Gene Wolfe

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Gene Wolfe

Gene Wolfe (1931 – vivente), scrittore statunitense.

Una capanna sulla costa[modifica]

Incipit[modifica]

Avrebbe potuto essere il disegno di una nave fatto da un bambino. Lui batté le palpebre, e le batté di nuovo. C'erano alberi e vele, certo. In fumaiolo, forse un altro. Ammesso che la nave fosse davvero là. Tornò al cottage di suo padre sulla spiaggia, salì i cinque scalini di legno, si pulì i piedi sullo stuoino di cocco.

Explicit[modifica]

— Big Tim — disse. — Sei venuto, allora. Tim ed io speravamo che venissi.
Quando lui non rispose, Lissy aggiunse: — Tim è andato a fare una nuotata, penso. Dovrebbe arrivare tra poco.
E vedendo che lui continuava a tacere: — Noi... Tim e io... abbiamo intenzione di sposarci.

[Gene Wolfe, Una capanna sulla costa (A Cabin on the Coast, 1981), traduzione di Piero Anselmi, Urania SF 38 supplemento al n. 1541, Mondadori]

Gli scudi di Marte[modifica]

Incipit[modifica]

Una volta avevano duellato sotto il rosseggiante cielo marziano per la mano di una principessa... duellato con spade che, non molto tempo prima, erano stati i manici di plastica di un rastrello e di un badile.
Jeff Shonto aveva piantato l'ultimo chiodo nella prima asse di verolegno quando si rese conto che Zaa stata a osservarlo su sei zampe, affondando fino alle caviglie nella polvere rossa.

Explicit[modifica]

Nessuno dei due lo fece, ovviamente. Ma un micro-cottero li inquadrò mentre riprendeva filmati per uno speciale intitolato Gli spettri di Marte. E fra le decine di miliardi di persone che sulla Terra guardarono per pochi secondi quel duello, ci furono donne che s'accorsero dei loro scudi, e capirono.

[Gene Wolfe, Gli scudi di Marte (Shields of Mars, 2002), traduzione di Fabio Feminò, Urania Millemondi 42, Mondadori]

Incipit di alcune opere[modifica]

Dimensioni proibite[modifica]

— Tu credi nell'amore? — le chiese.
— Sì — rispose Lara. — Ma non vorrei.
Lui non seppe cosa dire. Tutto quello che aveva pensato nel po­meriggio tornando a casa a piedi dal lavoro gli si era fermato in gola.
— Io e le donne lo usiamo... — gli disse lei. — Dobbiamo farlo.
Lui annuì. — È vero, le donne usano l'amore, certo. Ma anche gli uomini, e normalmente gli uo­mini lo usano in modo peggiore. Non credi che questo sia la prova che è una cosa effettivamente rea­le? Se non lo fosse, nessuno potrebbe usarlo. — Il brandy gli aveva dato alla testa e quando finì il discorso, non sapeva nemmeno di cosa avessero parlato.

Il miracolo nei tuoi occhi[modifica]

Little Tib sentì arrivare il treno quand'era ancora molto lontano, e a udirlo furono i suoi piedi. Uscì dai binari e si fermò su una traversina di cemento, in ascolto. Poi appoggiò un orecchio su uno di quei nastri senza fine e lasciò che la canzone dell'acciaio si facesse vicina, sempre più vicina. Soltanto quando cominciò a sentir tremare il terreno rialzò la testa e scese giù dalla scarpata fra le lunghe erbe spinose, tastando il suolo davanti a sé con il bastone.

L'artiglio del conciliatore[modifica]

Il bellissimo viso di Morwenna aleggiava nell'unico raggio di sole, incorniciato dai capelli scuri come il mio mantello; il sangue che fuoriusciva dal collo sgocciolava sulle pietre. Le labbra si muovevano senza emettere alcun suono. Incorniciati fra quelle labbra, quasi fossi l'Increato che guarda attraverso lo squarcio dell'Eternità per contemplare il Mondo del Tempo, vedevo la fattoria, Stachys, suo marito, che si agitava in preda alla sofferenza nel letto e il piccolo Chad allo stagno intento a bagnarsi il volto febbricitante.

