Jeffrey Moussaieff Masson

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Jeffrey Moussaieff Masson (1941 – vivente), scrittore e psicoanalista statunitense.

Citazioni di Jeffrey Moussaieff Masson[modifica]

  • [Gabbie vuote] è, a parer mio, la migliore introduzione al problema dei diritti animali che sia mai stata scritta. Nessuno meglio di Tom Regan ha discusso la nozione di «diritti animali» e il suo significato. Da decenni universalmente riconosciuto come il più grande filosofo portavoce del movimento per i diritti animali, il suo punto di vista è sempre stato radicale, nel senso originario della parola: cioè quello di andare alle radici. Ciò gli permette di condannare, su basi squisitamente morali, qualsiasi sperimentazione animale, indipendentemente dal possibile beneficio che questa possa arrecare agli umani; posizione che condivido completamente e che per la prima volta ho sentito espressa in maniera convincente proprio da Tom Regan.[1]
  • Non possiamo nasconderci dietro le parole o mentire su quel che facciamo descrivendolo in modo impreciso e con termini poco chiari. In questo medesimo istante, mentre sto scrivendo queste righe, gli americani stanno agendo proprio in questo modo: nascondono l'uccisione di civili dietro espressioni tipo «colpisci e meraviglia»[2] e dietro mozioni formali. [...] dobbiamo usare parole che tutti capiscono e usarle nel modo in cui sono sempre state utilizzate e comprese.[3]
  • Vorrei andare oltre le femministe che dicono che la pornografia è la teoria, e lo stupro la pratica, e dire che la pornografia è già la pratica. La pornografia, a mio parere, è espressione di abusi sessuali. Essa non è una fantasia più di quanto lo siano gli abusi sessuali. [...] Tollerare la pornografia con il pretesto di proteggere la libertà di espressione, o la libertà di pensiero, o la libertà di fantasia, significa approvare una visione fantasiosa che non ha fondamento nella realtà, e che è semplicemente servita come ennesimo strumento di sottomissione delle donne.[4]

Il maiale che cantava alla luna[modifica]

Incipit[modifica]

Tre anni fa, durante un viaggio in Nuova Zelanda, mi trovavo a Auckland con la mia famiglia, quando sentii parlare di una scrofa che viveva sulla spiaggia a un quarto d'ora dal centro della città. Era una scrofa famosa; i ragazzini andavano a trovarla dopo la scuola, era stata proposta come sindaco, e il vicinato era ferocemente diviso tra coloro che trovavano un che di magico in lei e quelli che temevano avrebbe divorato i loro bambini. Trovammo la spiaggia, ma Piglet (l'avevano chiamata così) si era spostata in una piantagione di noci di macadamia più a nord e non la si vedeva più.

Citazioni[modifica]

