I Cesaroni

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I Cesaroni

Serie TV

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Titolo originale

I Cesaroni

Lingua originale italiano
Paese Italia
Anno

2006 - 2014

Genere commedia
Stagioni 6
Episodi 142
Ideatore Fabrizio Cestaro (head writer 1ª e 2ª), Herbert Simone Paragnani (head writer 1ª), Giulio Calvani (co-editor 2ª, editor 3ª), Federico Favot (co-editor 2ª, editor 3ª), Francesca Primavera (co-editor 2ª, editor 3ª), Alberto Taraglio (head writer 3ª), Salvatore De Mola (head writer 3ª).
Regia Francesco Vicario (1ª e 2ª stagione), Stefano Vicario (3ª e 4ª stagione), Francesco Pavolini (3ª e 4ª stagione)
Sceneggiatura Federico Favot, Giulio Calvani, Francesca Primavera, Fabio Di Ranno, Valeria Giasi, Simona Giordano, Maddalena De Panfilis, Fabrizio Cestaro, Giorgia Cecere, Pierpaolo Pirone, Herbert Simone Paragnani, Francesco Cioce, Luca Monesi, Stefania Bertola, Gianni Forte, Stefano Ricci.
Rete televisiva Canale 5
Interpreti e personaggi
Note
  • Fotografia: Giovanni Giovagnoni
  • Montaggio: Gino Bartolini (AMC) (1ª, 2ª, 3ª, 4ª), Emanuele Foglietti (AMC) (3ª, 4ª), Carlo Fontana (2ª, 3ª)
  • Musiche: Andrea Guerra (1ª, 3ª, 4ª), Maurizio Miani (2ª)
  • Produttore: Domenico Tedesco(Publispei)
  • Vittoria Telegatto 2007 come miglior fiction
  • Premio Regia Televisiva 2008

I Cesaroni, serie televisiva italiana trasmessa dal 2006 al 2014.

Frasi ricorrenti[modifica]

  • Che amarezza... (Cesare Cesaroni)
  • Le chiacchiere stanno a zero! (Giulio, Cesare, Ezio)
  • Esequie! (particolare saluto di Cesare Cesaroni)
  • ... come il padre del padre del padre del padre del padre di mio padre! (locuzione di Cesare per giustificare il suo attaccamento alla tradizione)
  • Bello pisellone! (Walter a Marco)
  • Per tua norma e regola [omissis]! (incipit di diverse frasi dette da Ezio, Walter e soprattutto Cesare Cesaroni)
  • Ragazzaccia! (Walter a Alice)
  • E che problema c'è? (Ezio quando ha una delle sue idee)

Prima stagione[modifica]

Episodio 1, Promessi sposi[modifica]

  • [Prima frase in assoluto della serie di Eva, pronunciata poco dopo essere entrata per la prima volta a casa Cesaroni]
    Eva [appena rientrata nella sua nuova cameretta, rivolgendosi ad Alice]: Quei tre [i figli di Giulio] sono dei maniaci! Dobbiamo assolutamente cambiare la serratura!

Episodio 2, Non ci vedo chiaro[modifica]

  • Sergio Cudicini: Io non capisco perché bisogna usare le posate per mangiare quando le mani sono più comode e più facili da lavare!

Episodio 5, Il padre perfetto[modifica]

  • Giulio [che cerca di diventare un padre migliore]: I tuoi amici sono miei amici, Rudi! Come sta Burino?
    Rudi: Budino.
    Giulio: Va bè, Burino, Budino, me sta molto simpatico! E quell'altro cinese che invece chiamate Charlie come se chiama davvero?
    Rudi: Ciung.
    Giulio: Tciung! Eheheh, come 'o starnuto! Lo potevate chiama' "salute"!

Episodio 12, Scherzi a parte[modifica]

  • Cesare: Ci sono della gente che stanno a pezzi.

Seconda stagione[modifica]

Episodio 1, Se la bomba non scoppia[modifica]

  • Rachele [ad Eva]: Sì! Dall'ultima volta sono proprio cambiate le cose! Prima parlavi come una ragazzina innamorata... ora sei cresciuta e parli proprio come una stronza!
  • [Sul treno di ritorno da Bologna, dove Marco era andato con Rachele e ha incontrato Eva]
    Signora sul treno: Io se fossi in te la seguirei... perché una donna quando fa così è perché è innamorata...
    Marco: Sì... per un attimo ci ho creduto anch'io... ma poi sono stato solo uno stupido a illudermi...
  • [Cesare era scappato dal viaggio con Pamela e lei è andata a cercarlo in bottiglieria in piena notte]
    Pamela: 'Mazza! Bello in carne pe' esse morto eh!
    Cesare: Eh, può attendere un attimo... [Al telefono]
    Motivo della visita? Sono impegnato...
    Pamela: Ah sì? Co' chi? Co 'a borsa de Tokyo?
    Cesare: Perché te fa specie?
    Pamela: Sì Cesare... me fa specie...
    Cesare: Y u A A IN Che cosa vuoi?
    Pamela: Siccome io ce 'o so che tu a Milano nun ce l'hai degli amici ecco... Voglio sape' perché me so' dovuta sveglia' da sola dentro a n'arbergo co' te che te ne sei annato e cor conto da paga' sur groppone... per chi m'hai preso? Pe' 'a figlia de Swarowsky?
    Cesare: Non ho pagato perché non accettavano il bancomat e me ne sono andato perché ho capito che non ti amo più...
    Pamela: Allora se è così questa 'a tieni te... io no' 'a voglio...
    [Pamela consegna a Cesare una collanina]
    Cesare: Basta saperlo... Nient'altro?
    Pamela: No, nient'altro... allora io me ne vado...
  • Alzo questo calice di vino in onore del mio amico Ezio sperando che 'sto novo regazzino non sia mai de 'a Lazio. (Giulio) [convinto che il suo amico Ezio aspettasse un bambino]
  • [Dopo che Mimmo voleva rifiutarsi di fare un lavoretto per Rudi]
    Rudi: Senti, tu sei il più piccolo quindi obbedisci! La famiglia funziona così: Marco obbedisce a papà, io faccio finta di obbedire a Marco e tu obbedisci a me!
    Mimmo: Quindi se non sono il più piccolo posso comandare qualcuno?
    Rudi: Certo! è la regola! Adesso vai!
    Mimmo: OK!

Episodio 2, Oste ascendente Vergine[modifica]

  • [Marco ed Eva litigano, dopo che lui l'ha portata via dallo studio fotografico]
    Marco: Eva! Eva!
    Eva: Lasciami stare deficiente! [Eva gli dà uno schiaffo]
    Marco: Che ti sei impazzita?
    Eva: No, tu sei impazzito! Fatti la tua vita come io sto cercando di farmi la mia! Ok?
    Marco [afferrandola per un braccio]: Lo sai perché sono venuto? Perché non volevo tu facessi una cazzata di cui ti saresti pentita!
    Eva: Ma chi te l'ha chiesto!
    Marco: Mi fai finire? Shopping, serate, fotografi... Guarda Eva che fare la grande non vuol dire sculettare e posare nudi per il primo che passa!
    Eva: Ma chi ti credi di essere per giudicare le mie scelte? Chi sei tu per dirmi quello che è giusto e quello che è sbagliato? Marco che posto occupi tu nella mia vita?
  • [Marco arriva tardi ad un appuntamento con Rachele per andare a salvare Eva]
    Rachele: Allora che succede?
    Marco: Ah no, niente... Il dentista... Questo dente mi... mi tormenterà per sempre...
    Rachele: Toglilo!
    Marco: Ci ho provato mille volte. Ma è inutile. Non ci riesco. Non posso.
    Rachele: Forse ho capito di che dolore si tratta.
    Marco: È una sofferenza che non passa neanche con l'anestesia, anche se piacevole e attraente.
    Rachele: Già! È una malattia da cui non si guarisce facilmente. Lo so.
    Marco: Rachele, forse è meglio che tu torni a Milano. Finché non avrò trovato la cura adatta io non posso offrirti niente.
    Rachele: L'unica cura che può guarirti è quella che ti fa ammalare. Ciao. Salutami Eva.

Episodio 4, Ci vorrebbe un amico[modifica]

  • Marco ad Eva [tramite dei cartelli in una macchina per fototessere]: Non piangere, se piangi mi uccidi, ti amo, da sempre...

