Giorgio Falco

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Giorgio Falco

Giorgio Falco (1967 – vivente), scrittore italiano.

L'ubicazione del bene[modifica]

Incipit[modifica]

I topi annusano di notte lattine compresse nell'asfalto, muovono baffi, fiutano ruote, risalgono nei motori delle auto parcheggiate tra batterie, liquidi di freni e di raffreddamento, imbevono code nell'olio semisintetico, costeggiano marciapiedi, pronti a rifugiarsi nei tombini. Cercano cibo di giorno, impauriti dalla luce sfidano il disgusto dei passanti e tornano alle intercapedini delle cantine, ai cunicoli, alle discariche, ai magazzini dei supermercati, ai depositi di industrie dismesse, ai musei. Gli scarafaggi sono di più, più dei topi, più degli uomini, escono di notte, traboccano dalle macchine spente del caffè, camminano sulle tazzine rivoltate dei bar chiusi, sui cucchiaini pronti come soldati per le prime colazioni dell'indomani. Gli scarafaggi abbandonano il perlinato delle trattorie, lasciano le cucine dei self-service, gli interstizi d'acciaio dei forni e dei frigoriferi, escono dalle tubature dei palazzi, dagli scarichi rumorosi dei bagni, dei lavandini e delle cucine, dove marciscono litigi e avanzi di cibo.

Citazioni[modifica]

  • Chi usciva alle sei di pomeriggio dubitava della forza aziendale. Chi usciva alle otto di sera dubitava della vita. (p. 6)
  • Quando muore qualcuno di cancro, mi chiedo sempre dove aveva il tumore, chissà quale cellula lo ha determinato, quale cellula malata ha raggruppato segretamente attorno a sé altre cellule, se c'è stato un giorno preciso in cui è iniziato il golpe cellulare mentre il corpo ignaro era in un ufficio postale o al tavolo di un self-service o sul vagone di un treno o stringeva la mano a un aperitivo. (p. 133)

La gemella H[modifica]

Incipit[modifica]

Noi mangiavamo le mele solo nello strudel, prima

È l'inizio, l'istante in cui ricordare significa cancellare i tentativi precedenti, fagocitati dall'immagine definitiva, che rivive l'esistenza e assorbe tutte le altre possibilità, anche le dimenticanze serbate nella memoria: erba del primo mattino, foglie responsabili della penombra, sagome sudate a mezzogiorno, volto di donna quando finisce di intonare una canzone, gocce di sangue sulla neve fresca, il giorno in cui, per la prima volta, tratteniamo il respiro davanti a un cesto di mirtilli, le vene gonfie del collo, quelle delle tempie in rilievo, per immaginare la nostra morte da bambini.

Citazioni[modifica]

  • Piange l'abitudine, perché così esige il mondo dall'inizio.
  • Come se il dolore fosse intercambiabile, una vaghezza adattabile a chiunque.
  • La debolezza di mia madre è una forma anomala di resistenza.
  • Il mondo è un soffitto di soldi, le banconote sono le ultime stelle disponibili e cadenti.
  • Per comprare occorre lavorare e spesso nemmeno basta, Mussolini può essere un lavoro?
  • L'Uomo di Lenhart accetta, crede che provare gratis non costi davvero nulla.
  • Se la giornata non sia altro che una breve parentesi speculativa, nell'ambito di un'architettura sana.
  • Non solo è senza moglie o fidanzata, gli manca l'erede della propria solitudine.
  • Ogni immagine – anche una distesa immobile di ghiaccio all'alba – è un gesto agonistico.
  • La massa in tribuna urla la propria rabbia verso l'ennesima beffa, attende la prossima lusinga in cui credere.
  • Cosa sarà di noi, tra due ore?, pensano i vincitori.
  • Avremo bisogno di conservare per più tempo possibile la traccia, l'identità congelata della nostra decadenza.

Bibliografia[modifica]

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]