  • Ci sono persone che hanno sofferto molto e che sembrano possedere una conoscenza dei recessi del sentimento umano irraggiungibili a tutti gli altri. Forse vorrebbero condividerla, ma spesso noi non siamo in grado di ascoltare. Stranamente gli animali mi danno la stessa impressione. (p. 10)
  • [...] fra tutti gli animali, la loro carne è quella che più somiglia alla carne umana, cosa piuttosto sconcertante se consideriamo che oltre il quaranta percento degli animali da carne allevati nel mondo sono maiali. (p. 30)
  • Dopo un mese di tentativi infruttuosi per ottenere succhi gastrici da un maiale bizzoso, il pioniere del comportamentismo Ivan Pavlov affermò: «Da tempo è mia ferma convinzione che il maiale sia il più nervoso degli animali. I maiali sono tutti isterici». Ma ricordiamoci che molte volte è stato fatto lo stesso commento riguardo alle donne e, in entrambi i casi, si tratta di dimostrazioni di pura ignoranza. (p. 31)
  • Non molti sono riusciti a varcare la soglia di uno degli allevamenti industriali di suini che attualmente infestano il Midwest e il Sud degli Stati Uniti. Matthew Scully l'ha fatto e ha scritto uno dei libri sugli animali più duri e compassionevoli di tutta la letteratura: Dominion (Dominio). Non mi stancherò mai di raccomandarne la lettura. Scully ha visto una madre in attesa «fiutare paglia che non esisteva per costruire un giaciglio che non avrebbe mai avuto, per un'altra cucciolata che non avrebbe mai allevato». Ci ricorda che «in cambio del loro servizio, questi animali non ottengono assolutamente nulla, né giornate da dedicare alla prole, né vento tiepido, né visioni, suoni o odori della vita; soltanto privazioni, depressione e terrore». (p. 32)
  • Alcuni si sentono a disagio alle prese con il concetto di colpa collettiva, secondo il quale dovremmo assumerci la responsabilità di azioni commesse da qualsiasi altro individuo. Ma sentirci in qualche misura coinvolti non è necessariamente un sentimento inutile: ci spinge anzi a capire cosa sia la responsabilità morale e a lavorare per un cambiamento. (p. 33)
  • Dopotutto che cos'è l'amore se non una sorta di imprinting psichico, le cui leggi sfuggono alla nostra comprensione? (p. 150)
  • [...] finché possediamo animali da allevamento con lo scopo di sfruttarli per le uova, il latte, la pelliccia o qualunque altra parte del loro corpo, non possiamo avere una relazione sana con loro, non più di quanto potremmo con un altro essere umano da noi sfruttato. (p. 153)
  • Forse dovremmo riabilitare l'efficacia narrativa di Darwin, che lanciava lontano la sua rete, osservando, interrogando, legando insieme elementi disparati e cercando di ricreare il disegno più grande dai dettagli più piccoli. (p. 193)
  • Diventare vegetariano per me è stato facile. Il tofu, che è un cibo meraviglioso, fritto con cipolle, aglio e salsa di soia ha un sapore migliore di qualunque carne io conosca. (p. 200)
  • «Che cosa ci guadagnano gli animali se divento vegetariano?» mi ha chiesto un amico l'altro giorno. Esiste una risposta valida. L'associazione Viva! – Vegetarian International Voice for Animals – spiega che se diventate vegetariani, nel corso della vostra esistenza salverete la vita di nove mucche, ventidue maiali, trenta pecore, ottocento polli, cinquanta tacchini, quindici anatre, dodici oche, sette conigli e una mezza tonnellata di pesce! (pp. 200-201)
  • Per me non è stato facile il passaggio dal vegetarianesimo al veganesimo [...]. Molti anni fa, quando ero solo vegetariano, incontrai il fantastico Cesar Chavez, che mi disse: «Se vuoi prevenire la sofferenza degli animali, la prima cosa a cui dovresti rinunciare sono uova e latte, perché gli animali che li producono conducono la più infelice delle esistenze. Faresti meglio a mangiare carne e smettere di mangiare uova e latticini». Ero sconvolto, perché non avevo alcuna intenzione di mangiare carne, ma non avevo mai pensato di rinunciare a uova e latticini. Ma quando esaminai a fondo la questione capii che aveva ragione, e adesso, a distanza di anni, dopo aver studiato l'argomento da vicino, so per certo che era nel giusto, per via del trattamento crudele inflitto agli animali allevati per questi prodotti.
    I vantaggi di una dieta vegana sono enormi e riguardano la nostra salute, l'ambiente e gli animali. (p. 201)

Citazioni su Il maiale che cantava alla luna[modifica]

  • È una lettura imperdibile. Masson vi racconta qual è la natura autentica degli animali che siamo abituati a considerare merce-cibo, quindi galline, maiali, mucche, capre e pecore. Il racconto procede per aneddoti e storie concrete, attraverso la visita diretta a rifugi per animali e le testimonianze di persone che con loro convivono e li conoscono bene. È un testo pieno di sorprese [...]. (Lorenzo Guadagnucci)

La vita emotiva dei gatti[modifica]

Incipit[modifica]

Ho sempre amato cani e gatti e fin da bambino ho vissuto con loro. Alcuni anni fa ho scritto un libro, I cani non mentono sull'amore, dedicato alla vita emotiva di questi animali meravigliosi. È un libro che ha avuto molto successo. Eppure ho notato che spesso i lettori mi parlavano in modo dispregiativo dei gatti, sostenendo che non sono in grado di avere sentimenti o che sono essenzialmente animali insensibili. Sapevo che non è vero, ma si tratta di una realtà non del tutto ovvia. Troppe persone sono propense a considerare i gatti creature di basso rango, che provano poche emozioni, o che per lo meno non meritano di venire considerate seriamente. Invece sono convinto che i gatti siano sensibilità pura.

