Guido Ferrando
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Guido Ferrando (1883 – 1969), docente, filosofo, teosofo, anglista, studioso di psicologia e antifascista italiano.
Citazioni di Guido Ferrando
[modifica]- Come tutti gli spiriti riformatori e costruttori Emerson ha avuto la visione di una grande verità ed ha cercato di esprimerla: se fosse stato un filosofo l'avrebbe sviluppata e dimostrata in un sistema: ma egli è un mistico, un contemplatore, e la vuol comunicare direttamente coll'affermarla, col proclamarla col ripeterla, in tutti i modi e sotto tutti gli aspetti. E poiché si tratta di una verità che si sente e non si dimostra, che parla più all'anima che all'intelletto, egli poco si preoccupa della chiarezza e della coerenza delle sue parole, purché esse rendano in tutta la sua efficacia, in tutta la sua bellezza, la profonda visione del suo spirito contemplante.[1]
- [...] il credere che basti leggere attentamente i suoi scritti per formarsi un'idea adeguata di lui, è un'illusione; gli scritti, nei quali egli ha esposto tutte le sue esperienze, hanno bisogno di esser interpretati. Sono come il gran libro della natura, che per i più, purtroppo, è un libro chiuso. Esso è scritto a caratteri matematici, secondo la bella sentenza Galileiana; lo spirito vi ritrova tutto ciò che vi ha posto, cioè le grandi leggi universali di cui l'uomo è, o dovrebbe esser cosciente; e vi ritrova inoltre tutte le immagini di bellezza e le misteriose armonie di suoni e di colori, che allietano la nostra vita terrena. Solo il savio e l'artista, solo colui che sotto l'infinito variar delle forme, sa scorgere l'unità di un principio che non cambia mai, e colui che sa intonare la sua anima alle voci delle cose, e renderla tersa e pura sì da riflettere tutte le luci e le ombre del creato, possono comprendere la natura; e ne viene di conseguenza che solo essi, il savio e l'artista, possono comprendere Thoreau. Proprio così. Però vi è un'altra chiave che ci permette di penetrare nella segreta e magnifica dimora di questa grande anima: l'amore. Basta amare la natura, amarla per sé stessa, per la sua bellezza, per il suo influsso purificatore, per comprendere Thoreau. Mai come in questo caso amare vuol dire comprendere; dobbiamo avvicinarci alle opere e alla vita di Thoreau con spirito di amore, cioè di unione e di adesione, non di critica, se vogliamo penetrarne il significato. E non dobbiamo fermarci alle apparenze; l'opera sua, simile anche in questo alla natura di cui egli fu amante devoto e fortunato, ha i suoi lati oscuri, insignificanti, contradditorî; ma per chi scende oltre la superficie, tali difetti scompaiono in un'armonia superiore.[2]
Henry David Thoreau, il solitario di Walden, il discepolo di Emerson, è la più singolare figura che la storia letteraria americana ci presenti, ed è una delle anime più semplici e più complesse al tempo stesso, che si siano mai rivelate al mondo in pensieri ed azioni di una sincerità e nobiltà insuperabili.
Note
[modifica]- ↑ Dalla prefazione a Ralph Waldo Emerson, Energia morale: saggi scelti, Sandron, Palermo, 1913. Citato in Maria Teresa de Majo, La fortuna di Ralph Waldo Emerson in Italia: (1847-1963), in Studi americani, II, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 1966, [1] p. 62.
- ↑ Da H. Thoreau e il trascendentalismo americano, pp. 7-8.
Bibliografia
[modifica]- Guido Ferrando, H. Thoreau e il trascendentalismo americano, Battistelli, Firenze, 1920.
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