Georges Couthon

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Georges Couthon in un busto di David d'Angers

Georges Couthon (1755 – 1794), politico e rivoluzionario francese.

Citazioni di Georges Couthon[modifica]

  • La nostra morale non è quella di taluni falsi filosofi del giorno che non sapendo leggere nei grandi libri della natura credono al caso ed al nulla. Noi crediamo ad una Provvidenza, crediamo ad un essere supremo, potente, giusto e buono per essenza.[1]

Citazioni su Georges Couthon[modifica]

  • Couthon in una entusiastica allocuzione sfidò i filosofi materialisti a negare il sovrano arbitro dell'universo in faccia alla maestà delle opere sue, e la Provvidenza in faccia alla rigenerazione del popolo avvilito. Lo spettacolo di quell'uomo infermo e morente, sorretto alla tribuna dalle braccia di due suoi colleghi, e confessante, in mezzo al sangue versato, il suo giudice nel cielo e la sua immortalità nell'anima, attestava in Couthon la fede fanatica che nascondeva a lui stesso l'atrocità dei mezzi dinanzi alla santità dello scopo. (Alphonse de Lamartine)
  • Tutti i delitti della repubblica a Lione sono stati rigettati sopra Couthon perché questi era l'amico ed il confidente di Robespierre nella repressione del federalismo e nella vittoria dei repubblicani unitarii contro l'anarchia civile. I dati, i fatti e le parole imparzialmente sudiate smentiscono questi pregiudizii. Couthon entrò in Lione da pacificatore anziché da carnefice, e vi combatté con tutta l'energia che gli permetteva il suo ufficio, gli eccessi e le vendette dei Giacobini. (Alphonse de Lamartine)
  • Un altro con questi due [Robespierre e Saint-Just] strettamente unito era il Couthon, uomo di fina ipocrisia che sotto piacevoli e dolci sembianze nascondeva un animo fiero e crudele, e che abbiamo già visto acerbissimo persecutore de' Girondini e de' Lionesi. Questi aveva una singolar destrezza a cattivarsi la benevolenza della Convenzione quando saliva in ringhiera, o piuttosto quando vi era portato (poiché un tristo accidente gli aveva tolto l'uso delle gambe) e il Robespierre quasi sempre di lui si serviva quando voleva far approvare qualche violenta proposta. (Lazzaro Papi)

Note[modifica]

  1. Citato Alfonso de Lamartine, Storia dei girondini, versione italiana con note di Raffaele Colucci, vol. II, Stamperia dell'omnibus, 1851, libro L, p. 522.

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