Citazioni[modifica]

  • Probabilmente siamo propensi a interpretare come vanità, indifferenza, superiorità, arroganza o distacco quella che in realtà è una forma di autocompiacimento: perché il gatto è felice di essere se stesso. I gatti non hanno costante bisogno di rassicurazioni. Sanno già di essere meravigliosi. (p. 43)
  • I gatti sono contenti del loro destino, con o senza la nostra approvazione. (p. 43)
  • I gatti non offrono molte opportunità. Provate ad abusare della fiducia di un gatto per un paio di volte e presto uscirete dalla sua vita, perché i gatti sono meno disposti a perdonare dei cani e spesso perdono la fiducia in noi se ci comportiamo male. Con un cane è difficile correre il rischio di tirare troppo la corda; non con un gatto. (pp. 56-57)
  • È difficile chiedere qualcosa a un gatto, tantomeno qualcosa che sia pericoloso. (p. 57)
  • È raro che si verifichi un'eccezione: una volta che un gatto ha deciso di fare una determinata cosa, le nostre suppliche non gli interessano affatto. (p. 60)
  • Per un gatto, l'idea di essere proprietà di qualcun altro è ridicola. (p. 68)
  • Il gatto non si limita a provare soddisfazione: la emana e la trasmette. Impossibile trovarsi in presenza di un gatto soddisfatto e non venirne contagiati. Il che è senz'altro una delle principali ragioni per cui amiamo tanto i gatti. (p. 80)
  • Come tutti sanno, a differenza del sorriso di un essere umano, le fusa non possono essere false. (p. 81)
  • Forse i gatti sono qui per insegnarci questo: a vivere l'attimo in modo così completo, con un tale coinvolgimento che lo faccia durare in eterno. (p. 93)
  • Raramente un animale, compreso l'uomo, riesce a essere fedele a se stesso quanto un gatto. (p. 113)

Quando gli elefanti piangono[modifica]

Incipit[modifica]

Gli animali piangono. O almeno emettono suoni che esprimono dolore o sofferenza, e in molti casi sembrano chiedere aiuto. La maggior parte delle persone crede perciò che gli animali possano essere infelici, e anche che provino sentimenti primari, come la felicità, la rabbia e la paura. Le persone comuni non hanno alcuna difficoltà a credere che i loro cani, gatti, pappagalli o cavalli abbiano dei sentimenti; non soltanto lo credono, ma ne hanno di continuo la prova sotto gli occhi. Ognuno di noi ha storie straordinarie da raccontare di animali che conosce bene. Ma sull'argomento della vita affettiva degli animali, fra il punto di vista della gente comune e quello della scienza ufficiale c'è un abisso. Per mezzo di una preparazione rigorosa e di grandi sforzi mentali, la maggior parte degli scienziati moderni – e specialmente di quelli che studiano il comportamento degli animali – è riuscita a procurarsi una cecità quasi totale su questi argomenti.

Citazioni[modifica]

