Ambrogio Lorenzetti

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Ambrogio Lorenzetti, Maestà di Massa Marittima (1335 circa)

Ambrogio Lorenzetti (1290 circa – 1348), pittore italiano.

Citazioni su Ambrogio Lorenzetti[modifica]

  • Ambrogio Lorenzetti, pittore del decimoquarto secolo, fu lume bellissimo della Scuola Senese, ed uno dei primi che di alti e nobili concetti informasse le rappresentazioni dell'arte: di modo che egli in questo non solo paragoni, ma passi facilmente gli artefici dei suoi tempi. Ed è danno gravissimo che le opere dove più risplendevano queste sue qualità siano in gran parte guaste, o in tutto perdute. Onde noi, più dal racconto che ne lasciarono i passati scrittori, che dalla vista e dalla considerazione loro, possiamo farci ragione del grandissimo pregio di quelle. (Gaetano Milanesi)
  • Grandissima senza dubbio è l'obligazione che doverebbono aver del continuo alla natura et al cielo gli artefici di bellissimo ingegno, ma molto più grande doverebbe esser la nostra verso loro, veggendo ch'eglino con tanta sollecitudine riempiono tutte le città di proporzionatissime fabriche e di vaghissimi componimenti, e s'arrecano il più delle volte grandissima fama e grandissime ricchezze nelle case loro, non togliendosi punto dall'arte; la qual cosa veramente mise in esecuzione Ambruogio Lorenzetti, pittor sanese, il quale fu inventore molto considerato nel comporre e situare in istoria le sue figure. (Giorgio Vasari, Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti)
  • Più che da Giotto e dai Fiorentini, come si è ritenuto sin qui, Ambrogio attinse da Simone Martini e dal fratello [Pietro], come può vedersi nella Madonna del latte in San Francesco di Siena, dove i contorni del volto di Maria sono crudi, scarsi e manchevoli nello scorcio, le mani hanno dita staccate e aperte, il drappo involgente il Bambino prende curve gotiche. Era naturale che Ambrogio e Pietro, fratelli e talvolta cooperanti, influissero l'uno sull'altro, e che il più giovane [Ambrogio] prendesse qualche abitudine dal fratello maggiore saputo ed esperto.
  • [Commentando il ciclo degli affreschi dell'Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo nel Palazzo Pubblico di Siena] Prima che l'umanesimo richiamasse in onore le divinità pagane rimaste per tutto il medioevo nell'immaginazione popolare, rideste ai primi tepori della civiltà nuova, Ambrogio Lorenzetti rende loro lo scettro sugli uomini.
    L'Estate ha il tipo pieno, rubicondo, proprio di Ambrogio, il quale qui fu meno scarso del solito nel segnare i tre quarti del volto della figura, e rapido nel tratto, sciolto, freschissimo. L'Autunno pare un'incisione a due tinte per le bianche lumeggiature sulle carni abbronzate, ora a tratti veloci e ora a masse sulle parti prominenti e più esposte alla luce. C'è modernità in quegli schizzi a colpi, saldezza d'arte progredita, libertà di maestro. Ambrogio Lorenzetti è più nuovo che non nelle opere finite in quegli abbozzi decorativi dove si lascia sorprendere senza la dottorale zimarra che sembra indossare di solito. (Adolfo Venturi)

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