Isadora Duncan

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Isadora Duncan

Angela Isadora Duncan (1878 – 1927), danzatrice statunitense.

Citazioni di Isadora Duncan[modifica]

  • [Ultime parole prima che la sua sciarpa rimasta impigliata nella ruota di un'auto le rompesse il collo] Addio amici miei, vado verso la gloria.
Adieu, mes amis. Je vais à la gloire![1]

La mia vita[modifica]

  • Un uomo o una donna che scrivessero la verità sulla propria vita farebbero una grande opera. Ma nessuno l'ha osato. Jean-Jacques Rousseau ha fatto per l'umanità questo supremo sacrificio; ha svelato il vero della propria anima, le sue azioni e i suoi pensieri più intimi. Il risultato ne fu un gran libro. Walt Whitman ha fatto dono della sua verità all'America. E vi è stato un tempo in cui la sua opera è stata condannata come «immorale». Tale aggettivo oggi ci sembra almeno assurdo!
    Nessuna donna, poi, è mai stata sincera sulla propria vita. (prefazione, p. 11)
  • Il massimo poeta del nostro paese è Walt Whitman. Io ho scoperto la danza degna della lirica di Whitman. Io sono realmente la figlia spirituale di Whitman. (cap. 3, p. 36)
  • M'immersi nella lettura di quanto era stato scritto sull'arte della danza dagli antichi Egiziani ai nostri giorni, e prendevo nota di tutto su un quaderno; ma quando ebbi finito questo enorme lavoro; mi resi conto che i soli maestri di danza che io potessi avere erano il J. J. Rousseau dell'Emile, Walt Whitman e Nietzsche. (cap. 8, p. 78)
  • Bernard Shaw dice che finché gli uomini tortureranno ed uccideranno gli animali, e ne mangeranno la carne, ci sarà la guerra. Credo che ogni essere ragionevole debba essere di questo parere. Le bambine della mia scuola erano tutte vegetariane ed esse divenivano forti e belle con questo regime di legumi e di frutta. Qualche volta durante la guerra, quando sentivo le grida dei feriti, pensavo alle grida degli animali al mattatoio, e mi dicevo che gli Dei ci torturano come noi torturiamo questi esseri senza difesa. Chi può amare quella terribile cosa che si chiama guerra? Senza dubbio i mangiatori di carne che, avendo già ammazzato, provano il bisogno di uccidere degli uccelli, degli animali, di cacciare delle volpi, di pugnalare dei cervi.
    Il macellaio col suo grembiule sporco di sangue incita all'effusione del sangue, all'assassinio. Perché no? Dallo sgozzamento di un agnello a quello dei vostri fratelli e delle vostre sorelle, non vi è che un passo. Fin che serviremo noi stessi da tomba vivente agli animali assassinati, come possiamo sperare il regno della Pace sulla terra? (cap. 28, p. 270)

Note[modifica]

  1. Citato in Mary Desti, Isadora Duncan's End, 1929; citato in Elizabeth M. Knowles, The Oxford Dictionary of Quotations, Oxford University Press, 1999, p. 455. ISBN 0198601735

Bibliografia[modifica]

  • Isadora Duncan, La mia vita, Savelli, Roma, 1980 [ristampa anastatica dell'edizione Poligono, Milano, 1948].

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