Ion Antonescu

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Ritratto di Antonescu, 1942

Ion Antonescu (1882 – 1946), generale, politico e criminale di guerra rumeno.

Citazioni di Antonescu[modifica]

  • Un grave pauroso passato si è chiuso e su esso non voglio tirare i veli della dimenticanza ma della giustizia. Da oggi in poi bisogna salvare lo Stato e la Nazione; bisogna dunque asciugare le ferite, adunare le forze, innalzare l'onore della comune sofferenza fare una sola forza. (proclama alla nazione dopo la presa di potere, 5 settembre 1940)[1]
  • Non vi deve essere alcuna recriminazione del passato da parte di chicchessia: la Corona e la persona del Re debbono essere rispettate come simboli della Patria romena. Quanto ai capi politici del passato, soltanto a me spetta di prendere un atteggiamento nei loro confronti. (proclama alla nazione dopo la presa di potere, 5 settembre 1940)[1]
  • L'Esercito italiano lotta per costituire un nuovo Impero latino e i soldati italiani si coprono di gloria per consolidare ed ampliare le grandi posizioni imperiali alle quali sono legati i nomi del Re e Imperatore d'Italia e del grande Duce Benito Mussolini. (da un discorso alla colazione offerta in onore della missione militare tedesca a Bucarest, 15 ottobre 1940)[2]
  • Duce, il giorno in cui il Popolo italiano celebra l'anniversario della Marcia su Roma, la Romania latina, discendente dai Legionari di Traiano, partecipa con il più grande e fraterno entusiasmo ai voti che si elevano per la gloria dell'Italia, per la prosperità del Regime saldo e compatto e Vi prego di accettare le più calorose felicitazioni. (telegramma a Benito Mussolini, 30 ottobre 1940)[3]
  • Il passato ormai è superato dal presente. La politica della Romania non è più quella di ieri: oggi è totalmente un'altra ed il nuovo regime è deciso di andare con l'Asse fino in fondo. Ve lo dico da soldato. Il popolo romeno è della razza romana: ha una civiltà bimillenaria ed una tradizione guerriera che l'ha fatto resistere a tutte le invasioni barbariche. (da una dichiarazione alla stampa italiana nei saloni della Legazione di Romania, 15 novembre)[4]
  • Il nuovo Governo da me costituito da me costituito ha anzitutto lo scopo di assicurare in tutta la Romania un ordine perfetto e di ristabilire nei vari rami dell'attività nazionale il normale andamento amministrativo. Dobbiamo renderci conto che il Paese ha un assoluto bisogno di tranquillità per poter lavorare. La attvità amministrativa deve quindi riprendere senza alcun ritardo il suo corso naturale, imponendo a tutti, senza esclusioni di sorta, il prestigio dell'autorità. (da una conferenza stampa in occasione della costituzione del nuovo Ministero, 28 gennaio 1941)[5]
  • Il nuovo Governo costituito su una base militare è la espressione dell'unità e della disciplina imposta alla nazione intera dalle odierne circostanze. La sua benefica influenza si farà risentire su tutto il territorio del Paese. (da una conferenza stampa in occasione della costituzione del nuovo Ministero, 28 gennaio 1941)[6]
  • La Romania marcia senza alcuna esitazione a fianco delle grandi Potenze dell'Asse, ispirandosi alle direttive politiche più volte enunciate e eminentemente rappresentate dalle grandi figure del Duce e del Führer. La fedeltà assoluta agli impegni presi verso le nazioni dell'Asse non è un atteggiamento politico m è uno stato d'animo imposto dalla nostra coscienza che mai potremo abbandonare. (da una conferenza stampa in occasione della costituzione del nuovo Ministero, 28 gennaio 1941)[6]
