Il processo D'Onofrio e la verità

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Il processo D'Onofrio e la verità, Edizioni Abes, Bologna, 1949.

  • Avv. Taddei: [...] mentre l'Italia era in guerra con L'U.R.S.S. lei circolava liberamente in Russia? (p. 38)
  • Avv. Taddei: È vero che un funzionario sovietico, vedendo il presepe esclamò: «Napoli bella...»? (p. 64)
  • Avv. Taddei: – Vuol dirci quali erano i libri di testo usati in questa scuola?
    Vitello: – Pochi testi italiani – risponde deciso, dopo un momentaneo imbarazzo.
    Avv. Taddei: Per esempio?
    Vitello: Per esempio «I Promessi Sposi»
    Avv. Taddei: – Già, «I Promessi Sposi» visti da un marxista!...
    Vitello: – Ringrazio ancora il fuoruscito Robotti perché mi aiutò ad acquistare coscienza antifascista.
    Avv. Taddei: Lei vuol ringraziare troppa gente. Lasci andare... (p. 69)
  • Melchionda: Al campo di Oranki, trovammo le baracche riscaldate...
    Avv. Taddei: Ma davvero?... (p. 69)
  • Avv. Taddei: – Il prigioniero aveva una sua cartella personale?
    Sandali: – Sì. Anzi io ebbi occasione di vedere la mia, C'erano la fotografia e le mie impronte digitali. Seppi che questa cartella accompagnava il prigioniero nelle sue peregrinazioni attraverso i vari campi.
    Avv. Taddei (con manifesta ironia): – Logico, eravate dei criminali di guerra... (p. 79)
  • Avv. Taddei: – In quell'ospedale fu fucilato il cappellano al momento della resa. Ricorda il teste, per quale ragione?
    Minici: – Il cappellano organizzò una azione di resistenza ai russi insieme ad alcuni soldati della sanità che prestavano servizio nell'ospedale. I Russi allora spararono delle cannonate che fecero crollare una parte dell'edificio. Alcuni ricoverati morirono sotto le macerie. Il cappellano fu passato per le armi appunto per aver organizzato quella resistenza.
    Avv. Taddei: – Ma via... E con che cosa potevano organizzare la resistenza i soldati di sanità? Tutti sanno che essi sono disarmati. (p. 94)
  • Gambetti: [...] In compenso nei campi di concentramento si stava bene. Vi furono, sì, dei morti ma i prigionieri che arrivavano già malati, preferivano cambiare il pane che veniva loro distribuito con del tabacco e così si produceva un veicolo di infezione.
    Avv. Taddei: – Già, i nostri soldati preferivano fumare e morire piuttosto che mangiare e vivere...
    [...] Avv. Sotgiu: – Ma cosa c'entrano queste domande con il processo?
    Avv. Taddei: – È interessante, invece, tutto ciò. Ci permette di misurare le oscillazioni del pendolo politico del teste il quale, se non sbaglio, oggi è redattore capo de «L'Unità» di Milano (p. 96 e 97)
  • P. M.: – Il Tribunale non ha sentito l'ultima accusa lanciata dall'Avv. Paone all'avv. Taddei.
    Avv. Taddei: – Meglio così. Tanto la verità non ha bisogno di essere organizzata. (p. 98)
  • Avv. Taddei: Esattamente tre anni or sono, l'11 luglio 1946, una piccola tradotta si avvicinava al confine di Tarvisio portando alcuni uomini, ultimi resti dell'VIII° Armata. Questi ragazzi tornavano a vedere dopo sei anni di lontananza, per la prima volta, il tricolore sventolare sul territorio della Patria. A distanza di tre anni precisi da quel giorno, un magistrato chiede l'assoluzione di un gruppo di quei reduci, la cui colpa era stata quella di aver sollevato un velo sui patimenti morali e materiali da loro sofferti e di aver fatto conoscere la verità agli italiani.
  • Noi ci inchiniamo di fronte alla bandiera del popolo russo che si batté per la difesa della sua patria, ma questi episodi di inciviltà non fanno onore alla nazione che voi difendete. (p. 131)

Bibliografia[modifica]

  • Il processo D'Onofrio e la verità, introduzione dell'avv. Alberto Passarelli, ripr. della 3. ed. del 1949, l'ed. originale e stata ampliata con una rassegna bibliografica sulla prigionia dei militari italiani in Russia, redatta da Alessandro Ferioli, Il Mascellaro, Castel Maggiore, 2008. ISBN 9788890314704