove erano prima mortali. Laonde, fin che durano gli scritti loro, essi medesimamente in venerazione et in pregio si conservano. Perché le pitture, che sono in superficie et in campo di colore, non possono avere quella eternità che danno i getti di bronzo e le cose di marmo allo scultore.

Edizione 1568[modifica]

Felici veramente si possono dire quegl'uomini che sono dalla natura inclinati a quell'arti che possono recar loro non pure onore et utile grandissimo, ma, che è più, fama e nome quasi perpetuo; più felici poi sono coloro che si portano dalle fasce, oltre a cotale inclinazione, gentilezza e costumi cittadineschi, che gli rendono a tutti gl'uomini gratissimi; ma più felici di tutti finalmente (parlando degl'artefici) sono quelli che oltre all'avere da natura inclinazione al buono, e dalla medesima e dalla educazione costumi nobili, vivono al tempo di qualche famoso scrittore, da cui per un piccolo ritratto o altra così fatta cortesia delle cose dell'arte, si riporta premio alcuna volta, mediante gli loro scritti, d'eterno onore e nome; la qual cosa si deve, fra coloro che attendono alle cose del disegno, particolarmente desiderare e cercare dagl'eccellenti pittori, poiché l'opere loro, essendo in superficie et in campo di colore, non possono avere quell'eternità che dànno i getti di bronzo e le cose di marmo allo scultore o le fabriche agl'architetti.

Taddeo Gaddi[modifica]

Edizione 1550[modifica]

Egli è veramente una utile e bella cosa, quando si vede in qualche paese premiata una virtú largamente, et onorato colui che l'ha, perché infiniti ingegni, che talvolta si dormirebbono, eccitati da questo invito, si sforzano con ogni industria non solamente di apprendere quella, ma di venirvi dentro eccellenti, per sollevarsi a qualche buon grado o di onore o di facultà. E per la gloria e per l'utile si dispongono certo talmente che e' non si curano di que' disagi e di quelle fatiche che si patiscono nello operare, anzi esercitandosi del continuo onorano le patrie loro e le altrui in una maniera che bene spesso arricchiscono i loro descendenti e danno principio alla nobiltà delle loro famiglie, nella medesima guisa che fece Taddeo di Gaddo Gaddi pittore fiorentino.

Edizione 1568[modifica]

È bella e veramente utile e lodevole opera premiare in ogni luogo largamente la virtù et onorare colui che l'ha, perché infiniti ingegni, che talvolta dormirebbono, eccitati da questo invito, si sforzano con ogni industria di non solamente apprendere quella, ma divenirvi dentro eccellenti, per solevarsi e venire a grado utile et onorevole, onde ne segua onore alla patria loro, et a se stessi gloria e ricchezze, e nobiltà a' discendenti loro, che da cotali principii sollevati, bene spesso divengono e ricchissimi e nobilissimi, nella guisa che per opera di Taddeo Gaddi pittor fecero i descendenti suoi.

Bibliografia[modifica]

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