Episodio 5, Sogno di un mattino di mezz'autunno[modifica]

  • Eva: Lo sai non mi importa se l'hai già fatto.
    Marco: Cosa?
    Eva: L'amore.
    Marco: Perché tu invece...
    Eva: Aspettavo te.
    [si baciano]
  • Eva: A che pensi?
    Marco: A quanto sono stato stupido.
    Eva: Ma davvero non te n'eri accorto... che ero inammorata di te?
    Marco: Non lo so, oddio, qualche dubbio ce l'ho avuto, poi se penso al tuo sorriso sul traghetto effettivamente... Poi però sei sparita!
    Eva: Per forza, sei inciampato sulle labbra di Rachele!
    Marco: Forse ti stavo cercando talmente tanto che non riuscivo più a capire il punto da cui ero partito.
    Eva: Perché cercando? Scusa da quando... Insomma, da quand'è che ti piacevo?
    Marco: Dal matrimonio dei nostri genitori, tu ridevi di felicità e avevi le gote rosse, metà di trucco, metà d'imbarazzo, e quando hai visto che ti stavo guardando, sei diventata seria in un attimo. Ed io ho sentito come una cosa qua, come se avessi bevuto un bicchiere di aceto, e lì ho capito che volevo stare con te! E tu invece? Quando l'hai capito?
    Eva: Boh, non lo so! Non mi ricordo, be' non era importante evidentemente.
    Marco: E dai!
    Eva: Va bene. Forse al concorso, ti ricordi?
    Marco: Certo che mi ricordo!
    Eva: Io stavo dietro il vetro della radio e ti ascoltavo da lì e per un attimo ho sperato che la stessi cantando per me.
    Marco: Eva, ma io stavo cantando per te!
    Eva: Davvero?
    Marco: Te lo giuro!
    [Si baciano]

Episodio 6, Tre giorni da cani[modifica]

  • [Marco torna a casa la sera dopo che Eva l'ha cercato tutto il giorno senza avere sue notizie, lei gli va incontro]
    Eva: Marco! Ma dove sei stato tutto il giorno? Mi hai fatto morire di paura!
    Marco: No, non ti preoccupare amore. Ti amo! Ti amo! [Marco la bacia]
    Eva: Cosa?
    Marco: Ti amo da morire!
    [si nascondono]
    Eva: Tutto a posto niente! Dove sei stato tutto il giorno? Dimmelo!
    Marco: Ho camminato e ti ho pensato un sacco.
    Eva: Davvero?
    Marco: Sono anche rimasto bloccato in un ascensore. Ti ho anche comprato una cosa.
    Eva: Cosa? [Marco prende una scatolina e gliela porge] Cos'è?
    Marco: Aprilo! Dentro ci troverai tutto quello che ho fatto oggi! [Eva apre la scatola, c'è una collana con un ciondolo a forma di cuore] È il mio per te, lo vuoi?
    [Eva sorride e lo bacia]

Episodio 11, Il cuore del problema[modifica]

  • [Marco ed Eva confessano la loro storia ai fratelli visto che loro si sentono responsabili del malore cardiaco di Giulio]
    Marco: Mimmo, non è stata colpa tua! Non è neanche colpa vostra! Non è colpa di nessuno di voi. Siamo stati io ed Eva! Siamo stati noi!
    Eva: Ragazzi, la verità... la verità è che io e Marco ci siamo innamorati. E Giulio ci ha visti mentre... Be' ci ha visti! Quindi siamo noi i colpevoli di tutta questa storia, voi non c'entrate niente!
    Marco: E mi dispiace se avete pensato che possa essere colpa vostra!

Episodio 12, A Londra con amore[modifica]

  • Lucia: E poi vedi tesoro quello che è successo ad Eva e a Marco è una cosa molto speciale. Un po' come è successo a me e papà. Si sono conosciuti e si sono innamorati.
    Mimmo: E allora non sono fratelli?
    Lucia: No!
    Mimmo: E allora non ci arrabbiamo più con loro?
    Lucia: No! Non ci arrabbiamo più con loro! Gli vogliamo bene come sempre!
  • È sempre così: se devo dirti una cosa importante riesco soltanto a scriverti, perché parlare davanti a te è impossibile, mi perdo, balbetto oppure sto zitto, come ho fatto anche troppo in questi giorni. Sono troppo incerto e insicuro per valere quanto il tuo futuro, meglio che mi faccia un po' da parte perché tu possa accostare il mio ricordo e i tuoi progetti e valutare seriamente quale delle due cose ti somigli di più, sia più tua, per dedicargli di più la tua energia e la tua attenzione. La mia paura è che un giorno tu possa identificarmi come i tuoi rimpianti, paura che tu non me lo dica e che lasci a me la responsabilità di leggertelo negli occhi. Tra oggi e quel giorno preferisco partire oggi, perché oggi parto con la certezza che mi ami ancora, e ti lascio con la certezza che nonostante tutto, nonostante tutti, ti amo anche io... (lettera di Marco a Eva quando parte per Londra)

Episodio 16, Amore che viene, amore che vai[modifica]

  • [Marco torna da Londra all'improvviso ed Eva inveisce contro di lui]
    Eva: Sei tornato, presumo.
    Marco: Già.
    Eva: Be', ben tornato.
    [Eva sale le scale]
    Marco: Ma io sono tornato per te! Gliel'ho spiegato anche a loro.
    Eva: La prossima volta magari fai uno squillo.
    [Marco le afferra una mano]
    Eva: Che cosa vuoi?
    Marco: Non hai capito! Gli ho appena spiegato che nonostante tutte le mie paure, nonostante Londra, nonostante tutto, io sono tuo. E non posso impedirmi di esserlo.
    Eva: Mio...
    [Marco afferra nuovamente la mano di Eva]
    Eva: Guarda Marco che se mi fermi un'altra volta e mi impedisci di andare nella mia stanza a farmi i fatti miei e dimenticarmi di questa tua ultima girata di umore, io ti giuro che...
    Marco: Ma io... io credevo che tu fossi...
    Eva: Io fossi cosa?
    Marco: Che fossi contenta.
    Eva: Contenta... sì, infatti, sono contenta! Sono contenta che mi hai dimostrato per l'ennesima volta di quanto sei egocentrico. Tu mi hai lasciata mentre dormivo! Hai rifiutato le mie chiamate! Mi hai respinta dopo che sono venuta a cercarti a chilometri di distanza da casa, senza neanche preoccuparti del fatto che io non avessi un posto dove dormire, dove mangiare, dove piangere per quella tua faccia di merda! E adesso cos'è, eh? Ti è passata la paura? Hai fatto il grande rientro? Hai trovato la grande soluzione, questo tuo grande atto di coraggio! E certo perché non è mica colpa tua se noi ci siamo lasciati, giusto? No, è colpa dei nostri genitori! Eh, sì. E perché adesso questo fardello del nostro amore impossibile deve passare a loro, dopo che l'ho tenuto io! Cos'è la nostra storia, eh? Una partita di palla avvelenata? Però c'è soltanto un'unica regola: che la palla non deve mai rimanere a te. Allora sai cosa c'è, Marco? Che adesso tu ti prendi le tue canzoni, i tuoi mezzi piagnistei, i tuoi mezzi sorrisi, le tue lettere strappalacrime, e te ne vai dritto all'inferno!

Episodio 19, Sogno o son Giulio[modifica]

  • [Marco entra in classe con una divisa maleodorante a causa di un crudele scherzo di Eva]
    Eva: Professoressa, possiamo aprire la finestra?, qualcuno deve aver parcheggiato un caprone vicino al mio banco.
    Marco: Si vede che la scrofa si sentiva sola!
    Eva: Caprone! Ti hanno mai detto che le scrofe sono anche vendicative?
    Prof.: Ragazzi, buoni!
    Marco: E false. Soprattutto molto false. E doppie. Hai fame, scrofa? Vuoi una pannocchia? [Eva viene vicino a lui e lo picchia]
    Marco Provaci ancora se hai il coraggio [Eva gli dà un altro schiaffo, dopo si danno calci e schiaffi] Prof.: Smettetela ragazzi, basta, che cosa ci avete oggi in testa [Eva fa cadere la prof e Marco per terra, mentre Carlotta si tappa la bocca con le mani per il litigio]

Episodio 26, Prova di maturità[modifica]

  • Carlotta [riferendosi ad Eva]: Oh insiste... insiste!
    Walter: Qua ci serve il gioco pesante... bisogna passare al piano C.
    Carlotta: E il piano B?
    Walter: Io sono troppo avanti!
  • [Marco è davanti la porta della sua stanza, dove c'è appesa una lettera]
    Eva: Che guardi?
    Marco: Eh, l'accademia!
    Eva: Che accademia?
    Marco: L'accademia di Milano! Io avevo fatto domanda è questa dovrebbe essere la risposta.
    Eva: Be' apri, no? Che aspetti?
    Marco: È che non ce la faccio, non ho il coraggio. [le porge la busta] Lo faresti per me?
    Eva: Sei stato ammesso!
    [Marco contento l'abbraccia] Marco: Sì!
    Eva: Adesso non si scherza più Marco Cesaroni!
    [Marco le prende il viso tra le mani]
    Marco: Lo sai che c'è successo a noi due, che siamo stati adottati da tutti i nostri sogni! [Eva si allontana e gli dà le spalle] Da tutti tranne uno!
    [Marco la afferra per un braccio e la bacia, ma Eva si allontana e va verso le scale] Marco: Eva scusa!
    [Eva si ferma a guardarlo piangendo, poi ritorna sui suoi passi, si baciano ed entrano nella stanza di Marco]

Terza stagione[modifica]

Episodio 3, Porchetta e porcellana[modifica]

  • Cesare: Oh, che incubo che ho fatto stanotte. Me so' sognato che cascava 'n aereo, un macello era successo. [squilla il telefono] Ma chi sarà, mò?
    Ezio: Rispondi, dev'esse er pilota.
  • [Il Notaio esce dopo aver lasciato un biglietto a Cesare informando che Pamela gli ha lasciato un'eredità] Altro che meccanico, 'a mignotta dovevo fà. (Ezio) [Cesare se ne va indignato]
  • [Marco torna a casa e trova Eva seduta vicini alle scale, non la guarda e comincia a salire le scale, poi si gira]
    Marco: Quanto ti fermi?
    [Eva si alza, si avvicina alle scale]
    Eva: Sono tornata per restare.
    Marco: Bentornata! [Marco va via]

Episodio 5, I Garbatelleros[modifica]

  • Ezio [parlando a Matilde]: Io, Cesare e Giulio eravamo i 3 Garbatelleros, campione de bowling amatoriale del '79, '80, '81. Non facevamo in tempo a mettece 'e scarpe che i birilli ce vedevano e bom! Cascavano da soli, se suicidavano!
  • Lorenzo Barilon: Allora, ricapitoliamo: a casa di Budino niente alcool perché i suoi sono astemi. A casa mia non se ne parla perché mio padre c'ha appena avuto l'ulcera, e quindi? Conclusione?
    Rudy: Eh, quindi, conclusione, sai qual è? Che ci presentiamo alla festa senza alcolici e io questa scritta "sfigato" in fronte non me la tolgo fino alla laurea.
    Regina: Giusto.

