Giacomo Durando

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Giacomo Durando

Giacomo Durando (1807 – 1894), generale e politico italiano.

Della nazionalità italiana[modifica]

Incipit[modifica]

Ogni qual volta riandiamo la lunga serie d'errori, per cui l'Italia venne condotta a quel grado di abiezione politica e sociale in cui la veggiamo, è difficile, parmi, non farsi ad accusare i padri nostri, ai quali correa l'obbligo di tramandarci una patria indipendente, forte e rispettata, e nol fecero. Quanti da Crescenzio fino ai giorni nostri s'adoprarono a rialzare la patria italiana, altrettanti errarono ora nello scopo, ora nei mezzi, ora nell'occasione. Mancò sempre, o la sofferenza, o l'arte, o gli elementi, onde creare un'opinione universalmente accettevole, talché le forze materiali armonizzassero colle morali, e quindi l'ora della liberazione, se pur venne a battere, suonò invano, come agli orecchi di chi profondamente dormisse o mal vegliasse. Di qui gli ondeggiamenti, le discordie, le sventure tutte. Qualche nobile tentamento, qualche esempio isolato di un eroismo inopportuno; poi la consueta inerzia e l'ignominia secolare.

Citazioni[modifica]

  • Allor che l'Italia nel 1815 fu dal Congresso di Vienna riordinata, o per dir meglio, disordinata qual si trova oggidì, i diplomatici austriaci ai quali non isfuggì l'importanza del cambio delle lontane provincie fiamminghe colle veneto-lombarde attigue agli stati ereditari dell'impero d'Austria, si giovarono di questo argomento. Le antiche dinastie della penisola nuovamente ristaurate, asserivano essi, mal si reggerebbero contra lo spirito riottoso e napoleonico degl'Italiani, dove non venissero spalleggiate da un grande potentato capace di tutelar la quiete de' loro ordini interiori; ne ciò potrebbesi altrimenti conseguire se non coll'addentrarsi dell'Austria nel cuore dell'Italia. (cap. 1, p. 21)
  • Se la violenza, o il capriccio degli uomini divise e suddivise l'Italia in tante frazioni quante ne novera la nostra storia, dalla natura ella non ebbe realmente che tre regioni costitutive, cioè la parte continentale, la peninsolare e l'insolare. (cap. 7, p. 87)
  • Il principio monarchico è per sé stesso un principio di forza, di concentramento materiale, morale e sociale, spinto di propria natura ad assorbire, comprimere e confondere gli elementi tra sé più disparati; laddove il repubblicano opera e si svolge in senso opposto. Ondeggiante fra i tanti impulsi di volontà, quanti ne costituiscono il potere esecutivo, destituito delle influenze, e del prestigio personale di una signoria stabile e riproducentesi collo stesso carattere, privo quasi sempre delle armi che, appena sguainate, usa rompere per sospetto de' cittadini, lungi dal tener ristrette le parti ancora reluttanti de' popoli affini, allenta il freno, scioglie o allarga la dipendenza delle individualità provinciali o comunali; talché, disgiungendo in vece di connettere, sparpagliando in vece di raccogliere fa che all'isolamento materiale tenga indefettibilmente dietro l'isolamento morale, cioè l'egoismo del luogo, il patriottismo del campanile spinto fino alla sua ultima potenza. (cap. 11, p. 158)

Explicit[modifica]

Pertanto noi crediamo che l'unità compiuta d'Italia non è il problema che si possa risolvere da noi contemporanei, né in tutto il secolo XIX. Basti per ora la concentrazione massima, avuto riguardo alle condizioni politiche, contro cui la lotta della scienza è pur troppo spesso vana e quasi puerile. D'altronde, lasciar a' nostri posteri il compimento dell'opera da noi ben avviata e inoltrata, trasmettendo loro in retaggio le basi più importanti della nostra unificazione nazionale, è impresa, in vero, irta di difficoltà, ma fattibile e in ogni modo più che bastevole alla gloria e alla potenza della generazione di transizione e di martirio, a cui ci toccò in sorte di appartenere.

Bibliografia[modifica]

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