Gemma Giovannini

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Gemma Giovannini (1851 – 1909), scrittrice e pedagogista italiana.

Le donne di Casa Savoia[modifica]

Incipit[modifica]

La storia della Casa di Savoia è scritta a caratteri d'oro nelle memorie italiane e nelle evoluzioni che hanno portato la patria nostra alla unità, alla indipendenza, alla libertà. Dei rampolli maschi di questa antichissima stirpe italica, molti han narrato la lealtà, la magnanimità, il valore; la storia d'Italia, fin dai tempi remoti, ha pagine splendide fregiate del loro nome; ma delle donne, figlie e sorelle di quegli eroi, o ad essi madri e spose, poco o nulla ci è noto. E ciò, mentre dimostra che esse, mai, o quasi, sono uscite dalla femminilità (il che è il loro vanto principale), ci spinge d'altra parte a voler investigare e ricercare quali e più, fra esse, con le loro femminili virtù, il loro cuore, il loro senno, i loro talenti, hanno emerso nel mondo, o hanno contribuito a formare, a plasmare quei guerrieri, quegli eroi, che oggi sono come il patrimonio e l'orgoglio della vecchia Casa.

Citazioni[modifica]

  • Adelaide di Susa, alla considerazione che le davano il potere e la ricchezza, aggiungeva un'attitudine grande per governare, e il marito[1] lasciò volentieri, ancora vivente, ogni autorità in mano di una Principessa sì degna di tutta la considerazione, e alla quale doveva una sì bella successione[2]; sicché la Reggenza non la trovò niente affatto digiuna delle cose di Stato. (cap. II, p. 8)
  • Donna di sensi magnanimi e virili, degna nipote di Arduino[3], da cui direttamente discendeva, [Adelaide di Susa] aveva passato, dicesi, gran parte dell'adolescenza fra le armi, viste da vicino la guerra e le stragi, cinte essa pure armi e corazza, ed erasi sentita rinforzare gli spiriti alla speranza e all'ardire, e trasportare del tutto alle imprese e alle vittorie militari. (cap. II, p. 8)
  • [Bona di Savoia] Intanto faceva pratiche, e scriveva lettere e lettere, per ottenere da Carlo VIII la rivendicazione della sua pensione di 5000 lire tornesi, assegnatale da Luigi XI sul Ducato di Milano.
    Viva immagine delle umane vicende, la infelice Bona, che a Firenze e a Milano aveva sfoggiato la più possibile magnificenza, che era madre di una Imperatrice, e che si vedeva ridotta a ricorrere a domande e sollecitazioni, per tirare innanzi la vita!
    Essa morì poi in Fossano, dimenticata da tutti, nella seconda metà del Novembre 1503, in età di cinquantatré anni. La morte la colse, ignorata dai più anche fra i suoi contemporanei, e nella massima miseria, tanto che due sole faci furono accese intorno al suo cadavere, e due del pari furono impiegate pel suo accompagnamento funebre, e non trovandosi drappo da cuoprire il feretro, doverono farlo venire da Carignano!
    Sic transit gloria mundi! (cap. XI, pp. 88-89)
  • [Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena] Di una gentilezza d'animo squisita, il suo trionfo fu la carità e l'amor della famiglia e dei figli, che tutti allattava da sé; e in quanto agli infelici che a lei ricorrevano, essa non era soltanto caritatevole, ma la carità in persona, e tutte le sere dicesi che scrivesse sopra un taccuino nomi, cognomi e particolari di quelli che le erano raccomandati, non solo per soccorrerli subito, ma per potersi informare di loro e provvederli per l'avvenire. Vi è una distinzione fra carità ed elemosina, e Maria Adelaide possedeva ed esercitava a seconda entrambe queste virtù, spingendole fino al proprio sacrifizio. (cap. XXXII, p. 406)
  • Quantunque giovane assai, ed amante del vestir bene, [Maria Adelaide] si privava spesso della soddisfazione che reca un vestito nuovo, un gioiello, per darne il prezzo ai poveri; e più d'una volta, vedendo crescere i bisogni di tante disgraziate famiglie, pregò il suocero[4], che soleva regalarle per Capodanno qualche elegante monile del valore di 6,000 lire, a volergliene invece far dare il prezzo , per poterlo distribuire fra gli infelici, che non era riuscita a beneficiare durante l'anno. (cap. XXXII, p. 407)
  • Maria Adelaide aveva una meravigliosa facilità per ogni cosa da apprendere; non vi era arte femminile che non conoscesse, ma la sua modestia era sì straordinaria, che con lei si andava sempre di scoperta in scoperta. Anche di storia, lingua, studi in generale, aveva larga conoscenza; ma si piaceva specialmente a ricamare, a curare il corpo e l'anima e coltivare lo spirito dei suoi figli, passando presso di loro le ore di libertà di cui poteva godere durante i suoi quieti soggiorni di Moncalieri e Stupinigi, dove a quell'epoca la famiglia stava quasi abitualmente. (cap. XXXII, pp. 408-409)

Bibliografia[modifica]

Note[modifica]

  1. Oddone di Savoia (1023 – 1057), conte di Savoia e conte d'Aosta, secondogenito di Umberto I Biancamano.
  2. La Marca di Torino, detta anche Marca di Susa o Marca Arduinica.
  3. Arduino III, detto Arduino Glabrione o Arduino il Glabro (930 – 976), primo signore della Marca di Torino.
  4. Carlo Alberto di Savoia, padre di Vittorio Emanuele II.

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