  • Per gli psicoanalisti l'essenza di una persona non è ciò che pensa o ciò che fa, bensì ciò che sente. (p. 14)
  • Quand'ero bambino, avevo un'anatra che sembrava convinta che io fossi sua madre. Mi seguiva dappertutto. Quando andammo in vacanza, un vicino si offrì di pensarci lui. Al nostro ritorno, mi precipitai a chiedergli se la nostra anatra era stata buona. «Squisita», fu la risposta. Da quel giorno sono sempre stato un vegetariano. Non riesco a mangiare niente che abbia occhi. Il loro rimprovero è troppo severo. (p. 15)
  • Consideriamo per quanto tempo gli psicoanalisti hanno negato la realtà degli abusi sessuali sui bambini. Questi abusi esistevano già molto tempo prima che se ne occupasse Freud, ma le sue conclusioni, non provate, che il fenomeno fosse in gran parte immaginario, lo tenne occulto fino a quando il movimento femminista non ne rivelò la vera diffusione. (p. 18)
  • Se gli scimpanzé possono provare solitudine e angoscia, è chiaramente ingiusto usarli per esperimenti in cui vengono isolati e in cui essi possono prevedere quotidianamente che verranno loro inflitte sofferenze. (p. 19)
  • Molti scienziati hanno evitato di riflettere sui sentimenti degli animali per il timore – senza dubbio realistico – di essere accusati di antropomorfismo. Ecco perché io ho esaminato con cura il problema dell'antropomorfismo. Se esso potrà essere eliminato come una falsa critica, lo studio delle emozioni degli animali potrà procedere su una base scientifica, liberato da un timore infondato. (pp. 21-22)
  • Quanto più chiaro mi divenne che gli animali hanno sentimenti profondi, tanto più mi sentivo colpito al pensiero di qualsiasi tipo di sperimentazione su di loro. Possiamo giustificare questi esperimenti quando sappiamo che cosa sentono gli animali sottoposti a tali torture? È possibile continuare a mangiare animali quando sappiamo come soffrono? (p. 22)
  • Molti stati mentali complessi si trasmettono meglio con gesti che con frasi, mentre altri sembrano sottrarsi completamente al linguaggio verbale. I tentativi di comunicare sentimenti sottili o elusivi lasciano in tutti noi un senso di inadeguatezza del linguaggio. La poesia, dopo tutto, è un tentativo di trasmettere sentimenti, umori, stati d'animo, e persino pensieri che sono difficili da afferrare e che sembrano sfidare il linguaggio in prosa. E in effetti alcuni sentimenti eludono del tutto il linguaggio, e persino la poesia. L'arte e il silenzio cominciano là dove la parola ci abbandona. (pp. 44-45)
  • L'affettuosità potrebbe essersi sviluppata perché gli animali che la praticavano avevano più successo – cioè lasciavano più figli – di quelli che non l'avevano. Ma l'affettuosità è flessibile. L'istinto può spingere gli animali ad amare ma non dice loro chi devono amare, anche se può dare forti indicazioni. L'affettuosità istruisce l'animale a proteggere i propri piccoli e ad aver cura di loro, ma non identifica i piccoli. Gli esseri umani non sono poi tanto diversi. (p. 120)
  • Nella maggior parte degli scritti sull'aggressività e sulla dominanza, non si dice niente sull'ira, sull'irritazione o sulle altre emozioni che possono essere alla base di tale comportamento. È molto difficile dire se nell'aggressività sia o no coinvolta l'ira. Il comportamento aggressivo negli esseri umani può essere freddamente calcolato: qualsiasi cosa lo motivi, non pare sia la stessa cosa che fa urlare e andare in collera la gente. (pp. 178-179)
  • Si dice spesso che, se i mattatoi avessero le pareti di vetro, la maggior parte delle persone sarebbero vegetariane. Se il pubblico sapesse che cosa succede nei laboratori per la sperimentazione sugli animali, questi sarebbero aboliti. Il parallelo, però, non è esatto. I mattatoi sono invisibili perché il pubblico non vuole vederli. Tutti sanno che cosa accade in essi, ma semplicemente non vogliono confrontarsi con questa realtà. La maggior parte delle persone non sa come gli animali siano usati negli esperimenti. I mattatoi accettano visitatori, mentre i laboratori in cui si eseguono esperimenti su animali operano notoriamente nel più grande segreto e sono chiusi ai visitatori. (p. 275)
  • Ratti e topi non sono considerati in generale animali di compagnia ma animali nocivi, e ci sono quindi poche persone che si diano la pena di difenderli. Eppure il dolore che prova un ratto o un topo è altrettanto reale di quello provato da uno dei nostri amici a quattro zampe. Nei laboratori essi soffrono, come ben sa chiunque li abbia sentiti lamentarsi, piangere, uggiolare e persino gridare. Gli scienziati dissimulano su tutto questo, sostenendo che i loro animali sperimentali stanno semplicemente vocalizzando. Siamo ancora a Descartes. (p. 276)
  • Benché gli animali non scrivano autobiografie, come le intendiamo noi, è possibile scriverne la biografia. Essi sono individui e membri di gruppi, con storie complesse che hanno luogo in un mondo concreto, e che implicano un gran numero di stati emozionali complessi. Sono esseri senzienti che hanno una percezione emozionale di tutta la loro vita, esattamente come noi. (p. 280)

