Giovanni Martinotti

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Giovanni Martinotti (1857 – 1928) – patologo, anatomista e docente italiano.

Citazioni di Giovanni Martinotti[modifica]

  • Dopo quelle terribili pestilenze che desolarono l'Europa si diffusero, principalmente in Germania, in Francia ed anche in Inghilterra, le cosidette Danze dei Morti o Danze Macabre, che furono di due sorta.
    Nell'una era rappresentato uno scheletro od un corpo in disfacimento cadaverico che afferrava persone di diverse condizioni sociali, dalle più alte alle più basse, e riluttanti le traeva a sé; [...]. In bocca alla Morte erano posti motti, versetti che per lo più suonavano rimprovero alle persone afferrate, le quali rispondevano implorando invano grazia dalle terribile nemica; esse erano generalmente dipinte coi visi atteggiati al massimo spavento, mentre nel vuoto cranio della Morte par di ravvisare l'espressione di un riso sarcastico e schernitore.
    In altre rappresentazioni invece era figurato uno scheletro che batteva furiosamente con due stinchi su un tamburello oppure imboccava uno strumento da fiato, mentre altri scheletri, con movenze strane e grottesche, ballavano una ridda furiosa.[1]
  • Laura Bassi fu ritenuta dai suoi contemporanei un portento; essa sollevò gli entusiasmi non solo dei suoi concittadini, ma di tutta Italia e perfino degli stranieri; indirizzandosi a lei il Voltaire la chiamava «l'onor del suo secolo e delle donne»; a lei dotti, principi, prelati profondevano le massime testimonianze di stima e di ammirazione.[2]

Il Malpighi nello Studio di Bologna[modifica]

  • Nella storia dello Studio bolognese s'incontra un fatto singolare: l'ostilità che ebbe a subire il sommo Malpighi in Bologna, anche quando il suo nome volava, sulle ali della fama, per tutto il mondo. Le persecuzioni dei suoi nemici gli amareggiarono (com'egli stesso racconta), tutta la vita e gli impedirono di essere annoverato fra gli anatomici dello Studio, sebbene egli continuamente si occupasse di sezioni, non solo di animali, ma anche di cadaveri umani, sia per conoscere la intima struttura dei visceri, sia per scoprire le cause della morte, come risulta ampiamente, tanto dalle sue opere pubblicate, quanto dalla sua autobiografia.
    L'esclusione è tanto più strana in quanto, fra gli inscritti per l'Anatomia, si trovano altre persone che insegnavano altri rami della Medicina, ma che non avevano mai fatto studî anatomici speciali. Così dei dieci inscritti per l'Anatomia nell'anno 1668-69 si legge nei Rotuli che uno insegnava la chirurgia, sei la pratica medica, due la teoria medica, ed uno la logica. (pp. 3-4)
  • Si stamparono libelli pieni di ignominie contro il Malpighi; nelle pubbliche lezioni, nelle accademie si fecero satire pungenti contro di lui: lo si accusò pubblicamente «di non aver mai voluto insegnare un iota, di non far scolari e di rubare lo stipendio»; fu più volte minacciato nella vita; ed a tanto giunse la ribalderia di due suoi colleghi dello Studio, più inferociti degli altri, che non esitarono (dopo essersi mascherati al pari di altri malfattori condotti con loro) di assalirlo nella sua villa di Corticella, facendo scempio delle cose sue, coprendolo di contumelie e lasciando lui, già inoltrato negli anni e sofferente di salute, più morto che vivo[3]. (p. 15)
  • Neppure la morte fu per il Malpighi, a Bologna,
    giusta di glorie dispensiera...[4]
    Sotto i portici dell'Archiginnasio vi è un ricordo di lui, modesto nella forma, con una breve iscrizione. Ma accanto ad esso, separato soltanto dal ricordo al Valsalva, vi è quello ben altrimenti pomposo di uno dei suoi implacabili nemici[5], al quale fu posta pure una statua nell'anfiteatro anatomico dell'Archiginnasio, proprio accanto a quella del Malpighi! (pp. 15-16)
  • Un'angusta cripta nel pavimento della Chiesa di S. Gregorio in Bologna contiene, racchiusi in una meschina cassetta, gli avanzi mortali di Colui che brilla fra gli astri più luminosi della Medicina. La Società italiana di Storia della Medicina, adunata a Congresso nel settembre 1922 a Bologna, fece voto che sorgesse un monumento sepolcrale, degno della sua fama e del suo valore. Giova sperare che il voto venga soddisfatto; ma il monumento vero e duraturo, il «Monumentum aere perennius» (Orazio) il Malpighi se lo eresse da sé con le sue opere e con le sue scoperte, che saranno ammirate finché durerà la Medicina.
    «Malpighii nomen omnis loquetur aetas».
    (p. 16)

Note[modifica]

  1. Da L'insegnamento dell'anatomia in Bologna prima del secolo XIX, Cooperativa tipografica Azzoguidi, Bologna, 1911, p. 113.
  2. Da L'insegnamento dell'anatomia in Bologna prima del secolo XIX, Cooperativa tipografica Azzoguidi, Bologna, 1911, p. 133.
  3. Quest'atto d'inaudita ribalderia è raccontato dal Malpighi stesso al Bellini in una lettera in data 17 giugno 1689. Il Malpighi aveva allora 62 anni, era molto sofferente di salute, morì 5 anni dopo ossia nel 1694. [N.d.A.]
  4. Foscolo, Sepolcri, v. 214. [N.d.A.]
  5. Giovanni Girolamo Sbaraglia (1641 – 1710 circa).

Bibliografia[modifica]

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