Ivan Pavlov

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Medaglia del Premio Nobel
Premio Nobel
Per la medicina (1904)
Ivan Pavlov

Ivan Petrovič Pavlov (1849 – 1936), fisiologo ed etologo russo.

Citazioni su Ivan Pavlov[modifica]

  • Dopo un mese di tentativi infruttuosi per ottenere succhi gastrici da un maiale bizzoso, il pioniere del comportamentismo Ivan Pavlov affermò: «Da tempo è mia ferma convinzione che il maiale sia il più nervoso degli animali. I maiali sono tutti isterici». Ma ricordiamoci che molte volte è stato fatto lo stesso commento riguardo alle donne e, in entrambi i casi, si tratta di dimostrazioni di pura ignoranza. (Jeffrey Moussaieff Masson)
  • Io vorrei confutare, in tutto e per tutto, la teoria di Ivan Petrovič Pavlov, l'etologo russo premio Nobel per la medicina nel 1904 e scopritore del riflesso condizionato. Secondo lui gli animali vivono attraverso schemi comportamentali sempre identici. Non è per niente vero. Forse Pavlov avrebbe fatto meglio ad adattare le sue idee all'uomo: se c'è uno che si comporta sempre allo stesso modo, quello è l'essere umano. (Maurizio Costanzo)
  • Ivan Pavlov [...] può simboleggiare il trasporto della grande fiamma vivisezionista dal secolo scorso al nostro. Lavorando nel suo laboratorio di Mosca, con una settantina di assistenti, Pavlov "scoprì" ciò che già sapevano gli antichi: che basta la menzione del cibo per produrre salivazione e secrezione di succhi gastrici. Le sue opere complete, riedite a Mosca nel 1955 in lingua inglese, rappresentano un vero e proprio monumento alla futilità vivisezionista. Pavlov era anche un appassionato di esperimenti sul cervello, il che è sempre sintomatico dello stato mentale dello sperimentatore. Di alcuni cani che aveva operato al cervello in due tempi, Pavlov descrisse le manifestazioni di dolore, il nervosismo, l'estrema sensibilità e lo stato convulsivo, marcato anche— con evidente stupore di tanto "scienziato" da attacchi dì ostilità verso il torturatore. In una relazione del luminare si legge : «La gravità delle convulsioni si accresce fino alla morte, che sopravviene due anni dopo l'operazione». Due anni... (Hans Ruesch)

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