Gaston Viaud

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Gaston Viaud (1899 – 1961), psicologo francese.

L'intelligenza[modifica]

Incipit[modifica]

Atti istintivi e atti intelligenti
In filosofia, è atteggiamento tradizionale opporre "istinto" e "intelligenza". Tale opposizione è stata certamente molto esagerata e soprattutto assai spesso mal compresa; è utile tuttavia servirsene come punto di partenza per cercare di distinguere i caratteri obbiettivi più generali degli atti d'intelligenza. Una rapida rassegna dei tipi principali di comportamento, con l'aiuto dei risultati della psicologia zoologica (o psicologia comparata dell'uomo e degli animali), i cui progressi sono stati, da circa un quarto di secolo, particolarmente notevoli, ci fornirà gli elementi di queste distinzioni e ci permetterà di situare gli atti intelligenti nell'insieme degli atti degli esseri viventi. (Introduzione. Caratteri generali degli atti intelligenti)

Citazioni[modifica]

  • Per moltissimo tempo, i filosofi e gli psicologi non hanno conosciuto altra forma d'intelligenza che l'intelligenza concettuale e logica dell'uomo, che si esercita grazie al linguaggio. [...] Al di fuori di questa forma d'intelligenza, secondo i filosofi e gli psicologi di un tempo, non ci sarebbe stata altra attività mentale che l'attività istintiva. "Le bestie non pensano perché non parlano," diceva Cartesio, mostrando d'altronde così nettissimamente il legame fra pensiero concettuale e linguaggio. Pascal, dal canto suo, scriveva: "Istinto e Ragione, segni di due nature," lasciando intendere che se solo l'uomo è dotato della ragione, l'animale potrà agire soltanto con la guida degli istinti. (Introduzione: Caratteri generali degli atti intelligenti, Le forme dell'intelligenza, p. 16)
  • L'intelligenza pratica dell'uomo si caratterizza essenzialmente, come ha mostrato Bergson, attraverso l'utensile. [...]
    Che cos'è un utensile? Un utensile è uno strumento, ma non tutti gli strumenti sono utensili. Gli strumenti in generale sono "intermediari" fra il soggetto che agisce e l'oggetto sul quale si agisce. Abbiamo visto che le scimmie superiori conoscono e utilizzano strumenti molto semplici; bastoni, casse, ecc., che trovano intorno a loro e che non trasformano. [...]
    Un utensile umano è qualcosa di più di uno strumento semplice, del tipo di quelli di cui si servono le scimmie: è un oggetto lavorato, trasformato, in modo da poter essere utilizzato comodamente ed efficacemente per compiere un certo genere di azione. (Parte prima: L'intelligenza pratica, III. L'intelligenza artigianale dell'uomo, p. 50-51)
  • Come regola generale, per utilizzare convenientemente un utensile bisogna "capirlo", cioè afferrare le relazioni delle sue proprietà, dei particolari della sua forma, ecc. con le azioni che si possono realizzare a suo mezzo. Ciò è quasi come dire che bisogna saperlo costruire; o almeno che bisogna conoscere i principi della sua costruzione. I buoni operai di un tempo si costruivano da sé i propri utensili. (Parte prima: L'intelligenza pratica, III. L'intelligenza artigianale dell'uomo, p. 59)
  • [...] mentre l'animale scopre la soluzione solo esaminando attentamente la situazione, per così dire immedesimandosi con essa, l'uomo si distacca momentaneamente da questa situazione e scopre la soluzione ragionando. E il suo ragionamento gli fa scoprire soluzioni possibili, al di fuori della presenza degli oggetti necessari per realizzarle. Il ragionamento è dunque un atto intellettuale che ha una portata e un'efficacia assai più importanti delle operazioni intuitive dell'intelligenza pratica, le quali dipendono strettamente dalla percezione di oggetti presenti. (Parte seconda: L'intelligenza logica e razionale, I. Il pensiero concettuale, p. 68)
  • Il pensiero razionale può essere individuato da due elementi principali, che si oppongono a quelli delle mentalità prelogiche, o prerazionali: il rigore logico e la permeabilità all'esperienza. (Parte seconda: L'intelligenza logica e razionale, II. Il pensiero logico e razionale. La legge dello "sfasamento" dell'azione e del pensiero, p. 90)
  • Le due linee divisorie più nette che appaiono nell'evoluzione dell'intelligenza sono: quella che separa l'intelligenza animale dalle reazioni puramente istintive, e quella che separa il pensiero concettuale dall'intelligenza pratica. I due limiti sembrano all'incirca d'uguale importanza: in corrispondenza col primo comincia l'intelligenza; col secondo, le forme superiori del pensiero. Se si vuol mettere in evidenza una demarcazione netta fra l'animalità e l'umanità, secondo noi bisogna porla in coincidenza con l'apparizione del pensiero concettuale e della funzione verbale. (Conclusione, p. 109)

Bibliografia[modifica]

  • Gaston Viaud, L'intelligenza (L'intelligence, son évolution et ses formes), traduzione dal francese di Giulio Belforte, Feltrinelli, Milano, 1963.

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