Episodio 8, Il pesce pilota[modifica]

  • [Giulio, Cesare ed Ezio devono penetrare nello studio di Criscuolo]
    Giulio: Come famo a superare la segretaria de Criscuolo? Quella tirerà su un muro!
    Cesare: A quello c'ho pensato io. C'abbiamo un'arma segreta, piccola ma devastante!
    [la scena si apre con la sola Matilde che si presenta davanti alla segretaria.]
    Segretaria: Ciao! Posso aiutarti? [alzandosi dalla sedia e sorridendo]
    Matilde [con sguardo impaurito]: Mi sono persa! [ora la segretaria non sorride più]. Ero con i miei genitori in profumeria, ipnotizzata dalla prima confezione di Channel n.° 5, [la segreteria sgrana gli occhi] nella profumeria all'angolo e quando mi sono voltata non li ho più visti. Mi aiuti a ritrovarli, per favore? Sento che sta arrivando...
    Segretaria [con aria interrogativa]: Chi?
    Matilde [ansimando]: La crisi di panico! [la segretaria comincia a preoccuparsi] Soffro di agorafobia! E sono fisicamente impossibilitata ad attraversare la strada da sola. A questo si aggiungono gli attacchi ripetuti di monofobia, ossia la paura della solitudine. [la crisi di panico di Matilde aumenta, con tanto di tic nervosi] Quindi se lei non mi accompagna non solo rischio di finire sotto una macchina, ma se guardandomi intorno non troverò nessuno accanto a me comincerò anche ad avere difficoltà respiratorie! Braccia e gambe si paralizzeranno?..
    Segretaria [spaventatissima, interrompendo Matilde]: Vabbene! Vabbene! Ma facciamo in fretta! [accompagnandola fuori] Vieni, vieni con me!
    [nel frattempo entrano di soppiatto Giulio, Cesare e Ezio]
    Giulio: Ammazza, oh! Micidiale davero 'sta ragazzina!
    Cesare: Eh! Cinquanta euro m'è costata, 'sta arma segreta!
    Ezio [rivolgendosi a Cesare]: Sei sicuro che Matilde non è figlia tua? No, perché io noto sempre più somiglianze!
    Cesare: Senti, non dir fregnacce e cammina, per piacere!
  • [Giulio e Lucia sono nella loro camera da letto]
    Lucia: E tu cosa pensi?
    Giulio: Che forse Marco deve rivedere le sue ambizioni.
    Lucia: Mh... perché l'ha detto Criscuolo?
    Giulio: Guarda Criscuolo sarà uno sfruttatore, però è uno che del suo lavoro ci capisce, ha lanciato un sacco de gente che poi è diventata famosa.
    Lucia: E allora Marco cosa dovrebbe fare secondo te? Rinunciare?
    Giulio: Io dico che... che se ti dicono che non sei tagliato per una certa cosa, te devi mette il cuore in pace, devi rassegnarti e crescere.
    Lucia: Senti Giulio... quando eri ragazzo no... come ti sei sentito tu quando ti hanno scartato ai provini per entrare alla Roma... Come ti sei sentito a metterti il cuore in pace... Ti sei sentito cresciuto eh... Grande, responsabile oppure eri disperato perché avevano infranto il tuo sogno, l'unico il più grande che avevi? Adesso Marco si sente così... e tu anziché buttarli un salvagente che fai lo spingi sott'acqua? Pensaci.
  • [Marco, Eva e Walter fanno un brindisi]
    Eva: Ai nuovi amori?
    Walter: E ai vecchi amici.
    Marco: Quelli che ci saranno sempre.
    Walter: In questi anni ne abbiamo passate tante, ma alla fine l'importante è ritrovarsi!
    Eva: L'amicizia può durare per sempre, magari è il caso nostro.

Episodio 10, Sfido dunque sono[modifica]

  • [Stefania e Lucia attendono l'arrivo di Ezio]
    Stefania: Hai fatto il carciofo più grosso della zucchina.
    Lucia: Eh beh, il carciofo è più grosso della zucchina.
    [Suona il campanello]
    Stefania: Quarantacinque minuti.
    Ezio: Scusa CiùCiù, c'era traffico che dovevo fa'?
    Stefania: E quindi, hai fatto la scorciatoia passando per Trieste?
    Ezio: La macchina?
    Stefania: La macchina si è aggiustata da sola nel frattempo.
    Ezio: Hai visto allora che il tempo aggiusta tutte le ferite.
    Stefania: E non lo so, non lo so perché le ferite che ti faccio io stasera, non lo so quanto tempo ci mettono a rimarginasi.
  • Iva: Sciatto, banale, ripetitivo, pieno di cliché. [l'articolo di Eva viene mangiato dalla macchina trita carta] Poco male, il posto resterà vacante, l'editore sarà contento. [Eva accenna un malore] Oddio tesoro ti prego non mi fare quella che si sente male per colpa mia, solo l'anno scorso ne ho vinte quattro di cause simili.
    Eva: No, non si preoccupi, non ho nessuna intenzione di farle causa, non condividerei neanche un aula di tribunale con lei, quindi il mio articolo sarebbe pieno di cliché, ma non si rende conto che il primo cliché quello più volgare qui è lei.
    Iva: Ah sì?
    Eva: Si, con questa stupida scena della macchina trita fogli che ha anche un nome, ma a che cosa le serve... a dimostrare che lei ha carattere, perché evidentemente non ce l'ha, forse qualche altro aguzzino come lei, ma sopra di lei le avrà spiegato che per tirare fuori il meglio della gente bisogna umiliarla, trattarla male, farla sentire stupida e incapace.
    Iva: Be', sì.
    Eva: Bene glielo dico io, sono tutte delle grandissime cazzate e siccome lo so e lo so profondamente, me ne vado volentieri da questo stupido film degli anni '80 dove evidentemente lei si trova benissimo.
  • [Lucia e Stefania discutono]
    Ezio: No no, falle litigà che me piace, me piace quando litigano.
    Stefania: Senti Ezio nun te ne uscì con quella storia delle donne che se picchiano nel fango eh?
  • [Giulio ed Ezio si consultano dopo aver scoperto la gara di Lucia e Stefania]
    Ezio: Senti piuttosto lascia perde il cocchio, com'è finita la sfide de....
    Giulio: Quale sfida?
    Ezio: La sfida che... m'hai capito.
    Giulio: No, nun tò capito.
    Ezio: La sfida [Ezio fa un movimento di bacino e Giulio capisce] der coso.
    Giulio: Ah... eh... pari.

Episodio 11, Scelta di campo[modifica]

  • [Mentre Giulio sta guardando il derby Roma-Lazio, Lucia gli fa una domanda]
    Lucia: Ah scusa Giulio mi senti... eh c'ho un piccolo problema, non è che per caso conosci un ragazzino sugli undici anni così che giochi in porta per sostituire il portiere nostro della classe della scuola, no perché c'è un torneo interscolastico.
    Giulio: Nel secondo cassetto in cucina.
    Lucia: Roba da matti.
  • [Cesare ed Ezio sono preoccupati per il provino di Mimmo alla Lazio]
    Cesare: Oh qui mica possiamo sperare solo nella buona sorte, dobbiamo fare in modo che il provino vada male.
    Ezio: Ma de che te preoccupi, chi è il più grande organizzatore de fallimenti ar mondo?
    Cesare: Te.
    Ezio: E allora ce penso io.
  • [Stefania va ad aprire la porta pensando sia Ezio, invece è Walter]
    Stefania: Ah sei te.
    Walter: Eh mi hai tolto le chiavi.
    Stefania: Che sei venuto a fare?
    Walter: Eh eh ti ho portato le camicie.
    Stefania: Che è hai finito i gettoni della lavanderia?
    Walter: No, però ho trovato un lavoro.
    Stefania: Ah addirittura e che lavoro è?
    Walter: Barman.
    Stefania: Vabbè va.
    Walter: No, scusa perché che c'è che non va, non ho capito.
    Stefania: No no, il lavoro di per sé va benissimo è che....
    Walter: È che?
    Stefania: Tu non sai quello che vuoi, Walter oggi mi fai il barman e domani ti trovo vestito da coniglio peloso che me fai l'animatore a nà festa de Mimmo eh! Eh dai... senti siediti Walter per favore... allora tu non hai capito che mamma tua sta cercando di farti capire chi sei, guarda che il mondo fuori è cattivo, le cose te le spiega a forza di calci in culo, amore io e papà poi le chiavi di casa te le ridiamo, ma la società una volta che te le ha tolte... te le ha tolte, hai capito?
  • [Eva e Marco si incontrano in corridoio]
    Eva: Ciao... hai visto, sono venuta ieri al locale.
    Marco: Bel locale, eh!
    Eva: Carino... poi tu sei molto bravo.
    Marco: Mi hai sentito?
    Eva: Be' non sono stata molto però...
    Marco: E quale pezzo ti è piaciuto di più?
    Eva: Non me lo ricordo.
    Marco: Va be', non fa niente. [Marco sta per entrare nella sua stanza]
    Eva: No, dai aspetta, non te ne andare.
    Marco: Ma io non me ne sto andando, mi sto solo facendo i fatti miei come tu ti fai i tuoi.
    Eva: Marco, io sto male... ho perso completamente il controllo della mia vita... e tu non hai idea del periodo che sto passando e dei problemi che ho proprio...
    Marco: E come faccio ad averne un idea se io e te non ci parliamo più, come faccio? Siamo due estranei, siamo come due compagni di scuola dopo la maturità [si gira e le dà le spalle per entrare nella stanza]
    Eva: No Marco... sono incinta... è di Alex, ma non l'ha voluto.
    [Marco rimane bloccato]
    Eva: Marco.
    Marco [si gira di scatto e le urla contro]: Che cazzo vuoi da me, eh?! Che vuoi?!
    Eva [piangendo]: Non urlare, ti prego non urlare.
    Marco: Non urlare!?. Io urlo perché non so che dire Eva, ecco perché! Che si dice in questi casi eh? Non so con chi parlare, non so dove guardare, non so che fare... Io non ti riconosco più! [entra nella sua stanza e sbatte la porta]
    Eva: Non mi riconosco più neanche io.

