Giulio Ferroni

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Giulio Ferroni (1943 – vivente), storico della letteratura, critico letterario, scrittore e giornalista italiano.

Citazioni di Giulio Ferroni[modifica]

  • Napoli è vero e proprio crocevia della cultura italiana dell'ultimo secolo, luogo reale e simbolico, tempio della lacerazione e della speranza, delle ipotesi che balenano senza poter davvero trasformarsi in realtà e delle derive più inarrestabili, dove è possibile l'abbandono melodico e lo strappo più cupo, dove si esercitano il soccorso più solidale e la beffa più impietosa, l'intelligenza più problematica e la più becera volgarità, dove convivono violenza e dolcezza.[1]
  • Sciascia, con il suo occhio rivolto in primo luogo alla Sicilia e alle sue contraddizioni, ha seguito il modificarsi dei nodi più oscuri del crimine, della giustizia, della politica, della stessa possibilità di intervenire sul male, di giudicarlo e correggerlo: e tra l'altro ha suggerito, con i suoi scritti, ma anche con i suoi atti politici, un'immagine davvero necessaria del rapporto tra intellettuale e politica, che sfugge ai parametri ancora oggi dominanti. Ma ciò si è dato entro un organismo letterario di grande fascinazione, che resiste e si impone nel tempo, sfuggendo agli squallidi sciacallaggi politici che furono fatti a suo tempo e si continuano a fare, come sfugge alle etichette che vorrebbero fissarlo in schemi precostituiti.[2]

Dizionarietto di Robic[modifica]

  • Grazie ad una nuova categoria dello spirito pubblico (o se si vuole della cultura nazionale o nazional-liberale) si sta diffondendo un nuovo interesse per antichi oggetti, che un tempo erano molto presenti nell'esperienza quotidiana, ma che oggi sono quasi soltanto di competenza dei produttori del vino più pregiato: mi riferisco alla dimensione umana e ideologica chiamata cerchiobottismo, che ha dato nuova dignità e nuova visibilità pubblica alle botti di legno e ai cerchi metallici che ne costituiscono l'intelaiatura. Come categoria spirituale, questo cerchiobottismo prescinde da ogni riferimento al vino e che la botte serve a conservare: si riferisce al nudo corpo della botte, senza preoccuparsi in nessun modo di botti piene e di mogli ubriache, né di buon vino di botte vecchia, né di chi possa entrare dentro la botte stessa (nessun ricordo dei crudeli supplizi antichi come quello che i Cartaginesi inflissero al troppo leale Attilio Regolo, chiudendolo dentro una botte irta di chiodi). Il cerchiobottismo sembra comportare, piuttosto, un implicito richiamo ad un mestiere in disuso, quello del bottaio, che nel costruire e mettere in sesto la botte poteva certo colpire con martello o altri attrezzi sia il corpo metallico del cerchio, sia quello ligneo della botte: individua insomma la botte e il cerchio come modelli generali ed universali, forme aristoteliche idealmente distinguibili al di là del loro sostanziarsi di materia, del loro attuarsi in contenuti e situazioni particolari. (Cerchiobottismo, p. 32)
  • Cos'è la bellezza si domandano filosofi, esteti ed estetisti, pittori e cineasti, creativi e giornalisti. Cosa era e cosa si pensò che fosse, ai tempi di Venere, di Diana, di Elena, di Frine, di Isotta? Forza dissolvente, promesse de bonheur, via verso il bene supremo, manifestazione del divino, simmetria, equilibrio, armonia, entusiasmo, turbamento, eccitazione, ornamento del potere, ecc. Tante discettazioni e tanti dilettosi pensamenti sono stati da sempre scalzati dai concorsi di bellezza, istituiti già in epoca arcaica, per la verità con effetti ed esiti catastrofici, come accadde per quello celebre di cui fu corrottissimo giurato unico un tal Paride, che ne cavò il ratto di Elena, la guerra di Troia e tutto il resto; anche se non bisogna trascurare il risarcimento della provvidenza, che fece sì che da quelle catastrofi avessero origine Roma, l'impero, la chiesa: al punto che si può concludere che tutta l'esistenza di Roma, tutta la storia dell'occidente non siano che conseguenza di un concorso di bellezza. (Miss Italia, p. 101)
  • Una delle future e più paradossali frontiere del politically correct è probabilmente la piena liberazione e legittimazione della cosiddetta pornografia, di quello che abbreviando viene chiamato il porno: sempre più frequenti sono gli studi su di esso, le riflessioni non moralistiche, ma tecnologico-estetizzanti sulla sua organizzazione, sulla sua diffusione, sulla sua economia, sulle sue tecniche, sui diversi aspetti della vita di chi esercita il porno. Molti sono coloro che considerano, più o meno ammirati, la sua diffusione, la progressiva conquista di nuovi adepti e di nuovi mercati, la mutazione sessuologica ed antropologica che esso rappresenta, ecc. Si fanno film sugli ambienti del porno, con una pornografia di secondo grado, che pretende di indagare sul mondo della pornografia: film che presentano il farsi di film porno, e che, magari con l'intento di fornire uno sguardo "critico", riproducono "incorniciate" tutte le pornoscene più audaci. (Porno (liberazione del), p. 124)

Note[modifica]

  1. Dalla prefazione a Ermanno Rea, Rosso Napoli, BUR, 2009.
  2. Da Sciascia, il caso non è ancora chiuso, Corriere della Sera, 20 novembre 1999.

Bibliografia[modifica]

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