Giuseppe Canestrini

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La Biblioteca nazionale centrale di Firenze che il Canestrini diresse dal 1862 al 1870

Giuseppe Canestrini (1807 – 1870), storico e bibliotecario italiano.

Citazioni di Giuseppe Canestrini[modifica]

Il risorgimento di questa santa e bella patria alla vita pubblica, alla potenza, alla gloria, è principalmente dovuto alla continuazione del pensiero italiano, a quel sentimento della nazionalità che il Ficquelmont, uomo di Stato austriaco[1], sono già parecchi anni, confessava essere presso noi più che mai vivace; è dovuto ancora alle memorie della passata grandezza, alle tradizioni della scuola politica italiana: tradizioni che attraverso i secoli della nostra decadenza vennero di quando in quando ravvivate da uomini di alti sensi e capaci delle ragioni della civiltà, i quali religiosamente ne raccolsero i sapienti ricordi, ne propagarono i pratici insegnamenti. Talché quando nel corso pel presente secolo rinacquero le aspirazioni alla indipendenza ed alla libertà, e il desiderio delo universale si manifestò più potente, e fu sentito il bisogno di conoscere la forma, l'ordine e i modi più veri e più adatti a sodisfarlò, risorse la scuola degli statisti italiani. e con gli eccitamenti, gli esempi e gli scritti rese popolari gli ammaestramenti dei nostri maggiori, iniziò e pel corso di molti anni preparò la meravigliosa inaugurazione della nazionalità italiana.[2]

Citazioni su Giuseppe Canestrini[modifica]

Marco Tabarrini[modifica]

  • Egli visse modestamente del frutto dei suoi lavori, qualche volta rasentando la povertà, ma sempre tirò avanti con molta fortezza d'animo, senza pretensioni e senza lamenti.
  • Il Canestrini trasse da tanta diuturnità di lavoro [per cercare le risposte ai quesiti storici che Adolphe Thiers gli poneva], non solo una pratica grandissima degli archivi fiorentini, ma ben anche una rara suppellettile di erudizione storica, dalla quale se egli, com'era assiduo nel ricercare, così fosse stato operoso nell'ordinare e nello scrivere, avrebbe potuto trarre maggior frutto che in effetto non ricavasse, raccomandando il suo nome ad opere originali, senza contentarsi del modesto titolo di illustratore.
  • Visse celibe, e di questa sua condizione solitaria sentì i vantaggi e i danni; perché se gli fu comoda per avere libertà e indipendenza dagli altri, gli negò peraltro molti conforti, dando al suo umore certe asprezze che non erano nella sua natura; di che più d'una volta mi fece egli stesso confessione assai dolorosa.

Note[modifica]

  1. Conte Karl Ludwig von Ficquelmont (1777 – 1857).
  2. Da La scienza e l'arte di stato desunta dagli atti ufficiali della Repubblica fiorentina e dei Medici, Felice Le Monnier, Firenze, 1862, Parte I, Prefazione, p. V.

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