L'ombra del torturatore[modifica]

È probabile che avessi già qualche premonizione riguardo il mio futuro. Il cancello sbarrato e arrugginito che si alzava davanti a noi, avvolto dalla nebbia che saliva dal fiume e che nascondeva le sue barche, mi si è impresso nella memoria come un simbolo dell'esilio. Per questo motivo intendo iniziare il mio racconto con la fine della nostra nuotata, durante la quale io, apprendista torturatore Severian, avevo corso il rischio di annegare.

La cittadella dell'autarca[modifica]

Non avevo mai visto la guerra, né avevo parlato con qualcuno che vi avesse partecipato, ma ero giovane, sapevo qualcosa della violenza, e così credevo che la guerra non sarebbe stata per me altro che una nuova esperienza, come anche altre cose... il possedere autorità a Thrax, per esempio, o la mia fuga dalla Casa Assoluta... erano state esperienze nuove.

La spada del littore[modifica]

– Era nei miei capelli, Severian – disse Dorcas. – Così, sono rimasta sotto la cascata, nella sala delle pietre calde... non so se il reparto maschile è disposto nello stesso modo. Ogni volta che sono venuta fuori dall'acqua, le ho sentite parlare di me; e chiamavano te il macellaio nero, e in altri modi che non voglio riferirti.

Sette notti americane[modifica]

Stimatissima ed onorata signora,

Come le ho già scritto, mi pare molto probabile che Suo figlio Nadan (che Allah sia con lui!) abbia lasciato quella che un tempo era la capitale e abbia risalito la regione nella zona della Baia del Delaware. La mia supposizione è avvalorata dalla scoperta, in tale zona, del taccuino d'appunti che qui allego. Come può constatare non è di fabbricazione americana e, benché vi siano annotate solamente le esperienze di una settimana, numerosi particolari ivi riportati ci danno modo di continuare a sperare.

Urth del Nuovo Sole[modifica]

Poiché ho già affidato altri manoscritti ai mari del tempo, ora ne comincio un altro. Non dubito che ciò sia assurdo, ma io non sono – né mai lo sarò – così sciocco da illudermi che essi potranno trovare un lettore, neppure in me stesso. Lasciate dunque che racconti, a nessuno e al nulla, chi sono io e ciò che ho fatto su Urth.

Bibliografia[modifica]

  • Gene Wolfe, Dimensioni proibite, traduzione di Claudia Verpelli e Silvia Lalìa, Mondadori, 1991.
  • Gene Wolfe, Gli scudi di Marte (Shields of Mars, 2002), traduzione di Fabio Feminò, Urania Millemondi 42, Mondadori, 2006.
  • Gene Wolfe, Il miracolo nei tuoi occhi, traduzione di Gianluigi Zuddas, in "Storie del Pianeta Azzurro", a cura di Sandro Pergameno, Ed. Nord, 1987.
  • Gene Wolfe, L'artiglio del conciliatore, traduzione di Viviana Viviani, Fanucci, 2012. ISBN 9788834719329
  • Gene Wolfe, L'ombra del torturatore, traduzione di Viviana Viviani, Fanucci, 2012. ISBN 9788834719312
  • Gene Wolfe, La cittadella dell'autarca, traduzione di Annarita Guarnieri, Fanucci, 2012. ISBN 9788834719343
  • Gene Wolfe, La spada del littore, traduzione di Annarita Guarnieri, Fanucci, 2012. ISBN 9788834719336
  • Gene Wolfe, Sette notti americane, traduzione di Adria Tissoni, in "Il colore del male. I capolavori dei maestri dell'horror", a cura di David G. Hartwell, Armenia Editore, 1989. ISBN 8834404068
  • Gene Wolfe, Una capanna sulla costa (A Cabin on the Coast, 1981), traduzione di Piero Anselmi, Urania SF 38 supplemento al n. 1541, Mondadori, 2008.
  • Gene Wolfe, Urth del Nuovo Sole, traduzione di Gianluigi Zuddas, Fanucci, 2012. ISBN 9788834719350

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