Gian Enrico Rusconi

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Gian Enrico Rusconi (1938 – vivente), storico e politologo italiano.

  • Tutto ciò è congruente con l'idea laica di democrazia intesa come lo spazio istituzionale entro cui tutti i cittadini, credenti, non credenti e diversamente credenti confrontano i loro argomenti, affermano le loro identità e rivendicano il diritto di orientare liberamente la loro vita, senza ledere l'analogo diritto degli altri. Si tratta di un difficile equilibrio garantito da un insieme di procedure consensuali di decisione che impediscono il prevalere autoritativo di talune pretese di verità o di comportamento su altre.
    Tutte le opzioni morali hanno pari dignità quando sono pubblicamente argomentate, accolte e sottoposte al vaglio dei procedimenti democratici nei casi in cui hanno rilevanza pubblica e richiedono di farsi valere come norme di valore giuridico. La libertà di coscienza individuale e la sua autonomia non sono affidate a insindacabili valutazioni soggettive bensì a motivazioni che sono aperte allo scambio di ragioni degli altri, accolte con pieno rispetto. Da qui la necessità di legiferare in modo da non offendere chi non riesce a far valere il suo punto di vista. (da La "ragione" di Ratzinger e la ragione tout court, in MicroMega. Per una riscossa laica, 2007, p. 47)
  • C'è un'emergenza italiana in questo momento. La parola chiave resta "imbarbarimento", solo che non bisogna stupirsi troppo. Certi fenomeni da noi sono antichi. E sarebbe ora di smetterla con la retorica di una società civile buona, contrapposta alla politica o ad agenti alieni perversi. Si svela qui la profonda corruzione della società civile e la caduta di ogni velo ipocrita: gli italiani non sono buoni e generosi. Né sono meglio di altri popoli. Emergono etnocentrismo e xenofobia come altrove, ma con l'aggravante di un ritardo maggiore su questi temi: istituzionale, culturale e politico. E il ritardo è di tutti, da destra a sinistra. E anche la Chiesa non lo percepisce fino in fondo. (da «L'Italia non c'è più. La violenza nasce dalla fine della società», l'Unità, 3 febbraio 2009)
  • La disgregazione genera sempre il desiderio di capi carismatici, che è l'altra faccia dell'insicurezza. Ma è un mulinare a vuoto, destinato a cadere nel nulla. Nel nulla della volgarità imperante del linguaggio televisivo, o di quello politico, spesso da avanspettacolo. (da «L'Italia non c'è più. La violenza nasce dalla fine della società», l'Unità, 3 febbraio 2009)
  • Non esiste, e da tempo, alcuna forza morale capace di tenere insieme un paese che non c'è più. (da «L'Italia non c'è più. La violenza nasce dalla fine della società», l'Unità, 3 febbraio 2009)

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