Episodio 12, Siamo uomini o gnomi[modifica]

  • [Eva entra nella stanza di Marco]
    Eva: Marco non puoi far finta che non esisto, io abito in questa casa e non diventerò trasparente!
    Marco: Posso sempre fare come fai te, ignorare il problema.
    Eva: Vuoi dire tutto a mia madre, vero?
    Marco: Io vorrei che glielo dicessi tu!
    Eva: Ma perché non cerchi di capirmi, come posso dirglielo se non so più chi sono io, se io sono la prima a non capire cosa mi sta succedendo, come faccio a spiegarlo a mia madre? Io mi guardo allo specchio e non mi riconosco più! Marco, mi vergogno di quella che sono diventata! Certe volte sembra che non stia succedendo a me, che tutto questo stia succedendo ad un'altra persona! Io non sono così!
    Marco: E come sei tu veramente? Come sei? [Marco va via arrabbiato]
  • [Walter arrivato in officina da Ezio lo trova addormentato e Walter lo sveglia]
    Walter: Oh!
    Ezio: Ma che sei scemo? Ma come te viene in mente?
    Walter: Ma che fai dormi?
    Ezio: Ma che dormo che sto a fa ad aggiustare la marmitta, ma non lo vedi che sto ad aggiustà, che voi?
    Walter: Tiè tirati su dai.
    Ezio: Mazza come sei elegante, bisogna essere eleganti pe fà il cravattaro nell'alta finanza eh... damme na mano... complimenti.
    Walter: Ma che dici... che cravattaro, guarda che io per tua norma e regola sono... sono un consigliere che consiglia, ai consiglieri dei consigli per l'amministrazione delle banche dei titoli più titolati per la compravendita del rialzo e il ribasso de... vabbè insomma so cose complicate non me va di stare a spiegare.
  • [Cesare e Matilde discutono sulle abitudini di vita di Gabriella]
    Matilde: Basta questo cibo sano mi sta uccidendo.
    Cesare: Allora ammetti di aver sbagliato.
    Matilde: Ma come facevo a sapere che Gabriella era così invadente.
    Cesare: E' una donna e questo doveva toglierti qualsiasi dubbio, che poi fra tutte sia la peggio è n'altro paio de maniche.
    Matilde: Ora però dobbiamo trovare una soluzione prima che ci trasformi la casa in un centro benessere.
    Cesare: Ma come facciamo, quella è uno scorpione, manco la bomba atomica la elimina.
  • [Eva arriva in cucina dove Lucia sta pulendo]
    Eva: Mamma.
    Lucia: Eh?
    Eva: Ma che stai facendo?
    Lucia: E sto cercando di prendere, mi fai una cortesia, mi prendi tu la teglia quassù quella grande, eh che questa cosa appiccica come la colla, peggio della colla.
    Eva: Sì, va bene.
    Lucia: Quella, quella nera lassù.
    [Eva sta salendo sopra una sedia, Marco arriva e vedendo la scena si preoccupa]
    Marco: Ferma!
    [Lucia si volta preoccupata]
    Lucia: Oh che è?
    Marco: Ferma, ci penso io tranquilla.
    [Eva se ne va sollevata, accennando un sorriso e felice per il gesto di Marco]
  • [Eva entra nella stanza di Marco, lui sta suonando]
    Eva: È la tua nuova canzone? E le parole? Non ci sono parole?
    Marco: Tu lo sai che prima o poi non potrai più nasconderlo, no? [Eva sta quasi per piangere, allora lui l'abbraccia] Vieni qui!
    Eva: Ti prego, aiutami!
    Marco: Stai tranquilla, terrò il segreto. Cavolo! Sono o non sono tuo fratello? Non ti preoccupare stai tranquilla ora.

Episodio 13, Roulette russa[modifica]

  • Simona: E lo sai perché noi siamo single? Perché l'amore è come la polverina magica di Trilli. Ce l'hai addosso e voli. Però più forte sbatti le ali più ti si scrolla di dosso.
    Marco: E senza neanche accorgertene ti ritrovi a terra, e riscopri la faccia della gente, che per tanto tempo, volando, dall'alto hai visto come dei piccoli puntini. Eh?
    Simona: E appena ti accorgi di avere la faccia come tutti gli altri? E lì ripiombi nel mondo pronta a rifiondarti in tutto questo casino.
  • Simona: È brutto interrompere una bella canzone.
    Marco: Be', però se quella che te ne do è ancora più bella allora uno se ne fa una ragione, no?
    Simona: Mh... Non sono convinta di avere capito bene la metafora. Cioè, tu vorresti dirmi...
    Marco: Questo. [Marco la bacia]
  • [Ezio dopo aver perso tutte le fiches viene insultato da Son Sei e gli storti intervengono per dividerli]
    Storto#1: Ok forza sicurezza, sicurezza.
    Son Sei: Sono quello che ti meriti, ecco cosa sono.
    Ezio: Ma chi siete poliziotti? Distintivo per favore, io nun me faccio mette le mani addosso. [lo Storto#2 alza il giacchetto e mostra ad Ezio la pistola] Ma che è vera?
    Storto#1: No, è a gommini.
    Ezio: Ah... a gommini.
  • E se fossero le donne ad aver paura di aspettare un figlio? Fanno finta di dimenticarselo, anche con se stesse. Quando una donna aspetta un figlio diventa molto fragile: si sente ancora figlia e non ancora madre, pensa di non essere pronta, ha paura della solitudine e nella solitudine finisce per cacciarsi da sola. Può incrociare decine di donne nel suo stato ma lei non le vede, perché è sicura di essere lei la più incapace. Il suo allontanarsi diffidando persino del suo uomo è solo un alibi che maschera un sentimento terribile: l'incertezza di volerlo questo bambino, la difficoltà ad accettarlo perché non si concilia con la vita che fai, con quello che sei... e c'è la paura che quel bambino ti porti via il futuro. Poi, improvvisamente, si accorge che forse la cosa è più semplice di quanto non pensasse perché, improvvisamente, si ricorda della verità più banale e intuitiva del mondo, e questa verità è che i bambini si fanno in due. Ma anche se sei sola, un bambino è il dono più grande che la vita ti possa fare. (articolo di Eva sui neo-papà)

Episodio 14, Era mia madre[modifica]

  • [Cesare, Ezio e Giulio discutono su come nascondere il lavoro che faceva Pamela a Matilde]
    Cesare: Vabbè, comunque mettiamo pure che sta cosa possa funzionare, andò la trovo sta Godiva?
    Giulio: Ma perché non lo diciamo a Lucia e Stefania?
    Ezio: Ma che sei matto, quelle se so messe in testa che a Matilde bisogna digli la verità, a Lucia e Stefania... cerca sul giornale Godiva che ce vuole, affittasi com'è A.A.A. er coso lì...
    Giulio: Com'è, com'è sempre nun fa finta che nun lo sai dai.
    Ezio: Eh lo so.
    Giulio: Sarà A.A.A. Godiva "Amica" de Ezio.
    Ezio: Bravo.
  • [Marco bussa alla porta della stanza di Eva]
    Marco: Ciao, posso?
    [Eva annuisce e Marco va a sedersi vicino a lei]
    Marco: Allora, non l'hai trovato?
    Eva: Non è stato facile, però l'ho chiamato... si è fatto negare.
    Marco: Non me l'aspettavo.
    Eva: No, neanche io.
    Marco: Però ascolta un attimo, tu l'hai chiamato per dargli un'informazione, per dirgli una cosa, giusto?
    Eva: Sì, e allora?
    Marco: E allora se li vuoi far sapere che questo bambino nascerà comunque, non è perché lui si nega che tu non riuscirai a farlo, capisci?
  • [Ezio si alza per andare a riportare indietro i vestiti presi in affitto]
    Stefania: Ma do vai te vestito così scusa?
    Ezio: Do vado perché, è comodo, è fresco sto tanto bene, anzi non ho ancora capito perché non se sparsa la moda pure per li omini de e gonne.
    Stefania: Ah non l'hai ancora capito? Ma secondo me se te guardi allo specchio lo capisci.
  • [Cesare bussa alla porta della stanza di Matilde]
    Matilde: Mi hai spaventata.
    Cesare: Mi dispiace, siedeti, ti vorrei dire una cosa... tu lo sai che cosa sono i segreti Matilde? [Matilde risponde "No" con un cenno della testa] Quando un vestito si buca noi ci mettiamo la toppa, perché ci vergogniamo di far vedere quel buco agli altri, ecco questi sono i segreti, sono toppe sui buchi della nostra anima.

