Giovanni Segantini

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Giovanni Segantini (1858 – 1899), pittore italiano.

Autoritratto di Giovanni Segantini


Venticinque lettere[modifica]

  • [...] ah Larte è multo dificile quando si tiene per punto di vista che il disegnio è pane il colore è carne, queste due sostanze non costituiscono che il pitore. Ma Lartista dev'esere un individualità distinta e originale caraterizzata e improntata dal proprio sentimento coi mezi piú semplici della natura.[1] (da Lettera a Vittore Grubicy de Dragon da [Carella] del I/21 82, p. 23)
  • [...] amè piace fare all'amore colle mie concessioni carrezzarle nel mio cervello, amarle nel mio quore, mal grado brucio dalla voglia di vederle riprodutte, ma mi mortifico e mi contento di prepararle un buon alloggio, in tanto le continuo a vederle cogli occhi della mente, la in quel dato ambiente in quelle positure, con quel dato sentimento. Insomma io voglio che nel quadro non si veda la fatica poverile dell'Uomo, voglio che il quadro sia il pensiero fuso nel colore. I fiori son fatti cosí, e questa è l'arte divina. (da Lettera a Vittore Grubicy de Dragon da [Savognino] del 28 [dicembre 1889], p. 30)
  • Il godimento della vita sta nel sapere amare, nel fondo dogni opera buona c'è l'amore. (da Lettera a Vittore Grubicy de Dragon, [Savognino, 4 gennnaio 1890], p. 32)
  • [...] quello che non cangia mai sono le opere degli artisti superiori ai banali trionfi delle mode, e questi in tutte le epoche hanno saputo creare opere che nessuna moda saprà distrugere. La vera opera darte vive coi propri mezzi e non con queli aprestategli dall'attualità. Con questo voglio concludere che con qualunque sogetto sia pure storico religioso fantastico o reale si puo creare un capo lavoro. (da Lettera a Vittore Grubicy de Dragon da [Savognino, 20 gennaio 1890], p. 35)
  • Il ritratto occopa un posto nobilissimo nella categoria degli studii, che è quello di studio del sembiante umano, et ecco come lo definisco.
    Il ritratto è lo studio che colla maggior semplicità di mezzi rachiude la piu efficace parola dell'Arte nell'espressione della forma viva. (da Lettera a Vittore Grubicy de Dragon da [Savognino, 20 gennaio 1890], p. 35)
  • [...] l'arte moderna deve dare delle sensazioni nuove, perciò ci vuole nervi di finissima delicatezza che radoppino le piú lievi impressioni.
    Ciò che si vede si deve sentire e riprodurre con vita personale. Sotto il penello la gamma deve scorrere smaliante e deve far nascere gli ogetti le persone le linie., il colore deve essere intenso ma puro perche la luce sia profonda e viva. Ci vuole evocazione continua continuo miraggio.
    Il vero cosidetto si deve oltrapassare, [...] (da Lettera a Alberto Grubicy de Dragon [s.d.], p. 40)
  • [...] io non so se il Rosso sia piu Bianco del Nero, ma è certo che l'arte della Pittura, è e sarà sempre l'ho spirito della materia, e non mai la materia dello spirito, del resto non tutti i bipidi anno le ali. la relativita, ecco tutto (da lettera a Vittore Grubicy de Dragon [timbro postale, Savognino 12 luglio 1981], p. 45)
  • [...] ultimamente studiai l'umane forme piú precisamente nelle loro belleza come feci colle pecore, i cavalli, le vacche, e tutti gli altri animali; cosí passai dalla pianura ai colli da questi ai monti fino alle cime senza altra peoccupazione che di rendere nelle cose quella passione affascinante che mi determinò a concederle tutto il mio amore. così d'amore, in amore, passai dall'espresione delle belle forme per le forme, alla bella colorazione in se, e per la conoscenza della luce, e per la conoscenza del colore nella sua bellezza armoniosa e per la conoscenza delle belle forme e delle belle linee e per quella dei bei sentimenti, e per la conoscenza di tutte queste bellezze in sieme, credo di poter comporre il mio pensiero verso la bellezza suprema, creando liberamente quello che lo spirito mi detta. (da Lettera a Vittore Grubicy de Dragon da Maloja del 17 IV 98, p. 74)

Citazioni su Giovanni Segantini[modifica]

  • ... La sua epica d'alta quota non ha eguali, almeno non tra i paesaggi che allora si presentavano come purissime emozioni, complessi stati d'animo. Di fronte ai suoi quadri si ha la doppia sensazione di contemplare una pietra dura e il vuoto. Segantini stesso ne era cosciente, desiderava talmente dividere colore da colore e luce da luce da svelare i minimi intervalli vuoti esistenti tra loro. Lì, nell'erba e lungo i profili delle montagne, c'era, forte di un'energia senza nome, un limpido nulla? Forse questo è il motivo per cui le sue scene colossali, così paradossalmente innamorate di ciò che in natura è minuscolo, sono strazianti: il loro splendore incastonato si sente sul punto di svanire. Che nascesse da un cuore di cristallo, o anche solo da un colpo di tramontana. (Marco Di Capua, Panorama (rivista), n.° 2369, 5 ottobre 2011)

Note[modifica]

  1. L'edizione in bibliografia riproduce per la prima volta la lezione originaria, non emendata, delle venticinque lettere di Giovanni Segantini.

Bibliografia[modifica]

  • Giovanni Segantini, Venticinque lettere, a cura di Lamberto Vitali, All'insegna del pesce d'Oro, Milano 1970.

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