Giampietro Zanotti

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Giampietro Cavazzoni Zanotti (1674 – 1765), scrittore e storico italiano.

  • Uno di questi intelletti, ch'era la gioia sua [riferito a Eustachio Manfredi, maestro di Algarotti], la sua delizia, si è il Conte Francesco Algarotti Viniziano, giovine col quale come la fortuna fu abbondevole di grandi averi, così fu d'ingegno la natura, che tanto gliene diè quanto era in suo potere, ed è da tutti amato, e stimato, e della sua dottrina, e vena poetica ha dato al mondo chiarissime prove. (da Vita del Manfredi; citato in Domenico Michelessi, Memorie del Conte Francesco Algarotti, in Francesco Algarotti, Opere Vol. I, p. VI, Lorenzo Manini, Cremona 1778)

Vita di Eustachio Manfredi[modifica]

Incipit[modifica]

Io mi do a scrivere la Vita di Eustachio Manfredi, Uomo illustre, e singolare per ogni sorta di dottrina, e per tutto ciò, che a gentile, e ben costumato animo appartiene, e il so, quantunque fosse io non l'aversi a fare, lasciando così onorevole carico a chi per eguaglianza di studj, e d'intelletto è più degno di sostenerlo ma il so, dico, perché tanto l'amore mi sprona, che nulla a me, c alle mie forze badando, vo dove il desiderio mi trasporta, e alla perfine ciò facendo non tolgo già a chi che sia, che nol faccia, e meglio con lo stile, e con lo intendimento pareggi il merito d'Uomo sì grande e se questo fosse locare una statua dentro una nicchia, in cui altra non si potesse porre, lascierei d'ingombrare sì fatto luogo. Io non molto mi difonderò nel raccontar quanto ei sapesse, e di quali dottrine sieno sparse l'opere sue, che se di ciò uopo avessi allora sì, che disperato mi sottrerrei dall'impresa, ma l'opere sue di questo parlano assai, e parleranno sempre, e per ogni luogo, onde non sa mestiere, ch'altri fatichi, perché il saper del Manfredi quanto fu grande apparisca.

Citazioni[modifica]

  • Era Eustachio di statura mediocre, e di giuta proporzione formato, e quando cresciuto in età cominciò a farsi pingue, acquistò certa gravità, che ben gli stava, ma unita sempre ad un'aria dolce, e soave che lo facea così amare, come per lo sapcrc era stimato. Era di volto bello assai, ma di una bellezza maschile, e quella conservò sempre quanto il poté permettere il variar dell'età. (p. 63)
  • [Eustachio Manfredi] Il suo molto sapere avrebbe potuto certamente in non pochi dettare invidia, ma tale spiravano amore i fuoi modi candidi, e soavi, che ciascuno ben s'avvisava, che degno egli era di tanto valere, e se moltissimi ebbero desiderio (il che merita laude) di sapere quel ch'egli sapea, a niuno certamente increbbe (e questo fora stato invidia) tanta scienza, e tanta dottrina così ben collocata. (p. 65)

Bibliografia[modifica]

  • Giampietro Zanotti, Vita di Eustachio Manfredi, Lelio Della Volpe, Bologna 1745.

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