Giuseppe Guerra

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Giuseppe Guerra (1944 – vivente), religioso italiano.

Storia dei missionari vincenziani nell'Italia meridionale[modifica]

Incipit[modifica]

San Vincenzo de' Paoli aveva fondato la Congregazione della Missione a Parigi nel 1625. L'arcivescovo di Parigi l'approvò il 24 aprile 1626 ed il Papa Urbano VIII con la bolla Salvatoris Nostri del 12 gennaio 1632 diede la sanzione pontificia al nuovo istituto.

Citazioni[modifica]

  • Le vicende della Casa dei Vergini furono completamente sconvolte dall'epoca di Padre Vincenzo Cuttica, che nel 1715 ingrandì e rifondò a tal punto la Casa da renderla un polo di spiritualità, formazione e cultura pari solo a S. Lazzaro di Parigi. (p. 5)
  • Il Mezzogiorno d'Italia fu pienamente coinvolto dalle conseguenze dei nuovi principi rivoluzionari. Sul suo territorio infatti ebbe la sua breve ma intensa vita l'agitazione militare francese, sostituita poi dalla Restaurazione ed, infine, sorse il movimento Risorgimentale, che sfociò nell'unificazione italiana e decretò la definitiva scomparsa della dinastia dei Borboni. (p. 6)
  • Dolindo Ruotolo era nato a Napoli l'11 ottobre 1882, entrato in comunità l'8 maggio 1899 ed ordinato sacerdote il 24 giugno 1905. Il motivo della sua dimissione fu la sua ostinata adesione a presunte rivelazioni che una donna di Catania (certa Serafina) avrebbe ricevuto. Le rivelazioni furono appoggiate dai suddetti Padri. Lo stesso Dolindo Ruotolo in un lunga lettera scritta da Molfetta il 14 settembre 1907 e indirizzata al Visitatore, descrisse i punti essenziali di queste rivelazioni, soprattutto la cosiddetta «incarnazione dello Spirito Santo» avvenuta in un bambino, un certo Ninuzzo. Nella lettera si teorizzava anche una concezione dell'obbedienza molto critica nei confronti del Visitatore, che non rispetterebbe il primato della coscienza. (p. 191)
  • Padre Dolindo Ruotolo fece stampare una dichiarazione a Rossano (Cosenza) nella quale negava che fosse questo il vero motivo della dimissione, e sfidò il Visitatore a pubblicare le lettere in suo possesso. Il Visitatore Giovanni Morino si vide quindi costretto a stampare lui stesso una Dichiarazione, riportando il testo delle lettere di Ruotolo ed inserendovi anche la lettera che il Santo Uffizio aveva inviato il 15 aprile 1908 al Procuratore Generale della Missione dei Padri Veneziani: in questa lettera si incaricava il Visitatore di minacciare e di comminare l'espulsione, se non ci fosse stata ritrattazione formale degli errori. Sul giornale Roma del 26 maggio 1909 Ruotolo con un'altra lettera tornò invece a precisare che le sue affermazioni erano state fraintese. (p. 192)
  • Troviamo nella sua autobiografia la cronaca degli avvenimenti e le sue lamentele sul modo con cui sarebbe stato trattato. Nel medesimo documento sono altre sì riferite le vicende relative ad una seconda sospensione ricevuta in Vaticano il 4 marzo 1921 a causa questa volta delle sue idee e dei suoi scritti, e il racconto commosso della sua riabilitazione. Infatti il 17 luglio 1937 il Card. Alessio Ascalesi convocò Ruotolo in Curia e gli diede la lieta notizia del termine della sospensione a divinis. Continuò invece l'assenza dalla Casa ed ogni tipo di rapporto con la Comunità Vincenziana. (p. 192)
  • In effetti in tutti gli anni successivi all'uscita dalla Comunità, Ruotolo si impegnò molto nell'apostolato sacerdotale, nella divulgazione e negli scritti. Esegeta fecondo e musicista, propugnò alcune idee sulla Messa Vespertina e sulla Santa Comunione sotto le due specie, che si sono poi rivelate antesignane. (p. 193)
  • A distanza di tanti anni, oggi le teorie del Ruotolo fanno sorridere, e sorprende, in un certo senso, anche la reazione esagerata dei superiori; ma la si può comprendere alla luce degli avvenimenti collocati nel proprio contesto storico. Sono gli anni della lotta che la Santa Sede e il Papa Pio X hanno condotto contro il Modernismo. L'enciclica Pascendi risale all'8 settembre 1907 e il giuramento anti-modernista al 1 settembre 1910. (p. 193)

Explicit[modifica]

La Casa di Baltimora sarà chiusa nel 1991. Ormai le condizioni del territorio e delle urgenze pastorali erano profondamente mutate; le nuove generazioni degli italoamericani si erano inserite totalmente e la presenza dei missionari italiani non aveva più il significato degli inizi. La parrocchia restò affidata completamente all'Arcivescovo.

Bibliografia[modifica]

  • Guerra G., Guerra M. (2003) Storia dei missionari vincenziani nell'Italia meridionale, Roma, Edizioni Vincenziane. ISBN 88-7367-022-9

Voci correlate[modifica]