Episodio 15, A volte ritornano[modifica]

  • [Ezio è andato di nascosto ad avvertire Cesare che Lojacono ha cercato di estorcergli informazioni su dove si possa trovare Matilde]
    Ezio: Guarda che Lojacono mi ha offerto un sacco de soldi per sapere chi era il padre de Matilde, ma parecchi soldi roba grossa, manco nei pacchi de Affari Tuoi tutti quei soldi ce stanno.
    Cesare: Ah ho capito, eh vabbè tu non li hai accettati, mazza bravo grazie sei stato veramente un amico, ma hai preso precauzioni?
    Ezio: Perché devo prende precauzioni Stefania so vent'anni che prende la pillola.
    Cesare: Ma sei scemo?
  • [Walter disperato racconta a Marco quello che è successo con Carlotta]
    Marco: Comunque Walter, a te Carlotta se continui così ti fa a pezzi.
    Walter: Non è detto, dice praticamente che sono l'unico uomo che vuole e poi ha ammesso la sua stronzaggine, quindi praticamente una resa totale.
    [Simona che all'inizio della conversazione si era messa in disparte, entra nella discussione]
    Simona: E allora perché hai così paura?
    Walter: Chi ha paura?
    Simona: Eh tu guarda che faccia.
    Walter: Questa poi è un'altra cosa e comunque visto che tu sei tanto brava spiegami un attimo come si fa a capire quando una persona ti interessa ancora allora.
    Simona: Va bene ti faccio un esempio, tu e lei avete un appuntamento e lei tarda, tu sei lì e ti chiedi se ne vale la pena o meno aspettare, sai che cos'è che ti da la risposta? [Simona guarda Marco] Il sorriso che fai quando la vedi, che non è quello che vede lei, ma è quello che fai ancora prima di vederla e quel sorriso non lo controlla nessuno perché viene direttamente dal cuore e vuol dire una cosa sola... io ti amo.
    [Marco accenna un sorriso imbarazzato]
  • [Ezio, Giulio e Lojacono sono arrivati al centro commerciale alla ricerca di Cesare e Matilde]
    Ezio: Aoh non ce posso crede er cubo de "Kubrik" te lo ricordi?
    Lojacono: Tu vai da quella parte e tu da quella parte.
    Ezio: Aoh te hai bisogno che te calmi tu va de qua, tu va de la, sempre a da l'ordini, ma per favore nun lo dici mai te?
    Giulio: Dai non fa niente.
    Lojacono: Vogliamo sbrigarci allora.
    Giulio: Eh esatto, sbrighiamoci.
    Ezio: Lo rubo che c'è voglio gioca a casa.
    Giulio: Come lo rubi, pagalo perché lo devi ruba?
    Ezio: Così, tanto torno dopo [mettendo al suo posto il cubo gli cade] te saluto... Cesare.
  • [Mentre Matilde sta per partire arriva Eva, appena tornata da Parigi con un vestito per lei indossato ad una presentazione dell'album di Madonna]
    Matilde: Tra l'altro Madonna era anche amica di mia mamma.
    Ezio: Ma davvero?
    Giulio: Come davvero, glielo hai detto te, non te ricordi che lo sapevi no?
  • [Cesare in lacrime ripete in continuazione il nome di Matilde]
    Lucia: Ti faccio una tisana?
    Cesare: No.
    Lucia: Una cioccolata calda?
    Cesare: No, voglio Matilde, voglio Matilde.
    Stefania: Cesare, ma neanche un po d'acqua.
    Cesare: No... Matilde, Matilde.
    Ezio: Ma non è che gli è venuto un ictus dal dolore che s'è fissato. [suonano al campanello e Giulio va ad aprire]
    Stefania: Ezio per favore eh.
    Giulio: Matilde.
    Ezio: Allora è contagioso.
    [Giulio entra in cucina con affianco Matilde]

Episodio 16, Danni e donne[modifica]

  • [Ezio commenta l'assunzione di Teresa alla bottiglieria]
    Ezio: Me piace, me piace, me piace questa è gente capace, gente del nord che c'ha i piedi sulla testa.
    Giulio: Ezio... o c'ha la testa sulle spalle o c'ha i piedi per terra, decidi.
    Ezio: Piedi per terra.
  • [Ezio commenta gli sguardi tra Barilon e Teresa]
    Ezio: Aoh.
    Cesare: Eh.
    Ezio: Sti due non me la raccontano giusta, sembrano fatti l'uno pe' l'altra, li hai visti?
    Cesare: Ma che stai a di'? Questa è la tipica sintonia della gente del nord, evoluti, rapidi, nun di stupidaggini oggi non è giornata, per favore.
    Ezio: Secondo me gli ingranaggi della grande macchina dell'amore, se so appena messi in moto.
    Cesare: E speriamo che te mettano sotto.
  • [Giulio e Cesare arrivano al ristorante veneto dove Barilon e Teresa si sono dati appuntamento e trovano pure Ezio seduto ad un tavolo nascosto per vedere cosa succede]
    Giulio: Oh!
    Ezio: Aoh, siete arrivati finalmente eh.
    Cesare: Volevamo vedere che casini stavi combinando, scommetto che lì nun è successo niente.
    Ezio: E invece no, non è giusto manco pè niente, perché questi se stanno a guardà dritti nell'occhi come fossero due innamorati, vo dico io.
    Giulio: Ezio basta co sta storia annamo via.
    Ezio: Aspettamo na mezz'oretta se non succede niente se ne annamo a casa, se no aspettamo un attimo.
    Cesare: Che hai ordinato?
    Ezio: Polenta co osei, nun so che vuol dire.
    Giulio: Boni, la polenta co uccelletti.
    Ezio: Uccelletti, ma che sei matto a me fa impressione chiama subito il cameriere va.
  • [Eva è in un motel, si sente male, Marco arriva dopo che lei lo ha chiamato, e la trova seduta a terra]
    Marco: Eva.
    Eva: Marco.
    Marco: Che succede?
    Eva: Ho un dolore fortissimo qui.
    Marco: Senti ti metto sul letto, ok?
    Eva: No, no. Non mi toccare, ti prego non mi toccare, ho troppa paura Marco. Ieri sono stata dal medico e mi ha detto che c'è il pericolo del distacco della placenta.
    Marco: Allora dobbiamo chiamarlo.
    Eva: L'ho già chiamato, sta arrivando.
    Marco: Ma tu che ci fai qui! Dopo la visita ti riporto a casa.
    Eva [cominciando a piangere]: No, no non posso andare a casa, non sanno niente, capisci? Io non ho detto niente. Sanno che sono fuori Roma per lavoro, che faccio ritorno a casa incinta e piena di problemi? No, io devo rimanere qua e devo stare tranquilla perché il medico mi ha detto che devo avere un po' di tranquillità, perché sennò il bambino rischia, e se il bambino rischia...
    Marco: Eva è chiaro che tu qui da sola non ci puoi stare, ma non ti preoccupare perché faremo di tutto per risolvere la situazione senza che tu debba tornare a casa. Va bene... vieni qui. [Marco l'abbraccia]

Episodio 17, Basta crederci[modifica]

  • [Walter sta uscendo dopo aver raccontato ad Eva del suo acquisto da lei deriso]
    Walter: Senti io non so perché, ma percepisco delle ondate negative nei miei confronti oggi, sto per uscire ti serve qualcosa?
    Eva: No, non mi serve niente.
    Walter: Ecco brava [Mettendosi attorno alla testa un velo e parlando come una persona anziana] e allora come direbbe nonna Elvezia riguardati, perché il dottore ha detto di non fare gesti inconsulti, va bene?
    Eva: Va bene nonna.
  • [Alice e Iolanda trovano un mail sul computer scritta da Rudi] Cara Fabiana, questa è l'ennesima email che ti scrivo, non sono bravo a dire certe cose... e forse quello che ti dirò ti lascerà indifferente, ma tra noi due è successa una cosa che non potrò mai dimenticare. In questi giorni, però credo che è stato importante solo per me perché tu mi eviti, mi sfuggi... lo so che non servono le parole, ma so che adesso mi sento solo, senza voglia di vivere e con il cuore a pezzi, mi piacerebbe dirtelo, ma questa email, come le altre che ti ho scritto, è destinata al cestino. (Rudi)
  • [Giulio è andato a cercare Rudi scappato di casa e da scuola per una pena d'amore]
    Rudi: Mi piaceva papà e non pensavo facesse male qui alla bocca dello stomaco, ci sono certe volte che penso di non farcela e vorrei addormentarmi senza svegliarmi più.
    Giulio: No Rudi e qui ti sbagli, non si muore per amore, per amore si soffre, per amore si gioisce, per amore si ferisce, per amore si fanno un sacco di cose, ma non si muore... Quando finisce un amore ce n'è sempre un altro pronto a cominciare, cosa avrei dovuto fare io quando è morta mamma? Avrei dovuto lasciarmi morire? [Rudi fa cenno di "no" con la testa] Esatto non mi sono lasciato andare e ti giuro che ho sofferto come non pensavo si potesse soffrire nella vita, però poi ti guardi intorno e ti rendi conto che ci sono mille altri motivi per continuare a combattere, c'eri tu, c'erano i tuoi fratelli, c'era zio Cesare e poi è arrivata Lucia, mi sono arreso?
    Rudi: No. [si abbracciano]

