Gianfranco Morra

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Gianfranco Morra, sociologo e saggista italiano.

Citazioni di Gianfranco Morra[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Di certo le rivelazioni della Commissione Mitrokhin daranno una risposta alla domanda più importante della storia della guerra fredda in Italia: mentre il nostro Paese era legato con un patto difensivo alla Nato, come giudicare un partito che ottiene danaro da un paese nemico per sostenere i suoi progetti di invasione e di conquista con un'organizzazione paramilitare, dotata di armi e radio ricetrasmittenti chiamata "Gladio rossa"? Il cui fine era di insorgere e combattere, se necessario, a fianco degli eserciti sovietici, qualora i "liberatori" fossero entrati in Italia dall'Est.[1]
  • Il PCI decretò la morte politica di Craxi, suo principale rivale a sinistra, proprio negli anni in cui la caduta del Muro di Berlino liberava l'Europa dal comunismo e lo costringeva [a virare verso la socialdemocrazia].[2]
  • Purtroppo gli italiani hanno copiato l'America nelle cose meno valide (musica rock, bevande, fast food, moda banale, lingua monisillabica, serial televisivi), trascurando invece la loro tradizione più valida: che è quella della libertà e di una democrazia insieme laica e religiosa, che difende i diritti di tutti come punto di partenza, affinché siano i più dotati e volenterosi ad emergere per il bene comune.[3]
  • Ogni guerra, per l'islamico è "santa", è un jihad. In essa si affrontano due combattenti: uno forte dell'unica vera fede, quella predicata da Maometto, e l'altro che va persuaso, con le buone o con le cattive, ad abbracciarla.[4]
  • Il federalismo fa tacere le dispute tra laici e cattolici, mostra la loro necessaria collaborazione. E rompe le barriere tra nordisti e sudisti. Esso vale per tutte le regioni d'Italia, dato che esprime la linea portante della politica europea: primato della persona e della famiglia, ruolo strumentale dello stato e principio di sussidarietà.[5]
  • Per mezzo secolo l'Italia è stata funestata da un totalitarismo politico, quello dei comunisti, fortunatamente fermato dalla Dc e dagli Usa. La caduta del comunismo ha costretto i nipotini di Gramsci a fare i conti con la democrazia, anche se pochi compagni ritardati ancora resistono nella casamatta dell’utopia.[6]

Da Libero, 31 dicembre 2003

  • Se si dice "no" all'uso della forza (Saddam Hussein, i Black bloc) si lasciano i deboli in balìa di forti e colpevoli.
  • I no global compiono una esaltazione moralistica e patetica della non violenza, accompagnata dall'uso indiscriminato di mezzi violenti.
  • I politici buonisti ci danno una politica moralistica e irresponsabile: il buonista vi governa male? Non diminuisce le tasse? Non riesce ad assicurare servizi efficienti? Fa niente: ha titolo al potere perché animato da buone intenzioni.

Note[modifica]

  1. Da Libero, 15 dicembre 2002
  2. Da Libero, 27 novembre 2003
  3. Da Libero, 3 giugno 2004
  4. Da Libero, 9 settembre 2004
  5. Da La Voce di Romagna, 16 febbraio 2006
  6. Da M5s vuole la decrescita felice, ItaliaOggi, 30 dicembre 2015