Hans Barth (giornalista)

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Hans Barth (1862 – 1926), giornalista e scrittore tedesco.

Osteria[modifica]

  • [Su Genova] Sono qui così tristi, dolorose, deprimenti le informazioni enologiche, che non possiamo fare a meno di ripetere la maledizione che il padre Dante nel suo alto sdegno ha lanciata contro la Superba:
    O Genovesi, uomini diversi, ecc.
    Ma il giudizio di Dio ha ben altro da fare che occuparsi dei vinai farmacisti genovesi, i quali inondano la città con un oceano di veleno, che (secondo la trageda dello Schiller) alla stessa nobiltà inocula fuoco, fiamme... e qualcosa altro ancora. (p. 37)
  • [...] Genova è la città d'Italia meno propizia al buon bevitore; ed è perciò che Magone, il punico, dopo il primo assaggio ne ordinò la distruzione; è perciò che Barbarossa, appena s'accorse che i Genovesi meditavano d'assassinarlo col mezzo d'una bicchierata d'onore, si apprestò a voltare le spalle alle sue porte. [...] «Sì, in Zene si vive bene» è detto in un libro di canzoni studentesche, ma vivono bene i soli discendenti di Locusta che porgono veleno in coppe eleganti con turaccioli dorati e con etichette incantatrici, mettono l'inferno nelle vene e ricordano l'esclamazione: «Ecco, fratello, raccogli sorridente la tua dannazione!» (Fieschi, atto V, scena 13).
    Ed ancora non si è trovato un vindice, che liberi questa Velenopoli «da' suoi tiranni» e ripeta al popolo le parole della congiura dei Fieschi? (pp. 37-38)
  • Genova è chiamata la «la Superba». Tutti gli uomini superbi hanno un cattivo cuore, tutte le città superbe hanno.. un cattivo vino. L'una cosa completa l'altra. Perciò il cuore sitibondo si rivolge qui sopratutto a Gambrinus, la cui fedeltà è più sicura e ci ricompensa dei capricci di Bacco. Non fa meraviglia che nella velenopoli il culto della buona bevanda scura sia molto in fiore. (p. 38)
  • Nel fondo delle bettole genovesi troverai sprazzi d'arte e di bellezza e fors'anche spruzzi di vino buono, se anche il bicchiere non ti è lanciato direttamente in viso. Se sei poeta, pittore, idealista, volgi i tuoi passi lungo l'aperta Piazza Caricamento, verso il porto, e fermati a breve distanza dal vecchio e glorioso Banco di S. Giorgio, dove il nostro occhio spirituale ancor vede uscire dall'acqua un brandello della sottoveste di Fiesco. Sotto palazzi altissimi, che vanno con le loro torri a grattare le nuvole, accucciate come cani ai piedi del padrone, troverai una folla lillipuziana di curiose e care taverne: camerette aperte sulla strada, dentro le quali ferve pittoresca e gioconda la vita della gente del porto. Al primo piano, sopra il piccolo locale modesto lungo la strada, s'allineano bottegucce d'ogni specie il cui ingresso è dalla parte opposta e a piano terra sotto i porticati. [...] La sera quando tutte le finestrine delle botteghe e gli interni delle piccole bettole s'illuminano, lo spettacolo è meraviglioso e dà l'impressione di una costruzione fantastica in una festa d'artisti. (pp. 41-42)

Bibliografia[modifica]

  • Hans Barth, Osteria, traduzione di Giovanni Bistolfi, Enrico Voghera Editore, Roma, 1909?

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