Explicit[modifica]

Gli animali sono, come noi, specie in pericolo di estinzione su un pianeta minacciato, e noi siamo quelli che minacciano l'esistenza di quelle specie e di noi stessi. Gli animali sono esseri innocenti che soffrono in un inferno creato da noi. Noi dobbiamo, quanto meno, astenerci dal danneggiarli oltre. Se non altro, potremmo lasciarli in pace.
Quando gli animali non saranno più colonizzati da noi e considerati di nostra proprietà, noi potremo cercare di stabilire un rapporto con i nostri vicini nell'evoluzione. Potrà forse allora essere realizzata l'antica speranza di un più profondo legame emozionale al di là dei confini di specie, di più stretti rapporti e di una maggiore partecipazione in un regno di sentimenti che sono oggi al di là della nostra immaginazione.

Incipit di Il gatto che venne dal freddo[modifica]

Migliaia di anni fa, nella foresta dell'India meridionale, Billi era intento a rimirarsi appollaiato sul suo ramo preferito del suo mango preferito nel suo boschetto di manghi preferito. Allungò una zampa flessuosa, poi l'altra. Si lavò il muso. Fece guizzare la coda. Osservò le proprie macchie nere e marroni. Che meraviglia essere un gatto leopardo asiatico forte, bello e regale!
Una nube oscurò il sole. Billi avanzò in modo impercettibile lungo il ramo: il sistema migliore per crogiolarsi al tepore dei raggi che svanivano. Adorava essere così piccolo e leggero.

Note[modifica]

  1. Dalla prefazione a Gabbie vuote, p. 11
  2. Shock and awe (vedi la voce su Wikipedia).
  3. Dalla prefazione a Gabbie vuote, pp. 13-14
  4. I would go further than the feminists who say pornography is the theory, rape the practice, and say the pornography is already the practice. Pornography, in my opinion, is the expression of sexual abuse. It is no more a fantasy than sexual abuse is a fantasy. [...] To tolerate pornography under the guise of protecting freedom of expression, or freedom of thought, or freedom of fantasy, is to subscribe to a view of fantasy that has no basis in reality, and has simply served as yet another instrument of women's subjugation. (citato in Catharine A. MacKinnon, Andrea Dworkin, In harm's way: the pornography civil rights hearings, Harvard University Press, 1997, p. 338)

Bibliografia[modifica]

  • Jeffrey Moussaieff Masson, Il gatto che venne dal freddo: una favola, traduzione di Giuditta Ghio, Marco Tropea Editore, Milano, 2006. ISBN 88-438-0556-8
  • Jeffrey Moussaieff Masson, Il maiale che cantava alla luna: la vita emotiva degli animali da fattoria, traduzione di Giuditta Ghio, il Saggiatore, Milano, 2009. ISBN 978-885650133-9 (Anteprima su Google Libri)
  • Jeffrey Moussaieff Masson, La vita emotiva dei gatti: un viaggio nel cuore felino, traduzione di Giuditta Ghio, il Saggiatore, Milano, 2006. ISBN 8842813516
  • Jeffrey Moussaieff Masson, La vita emotiva dei gatti: un viaggio nel cuore felino, traduzione di Giuditta Ghio, il Saggiatore, Milano, 2008. ISBN 978-885650011-0 (Anteprima su Google Libri)
  • Jeffrey Moussaieff Masson (e Susan McCarthy), Quando gli elefanti piangono: la vita emotiva degli animali, traduzione di Libero Sosio, Marco Tropea Editore, Milano, 2010. ISBN 978-88-558-0143-0
  • Tom Regan, Gabbie vuote: la sfida dei diritti animali, traduzione di Massimo Filippi e Alessandra Galbiati, Edizioni Sonda, Casale Monferrato, 2005. ISBN 88-7106-425-9

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