  • Saccheggiatori ed anarchici che si erano infiltrati in gran numero nei ranghi del movimento legionario, hanno suscitato la discordia e incitato alla devastazione. La mia vita è al servizio della Nazione. Le forze segrete non oseranno più tentare un secondo tradimento, poiché il pugno di ferro dell'Esercito saprà spezzare ogni tentativo. Gli ex-membri del Governo dei quali è stato provato il tradimento saranno deportati, gli altri colpevoli saranno condannati ai lavori forzati e i vagabondi e i ladri verranno incarcerati. Nessun innocente sarà punito. Ma per lo avvenire io sarò inesorabile. (comunicato ufficiale, 3 febbraio 1941)[7]
  • Soltanto i nemici della verità possono credere che io possa deviare dal cammino delle forze creatrici del nazionalsocialismo romeno e dell'inquadramento della nostra Nazione nello spirito nuovo dei tempi e nella futura costituzione del sud-est europeo. (comunicato ufficiale, 3 febbraio 1941)[7]
  • Lo Stato romeno sarà basato sulla disciplina, sullo ordine e sull'azione creatrice. Chiedo a tutti i romeni di prendere quale esempio la lotta gloriosa e piena di sacrifici che sostengono ora il Führer col popolo tedesco nazionalsocialista e il Duce col popolo italiano fascista. (comunicato ufficiale, 3 febbraio 1941)[7]
  • A nome dell'intero popolo romeno, da venti secoli sentinella della latinità e della civiltà ad oriente, Vi esprimo i più fervidi sentimenti di riconoscenza, nel momento in cui i prodi soldati dell'Italia fascista giungono sulla terra della Dacia a combattere a fianco dell'esercito romeno per la civiltà dell'Europa, strettamente legata alla storia dell'Italia e a suggellare così, col comune sacrificio di sangue, i vincoli indistruttibili che uniscono i nostri popoli. (telegramma a Benito Mussolini, 5 agosto 1941)[8]
  • La nostra vita ed il nostro onore sono uniti alle Potenze dell'Asse insieme con le quali abbiamo iniziato questa guerra per la liberazione delle terre e per la civiltà. Questa guerra è la nostra guerra, dato che quattro milioni di romeni ed i territori della vecchia nostra Moldavia ci furono strappati dall'invasione sovietica. Se non avessimo fondato l'esistenza nazionale nostra sull'alleanza con la Germania e con l'Italia saremmo stati da molto tempo travolti dalle orde sovietiche che aspettavano l'ora della distruzione nostra e dell'Europa. (da un radiodiscorso durante la celebrazione del biennio del regno di Michele I, 7 settembre 1942)[9]
  • O vinceremo la guerra o moriremo come Nazione. In questa tremenda alternativa non esiste via di mezzo né tennamento alcuno. Questo dovere ci impone di accettare virilmente il sacrificio. (discorso ai cacciatori alpini dopo la disfatta di forze comuniste presso Monte Cappella, 18 giugno 1943)[10]

Note[modifica]

  1. a b Citato in Antonescu annuncia un regime autoritario, La Stampa, 6 settembre 1940
  2. Citato in Un saluto di Antonescu alle forze combattenti italiane, La Stampa, 16 ottobre 1940
  3. Citato in Messaggi al Duce inviati dal Presidente slovacco e dal generale Antonescu, La Stampa, 30 ottobre 1940
  4. Citato in Le parole alla stampa, La Stampa, 16 novembre 1940
  5. Citato in Dichiarazioni di Antonescu, La Stampa, 28 gennaio 1941
  6. a b Citato in Antonescu riafferma la fedeltà assoluta all'Asse, La Stampa, 29 gennaio 1941
  7. a b c Citato in Appello di Antonescu ai "veri legionari", La Stampa, 3 febbraio 1941
  8. Citato in Il saluto della Romania ai soldati italiani, La Stampa, 5 agosto 1941
  9. Citato in Un proclama del Conducator al popolo romeno, La Stampa, 7 settembre 1942
  10. Citato in Fiere parole di Antonescu, La Stampa, 18 giugno 1943

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