Episodio 20, Ninna nanna nonni[modifica]

  • [Son Sei si presenta in bottiglieria e racconta la sua storia]
    Son Sei: Come vedete la mia vita è molto cambiata. Ho sposato una donna molto ricca, che è morta, lasciandomi un sacco di milioni!
    Ezio: Ma chi? La babbiona, quella della fotografia?
    Son Sei: Eh! [annuendo] Maria Alba Chiara Vincenzi Duccio Sparta vedova Piccolomini, detta Amelia!
    Ezio: E quanti funerali avete fatto?
    Son Sei [perplesso]: Uno!
    Ezio: Ah, uno...
  • [Marco aspetta Eva fuori l'ospedale, lei arriva e si abbracciano]
    Marco: Allora com'è andata? Che ha detto?
    Eva: Che sta benone!
    Marco: Non sai quanto sono contento!
    Eva: Sì, anche io. Ma che tempismo però io esco tu arrivi.
    Marco: Già telepatici proprio.
    Eva: Eh telepatici. Guarda che ti ho visto, non ti sei allontanato da qui... Con Franco come fai? Che cosa gli dici stasera?
    Marco: Con tutto quello che abbiamo passato in questi mesi, non riuscivo a non pensare ad altro. Però non ho perso tempo, ho capito che cosa voglio scrivere, ce l'avevo qui, [si tocca il cuore] chissà da quanto tempo e all'improvvviso stamattina è venuto tutto fuori.
    Eva: Bene così almeno non mi sento in colpa.
  • [Marco ed Eva sono ad Ostia]
    Eva: Be', non vedo l'ora che esca il tuo nuovo disco.
    Marco: Che strano tra poco uscirà il mio primo disco e tu darai alla luce un bambino.
    Eva: Già. Tutt'e due con una nuova creatura.
    Marco: Sei pronta per dirlo a tua madre?
    Eva: Sì. Be', sì sono pronta. Anche perché penso che a questo punto non servano parole, basta mostrarle la pancia... Senti come scalcia [prende la mano di Marco e la posa sulla sua pancia]
    Marco: È pazzesco, non ti fa male?
    Eva: No, no anzi. È la sensazione più bella della mia vita... Io non ce l'avrei mai fatta senza di te, Marco.
    Marco: È stato bello starti accanto veramente.
    Eva: E questi mesi non ce li dimenticheremo mai, eh.

Episodio 21, Care mamme[modifica]

  • Cara mamma, aspetto un bambino e non te l'ho detto, perché credevo di aver fatto un errore e non è facile ammettere i propri errori. Sono ancora piccola, e mi viene da ridere a scriverlo se mi tocco la pancia, ma è così! E come i bambini, da qualche parte, sono ancora convinta che il mondo l'abbia fatto tu. Ecco mamma, il mondo è stato molto severo con me e forse te ne ho voluto per questo e te ne ho voluto perché mi hai costretto a dirtelo, perché non te ne sei accorta da sola, perché non sei venuta a frugare nei miei cassetti e non hai rubato il mio beauty-case e non ci hai trovato dentro le prove di quello che mi stava succedendo. Poi qualcuno mi ha aiutato a guardarmi da fuori e a capire che non era tutto un disegno del fato contro di me ma che ero soltanto una delle centinaia di migliaia di persone nel mondo che stavano in quella condizione. E allora comunque non te l'ho voluto dire... perché se ce l'avessi fatta da sola, mi dicevo, a quel punto, forse sarei riuscita a dimostrarmi che non importa chi ha creato il mondo ma importa soltanto quanta forza e quanta volontà riesci a investire per costruirci dentro la tua strada. Cara mamma, aspetto un bambino e riesco soltanto a sperare di poterlo tirare su con l'amore e la forza che tu hai dedicato a me. E spero, quando sicuramente tradirà la mia fiducia come io ho tradito la tua, di avere quella forza per perdonarlo. Eva. (Eva) [articolo/lettera scritto alla madre, rivelando che è incinta]
  • [Lucia entra in stanza mentre Eva sta leggendo]
    Eva: Ciao.
    [Lucia va a sedersi vicino ad Eva]
    Lucia: Mi avevano detto che le parole sarebbero venute spontanee entrando in camera, ma non è così.
    Eva: Lo so, è da quando sono tornata che mi eviti.
    Lucia: Beh non è facile, te mi metti in difficoltà.
    Eva: No mamma sei tu che mi metti in difficoltà, sei stata chiusa in cucina per tutto il tempo pur di non parlarmi alla festa che tu hai organizzato in mio onore.
    Lucia: Pensavo che, che ti facesse piacere sentirti di nuovo a casa.
    Eva: Io mi sento a casa se mia madre mi guarda negli occhi e mi dice che nonostante tutti i casini che ho combinato, tutti i guai in cui mi sono messa andrà tutto bene e la vuoi sapere una cosa? Mi sentivo molto più a casa al magazzino di Walter.
    Lucia: Adesso stai esagerando Eva.
    Eva: No mamma, tu pensi che veramente nel rapporto tra me e te in questo momento quella che ha bisogno di aiuto sia tu? Mamma sono io che ho bisogno di aiuto, sono io che tra un po partorirò il mio primo figlio e tutto quello che so su quello che mi accadrà e quello che mi succederà lo devo imparare dai giornali.
    [Eva lancia i giornali per terra]
    Lucia: Scusa... cercherò di rimediare.
    [Lucia si alza ed esce dalla stanza]
  • [Marco a Walter, riferito a Simona che non risponde alle sue chiamate]
    Marco: Secondo me sta esagerando, Walter era solo una canzone, io non capisco perché le donne si devono tanto attaccare alle parole.
    Walter: Be', insomma è comprensibile se si tratta di parole d'amore, soprattutto se non sono rivolte a loro.
    Marco: Walter, la canzone era per il bambino, lo stesso bambino che tu hai accudito per primo quando Eva è venuta a vivere al magazzino e che noi tutti abbiamo adottato fin dall'inizio.
    Walter: Sì, per il bambino che noi tutti abbiamo adottato.
    Marco: Sì.
    Walter: Marco, io ti conosco da quando sei nato e lo capisco meglio di te se stai dicendo una cazzata. Quindi rispondi sinceramente a questa domanda, perché quando Simona ti ha chiesto dov'eri finito, tu non hai avuto il coraggio di dirle che eri rimasto tutta la giornata con Eva all'ospedale?
    Marco: Va be', che c'entra, perché Simona è gelosa di Eva e anche per colpa tua. Ecco perché!
    Walter: Sì certo. Io ho detto a Simona che tu ed Eva avete avuto una storia, ma pensavo glielo avessi detto tu e il fatto che tu non le abbia detto questa cosa, non fa altro che dimostrare la mia teoria.
    Marco: Cioè?
    Walter: Marco, tu ci sei ricascato, ce l'ho chiaro io, ce l'ha chiaro anche Simona, solo tu non ce l'hai chiaro e speriamo anche Eva, perché se fosse così succederebbe un gran casino!
    Marco: Walter, la tua è una teoria del cavolo! Va bene, la canzone non era per lei.
    Walter: Sì, la canzone era per il bambino... Tu puoi continuartelo a dire tutte le volte che vuoi fino a quando non ti sembrerà vero, ma quello che sembra vero in realtà a volte non è vero.
  • [Giulio e Cesare preparano Ezio per il viaggio in America dove si trova Alex]
    Ezio: Piuttosto io questo, 'na fotografia ce l'avete? Come lo riconosco?
    Giulio: No.
    Ezio: Descrivetemelo.
    Giulio: Vabbè tu vai al ristorante lui è il proprietario, è italiano, è un bel ragazzo co' l'occhi un po a mandorla, alto più o meno come me e che ce vò.
    Ezio: Che c'avrà poi il cappello plastico da cuoco.
    Cesare: E beh che vor di, come i ladri che hanno la mascherina e il numero come la Banda Bassotti e dai Ezio devi anda' a New York mica a Topolinia .
    Ezio: Eh peccato però, che già che c'ero ce potevo annà, na volta tanto li vedevo dal vivo.
    Giulio: Chi?
    Ezio: Come chi? Gamba di legno, Clarabella, Pippo, Pluto, Topolino.
    Giulio: Ezio so finti, so cartoni.
    Ezio: Ah so finti, mi nipote se fatto tutte le fotografie.
    Cesare: Ma che davvero? Perché non c'hai portato Mimmo?
    Giulio: Pure te! O mamma mia!
    Ezio: Aoh ce so i giochi è bello sà.
  • [Eva entra in cucina e vede Lucia che sta scrivendo]
    Eva: Scrivi alla nonna?
    Lucia: Oh... da quand'è che sei qui?
    Eva: Non da molto.
    Lucia: Eh si si, stavo scrivendo alla nonna perché ha... ha incontrato un signore che... che per la verità non mi piaccia molto e quindi così. [Eva vede la carta del cioccolatino con la scritta della rivista dove lavorava] Sono stata da Iva sì.
    Eva: Mamma non ho parole.
    Lucia: E io invece sì e quindi ora tu mi ascolti, sono stata da Iva per convincerla a riprenderti a lavoro e lei mi ha detto invece di cercare di convincere te a scrivermi una lettera nella quale mi spieghi per che cavolo non mi hai detto che eri incinta e siccome io ho pensato che tu non l'avresti scritta, ho pensato di scriverla io al posto tuo, dice che sarebbe un bel pezzo, un bel articolo e solo che io... io non riesco a trovare le parole e sai perché? Perché non riesco a mettermi nei tuoi panni, ti ho portato dentro per nove mesi, ma non riesco a mettermi nei tuoi panni... io non so più chi sei Eva... e questo vuol dire che non so più chi sono io.
  • [Marco va a parlare con Simona al Rock Studio]
    Marco: Avevi ragione tu!
    Simona: La ami?
    Marco: Non lo so, sono confuso, non...
    Simona: No Marco! Questa volta voglio la verità! Mi serve la verità, Marco!
    Marco: Sì... Credo di amarla.
    Simona: Sin dall'inizio?
    Marco: No! All'inizio mi sembravi tu la risposta a tutte le mie domande.
    Simona: E poi, dov'è che ho sbagliato poi?
    Marco: Tu non hai sbagliato niente, sono io che...
    Simona: No, Marco! Sono cazzate! Tutti sbagliamo, no? Il problema è che non si capisce mai perché per voi uomini le uniche persone a non sbagliare mai sono le donne che dovete mollare! No, ti prego Marco, dimmi dove ho sbagliato! Dimmelo!
    Marco: Davvero Simona, non lo so dove hai sbagliato! Non li so vedere i tuoi errori, ok? So vedere solo i miei... Tu sembravi la risposta a tutte le mie domande, tranne a quella che molto prima di conoscerti avevo deciso di non farmi più!
    Simona: Quale sarebbe?
    Marco: Se posso essere felice senza Eva!

Episodio 22, Non ho l'età[modifica]

  • Io non so ancora come sono, ma so che non sono come voi e mai lo sarò, non voglio accontentarmi, non voglio perdermi nella noia delle storie tutte uguali, voglio che l'amore sia unico, irripetibile, come quello dei poeti, le trappole, gli scorni di chi crede che la realtà sia quella che si vede. (Alice) [scrivendo sul suo diario]
  • Hai ragione, non ti sono stato accanto, ma in questi giorni ho cercato di rivivere tutti i mesi che mi sono perso e di capire cosa hai dovuto affrontare, quante paure hai dovuto superare nel farti coraggio, quante risposte hai dovuto cercare da sola, quanto sei stata brava nel perseguire nel tuo sogno, mentre questo bambino ti stava crescendo dentro e quel futuro lo stava rubando solo a te. Ho iscritto nostro figlio alla White School, c'è una lista d'attesa lunga chilometri, forse lui un giorno potrà vivere nostro il sogno americano, quello che non abbiamo vissuto noi. Io resterò qui, in silenzio, aspettando che tu mi apra la porta e che mi lasci entrare e non importa quanto vi dovrò aspettare, perché voi sarete sempre nel mio cuore. (Alex) [lettera ad Eva]
  • [Eva e Marco sono nella stanza di lei, stanno parlando dopo il ritorno di Alex]
    Eva: È che tu lo sai, perché mi sei stato vicino per tutto questo tempo, sai quanto ho sofferto, sai quanto ci sono stata male. E proprio nel momento in cui pensavo di aver finalmente dimenticato tutto, dopo che pensavo di averci messo una pietra sopra, lui che fa? Torna? Ritorna e mi fa crollare tutte le certezze!
    Marco: Eva, è vero che tra voi due, nella vostra storia, qualcosa è andato distrutto, ok. È vero. Però se tu lo ami davvero, non fare come ho fatto io con te. Di condannarlo senza appello. Per poi passare giorni, settimane, mesi a cercarti tra le macerie, non lo fare! Perché poi è troppo tardi! Se tu lo ami davvero, non lo fare!
  • [Cesare disperato legge la lettera di Matilde per entrare in convento a Ezio e Giulio]
    Cesare: Pamela, amore mio aiutami tu.

    Ezio: Aoh, ma se fosse veramente un segno divino è... co 'na madre così 'na figlia suora la situazione se bilancia.
    Cesare: Così come?
    Ezio: Migno... [Ezio e Giulio si guardano e Giulio fulmina Ezio con lo sguardo e quest'ultimo si passa la mano sulla bocca]
    Giulio: Nel senso buono.
    Cesare: Disgustoso veramente.

Episodio 26, Diversità elettive[modifica]

  • [Eva e Marco si incontrano nel pianerottolo, si salutano e lui sta per andare via]
    Eva: Ho sentito la tua nuova canzone!
    Marco: Ah!
    Eva: È... È molto bella!
    Marco: Sono contento che ti piaccia, spero gliela farai sentire, insomma.
    Eva: Certo, è dolcissima!
    Marco: Mi fa piacere, sai quando l'ho scritta mi ero un po' abituato all'idea che gliela avrei suonata più o meno spesso io, be' insomma... Va be'! L'importante è che non si scordi dello zio. Ecco! Adesso vado che sono veramente in ritardo. Ciao!

Episodio 27, Foto di famiglia[modifica]

  • [Eva va a casa per vedere come va la situazione visto che Giulio e Lucia sono in crisi]
    Eva: Ciao, come va qui? Sempre atmosfera pesante?
    Marco: Neanche si parlano. Ma tu che ci fai qui?
    Eva: No, è che Alex deve fare un catering ad un agriturismo, ed io parto con lui, però prima volevo vedere com'era qui l'atmosfera a casa.
    Marco: Be', ti ha detto male. Non c'è nessuno, fanno tutti a gara a chi esce per primo.
    Eva: Tutti tranne te!
    Marco: Insomma mi tocca stargli un po' addosso. Nella buona e nella cattiva sorte vale anche per i figli dopotutto, no? Da quando papà ha avuto l'infarto non faccio altro che pensare al fatto che loro non sono eterni e che hanno bisogno di noi.
    Eva: Se poi pensi che l'infarto glielo abbiamo procurato noi due.
    Marco: Ma gli siamo stati tutti accanto, no?
    Eva: Non proprio tutti. Anche se forse se tu non fossi andato a Londra quella crisi non si sarebbe risolta, quindi. Io non te l'ho mai riconosciuto.
    Marco: Già, ha salvato la famiglia. Ma è costata cara a noi due.
  • [Marco si risveglia dopo che si è addormentato abbracciato ad Eva, e la guarda dormire]
    Marco [nella sua mente]: Diglielo che è ancora lei per te! Diglielo che il sonno che dividi con lei è il più dolce del mondo! Diglielo che il tempo non cambia le cose, che ancora oggi provi un brivido soltanto a guardarla dormire! Diglielo che non smetterai mai di amarla! Mai! Ovunque andrà! Diglielo Marco!
    [Eva si sveglia e notando lo sguardo di Marco si alza]
    Eva: Oddio! Non mi ricordo neanche quando mi sono addormentata!
    Marco: No, niente. Ti sei addormentata ed io non ti ho voluto portare su perché avevo paura di svegliarti e poi mi sono addormentato anch'io e... Eva, io devo dirti una cosa!
    [Eva si avvicina nuovamente al divano e si siede]
    Eva: No, senti te la devo dire anche io una cosa. È una cosa importante. È stranissimo non riesco a trovare le parole per dirtelo. Io e Alex ci sposiamo!
    [Marco resta di stucco, poi sorride]
    Marco: Cavolo! È una notizia bellissima questa! [l'abbraccia triste]
    Eva: E tu che cos'è che mi dovevi dire?
    Marco: Io... Hai presente l'X tour?
    Eva: Sì!
    Marco: Mi hanno preso!
    Eva: Stai scherzando?
    Marco: No!
    Eva: E quanto starai via?
    Marco: Circa un anno!
    Eva: Starai via un anno. E quando parti?
    Marco: Questo pomeriggio.
    [Eva l'abbraccia triste]

Episodio 28, Io e te per sempre[modifica]

  • [Marco chiama Eva al cellulare, ma quando lei risponde non riesce a parlare e riaggancia la cornetta del telefono]
    Marco [piangendo, pensando ad alta voce]: Ciao Eva, sono Marco. Come stai? Io bene, grazie. No! Non è vero! Non sto bene per niente! Mi manchi! Non so cosa fare!
  • [Marco e Walter sono nella piscina dell'albergo a Milano]
    Marco: Non siamo qui solo per rilassarci. Vero?
    Walter: Senti Marco, siamo a Milano, la vita ti sta offrendo una mano di tutto rispetto, anzi una scala reale, ed io che sono il tuo migliore amico ho il dovere di dirti che la stai buttando via. È chiaro?
    Marco: Ok! Guarda che ti faccio vedere! [prende il telefono e gli mostra la foto di lui ed Eva che dormono nel divano] Guarda! Come faccio, eh? Come faccio a godermi quello che la vita mi sta regalando se non faccio altro che pensare ad Eva, al fatto che lei si sta sposando con un altro, che io vorrei essere il padre di quel bambino? Come faccio?
    Walter: È così?
    Marco: Sì. È così!
    Walter: Ah, è così?
    Marco: Sì! È così!
    Walter: E allora bene! Prendi quel cavolo d'aereo, molla l'X tour se non te ne frega niente e vai da lei! Hai capito che ho detto? Va' da lei! Corri! Che aspetti ad andare? Io lo so perché hai il cemento nelle gambe! Perché l'unica cosa che hai di Eva è quella foto!
    Marco: Hai ragione, forse non ho nessun diritto su di lei. Però la amo!
    Walter: Ma che c'entra diritto, rovescio, che c'entra? Se vuoi una cosa vai lì e te la prendi! Punto e basta!
    Marco: Walter, è difficile... È difficile e fa male!
    Walter: Lo so! È per questo che non voglio vederti così! Perché lo so che soffri. Ora io ti lascio qui, tu ti fai una bella nuotata da solo e cerca di capire bene che intenzioni hai. Fra poco ci sarà la conferenza stampa. Se ti vedrò lì avrò capito che hai scelto in un modo, se non ti vedrò, va be', vorrà dire che avrai scelto in un altro. Qualunque cosa scegli però sappi che è una scelta coraggiosa, ma soprattutto io sarò sempre dalla tua parte! Sempre!
  • [Eva è andata a Milano per assistere alla conferenza stampa di Marco, ma una volta arrivata lì scappa, Walter la vede e la rincorre]
    Walter: Si può saper che ci fai a Milano te?
    Eva: Niente, volevo esserci per Marco, volevo vedere che diventava un cantante famoso. Tutto qua! Non ci sono altri motivi davvero! Tutto qua! Dai, lo sai che io sono sempre stata la sua prima manager! Ti ricordi tutte le volte che gli abbiamo detto che non doveva mollare, che doveva andare avanti? Ecco! Tutto qua! Senti però adesso non gli dire niente! Non gli dire che mi hai visto! Non gli dire che sono venuta qui a Milano! D'accordo? Fallo stare tranquillo! Ciao.
    [Eva sta per andare via, ma Walter la ferma]
    Walter: Eva! Sono il tuo migliore amico! Ti prego non mi prendere in giro!
    Eva [cominciando a piangere]: Ho avuto un momento di debolezza, Walter? Il matrimonio, Alex che torna, il bambino, il lavoro! Non ce la faccio più, sono stanca, sono stanca! Tutto quanto insieme! Tutto quanto in fretta! Io per un attimo non ce l'ho fatta. Ho avuto un attimo di debolezza. Basta! Marco è stato il mio primo amore, non posso dimenticarlo, io non lo dimenticherò mai! Però ho fatto bene a venire qua oggi, perché sono più tranquilla adesso, sono più sicura!
    Walter: Sicura che non vuoi parlargli? Adesso che fai? Torni a Roma? Sarai stanchissima! No, ti accompagno io! Vado da Simona... Vado da Simona, mi invento una scusa e ti accompagno giù a Roma io!
    Eva: No! No, grazie! Senti ti va di farmi da testimone al mio matrimonio?
    Walter: Sarebbe un onore! Però che deve fare il testimone?
    Eva: Niente. Abbracciarmi!
    [Si abbracciano]
    Eva: Oh, mi raccomando con Marco.
    Walter: Con Marco... va bene, non gli dirò niente! Però sappi che comunque noi saremo tutta la sera al bar dell'hotel, quindi se dovessi ripensarci...
    Eva: Ciao.

Episodio 29, Ovunque andrai[modifica]

  • [L'infermiera ha annunciato che il bambino è podalico e che si stanno preparando per il cesareo]
    Giulio [vede avvicinarsi Ezio con le mani al volto]: Che c'hai te, Ezio? [sbuffando]
    Ezio: Che c'ho! È Podalico! Che c'ho!
    Giulio: Podalico vuol dire che il bambino si presenta con i piedi davanti!
    Ezio [sollevato]: Ah... È un po' dalico!
    Giulio [non avendo voglia di rispiegare, annuisce]: No, no... Un pezzetto solo...
    Ezio: Solo dalla parte dei piedi... [passandosi le mani in testa] Che se danno così le notizie!
  • [Lucia è entrata in sala parto per cercare di calmare Eva]
    Eva: Mamma, dov'è Marco? Mamma, chiama Marco! Voglio Marco, mamma!
    Lucia: Ma cosa dici? C'è Alex qua!
    Infermiera [rivolgendosi ad Alex]: Forse è meglio che esci a prendere un po' d'aria!
    Lucia: Ecco! Sì! Meglio! Vai, Alex! Dice cose senza senso, sta delirando! [Alex si allontana] Non ti preoccupare, ci sono io qua!
    Eva: Mamma, dov'è Marco? Dov'è, Mamma?
    Lucia: Ma Marco è a Milano...
    Eva: Mamma, abbiamo fatto l'amore! Mamma, abbiamo fatto l'amore! Io lo amo Marco! Mamma! Mamma, lo amo!
    [Alex che stava uscendo sente tutto]
  • [Eva è in sala parto]
    Eva: Mamma, voglio Marco! Mamma, Marco!
    Infermiera: Ma questo Marco dov'è?
    [Marco arriva correndo in ospedale, Giulio vedendolo gli va incontro]
    Giulio: Marco, che ci fai qua?
    Marco: Papà, io la amo!
    Giulio: Bene, sono contento! Ma chi?
    Marco: Come chi? Eva! Non me ne frega niente se sta con Alex, se aspetta un bambino da lui! Io la amo e glielo devo dire!
    Giulio: Certo! [Gli tocca la fronte]
    Marco: Papà, non ho la febbre!
    Giulio: Però...
    [Lucia esce dalla sala parto e vede Marco]
    Lucia: Marco, Marco vieni con me! Mi scusi lo può accompagnare in sala parto?
  • [Marco entra in sala parto]
    Eva: Marco!
    Infermiera: Caro Marco, quanto ci sei mancato!
    [Marco si avvicina ad Eva]
    Eva: Marco!
    Marco: Eva ti amo! Ti amo!
    Eva: Anche io ti amo, anche io!
  • [Dopo la nascita della bambina, Marco va a cercare Alex, che intanto sta controllando le analisi della bambina]
    Marco: Alex! Guarda che è nata! È una bambina!
    Alex: Sì! Lo so che è nata! Tua figlia! [Alex dà un pugno a Marco] Io e la bambina abbiamo gruppi sanguigni incompatibili, quindi non posso essere io il padre!
    [Se ne va arrabbiato, lasciando le analisi a Giulio]
    Marco: Che ha detto?
    Walter: Che è incompatibile.
    [Giulio guarda le analisi]
    Giulio: Marco, sei diventato papà!
    Marco [sorpreso]: Sono diventato papà! Eva!
    [Corre per raggiungere la stanza di Eva]
    Lucia [riferendosi al fatto che Marco e Eva abbiano avuto una bambina]: È il più bel regalo che potessero farci...
  • [Marco entra nella stanza dove è ricoverata Eva, si avvicina al letto. Eva vede che ha il labbro spaccato e l'accarezza]
    Eva: Che hai fatto? È stato Alex, vero?
    [Marco le prende la mano e gliela bacia]
    Marco: Eva, la bambina non è nata prematura.
    Eva: Che vuoi dire Marco?
    Marco: È nostra figlia!
    Eva: Cosa??.. Cosa?!
    [Si abbracciano e poi si baciano, mentre entra l'infermiera con la bambina]
    Infermiera: Eccola qui la tua mamma, la tua mamma.
    [Porge la bambina ad Eva]
    Eva: E il suo papà.
    Infermiera: E allora ecco vostra figlia! Che cognome devo metterci?
    Marco e Eva: Cesaroni!

Quarta stagione[modifica]

Episodio 1,Serenissima variabile[modifica]

  • Mimmo: Quest'anno nella famiglia Cesaroni c'è un grande cambiamento. Non sono più il piccolo di casa, perché è finalmente tornata Marta. È davvero una bambina bellissima! Eva e Marco sono appena rientrati con lei dall'X-tour. Sono stati in giro per il mondo per quasi un anno, e non sono cambiati... son sempre innamoratissimi. Chissà se Rudi e Alice, che hanno passato l'estate in campeggio, torneranno diversi...! Un cambiamento che nessuno di noi avrebbe mai immaginato, è che zio Cesare si sposa. Le donne di casa sono mesi che aiutano Pamela ad organizzare il matrimonio. Ezio invece è l'unico che non cambia mai, e si è messo in testa di fare le cose in grande per l'addio al celibato di zio Cesare. Per fortuna alcuni cambiamenti non sono per sempre... Lucia infatti ha finito il suo contratto a Venezia, così finalmente la famiglia Cesaroni sarà di nuovo al completo. Una sola cosa mi chiedo: ma se Lucia sta per tornare, perché papà è così nervoso?
  • [Ezio, Giulio e Cesare sono a Venezia per cercare Lucia. Giulio suona al citofono dell'appartamento, ma non risponde nessuno]
    Giulio: Non risponde... però tanto c'ho le chiavi. Dai, entriamo.
    Ezio: Giulio, prima che fai una strage c'è una cosa che ti devo... che ti dobbiamo dire.
    Cesare: No, io mi dissocio!
    Giulio: Senti Ezio... per piacere, non ho tempo per le tue stupidaggini, va bene? Voglio vedere Lucia!
    Ezio: Ascoltami un momento... ci sono molti elementi che fanno credere che Lucia, tua moglie, in questo momento abbia una relazione extraconiugale con un altro uomo. Ecco, mo gliel'ho detto!
    Giulio: Tu sei proprio cretino sei, guarda.
    Ezio: Lascia perde... magari adesso sta a letto con lui, con l'amante. Che potrebbe essere uno di quei critici brutti, gobbi, critici d'arte... Sai come so fatti, questi cattivi che... che con la scusa di parlarti del quadro, ti mettono le mani addosso!
  • [Giulio, Cesare ed Ezio arrivano alla porta dell'appartamento di Lucia]
    Ezio [urlando]: Attenta Lucia, sta arrivando tuo marito... avverti il gobbo!!
    Giulio: Chi è il gobbo?
    Ezio: Il critico, che t'avevo detto prima...!

Episodio 4,Successo assicurato[modifica]

  • Ezio [a Cesare]: Che pure se io perdo tutto e me resti solo te, so' comunque n'omo ricco.

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