Jacques Spitz

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Jacques Spitz (1896 – 1963), autore di fantascienza francese.

L'occhio del purgatorio[modifica]

Incipit[modifica]

La sfortuna mi perseguita, decisamente. Dalla serie di contrarietà che mi succedono, sono tentato addirittura di credere che il mondo ce l'abbia proprio con me. Ancora stamane, l'odioso Gugenlaert ha rifiutato la tela che gli portavo e che mi aveva quasi ordinato. Pretesto: i suoi clienti amano esclusivamente la pittura chiara. Gliene rifilerò quanta ne vuole di pittura chiara! Ma per chi mi prende? D'altra parte, Gugenlaert non capisce niente di pittura, come tutti i mercanti d'arte... Veramente nessuno ne capisce niente, nemmeno i pittori.

Citazioni[modifica]

  • Che bisogno c'è di scoprire nuove Americhe e altri pianeti? Andare a Courbevoie o su Sirio è esattamente la stessa cosa, e il dolore e la morte ci aspettano al varco, lassù come qui.
  • Noi viaggiamo col tempo, alla velocità di ventiquattro ore al giorno. È più che sufficiente per andare verso la morte.
  • A scuola ci insegnano che, oltre lo spazio e il tempo, esiste una terza categoria: la causalità. E perché non viaggiare nella causalità?
  • E cosa significa essere un pittore, un poeta, se non sottrarsi all'aspetto quotidiano del mondo per tentare altri approcci alla realtà? Le persone come voi tentano, a modo loro, un viaggio nella causalità. Volete evadere dalla prigione del mondo consueto, ma le forze vi tradiscono e ci ricascate. Siete arrivati alla stazione di partenza, salite sul treno dei sogni, però il convoglio non parte, il razzo non decolla, l'avventura fallisce. Fallita l'esperienza artistica! Fallita l'esperienza poetica! Gli artisti non hanno trovato la linea di fuga, non hanno raggiunto il limite oltre il quale sarebbero riusciti a sfuggire alla vischiosità del mondo. Cantano l'amore, le gioie della carne, la vita trionfante. Errore radicale. Anziché abbandonarsi alle attrattive del mondo, bisognerebbe invece provare un'intensa repulsione per esso.
  • «Vi lamentate tanto del mondo, ma non siete obbligato a rimanere suo cittadino». Guardo il nome dell'autore, sul dorso del volume: Plotino. Dunque pulivo i pennelli su Plotino. E lui mi ringrazia con un consiglio: perché rimanere cittadino del mondo?
  • Probabilmente pensarono che fossi pazzo. E invece non inventavo niente, vedevo soltanto le cose nello stato in cui sarebbero diventate in seguito. Perciò, riportandole al loro giusto valore, potevo giudicarle meglio. Effettivamente, cosa sono questi stracci, questo ciarpame che salutiamo e di cui siamo tanto orgogliosi? E cosa sono queste consuetudini, questa civiltà che si fonda sulla piega dei pantaloni o sul fiore all'occhiello?

Explicit[modifica]

Alla fine del mio purgatorio, conosco finalmente la risposta alla domanda che mi ha tanto tormentato e mi spiego il fallimento continuo della mia vita: ero io la faccia che adesso mi guarda. Colui che credevo di essere, l'"io" della tenerezza intima, l'"io" geniale era soltanto un'illusione; l'"io" come l'hanno fatto gli altri, come lo leggono gli altri è il solo vero e duraturo... Adesso capisco, capisco tutto: sto per morire e la mia anima è qui che mi aspetta, sulla soglia dell'eternità.

E già nella sua faccia distrutta vedo lentamente affacciarsi il sorriso ineffabile che aveva indugiato sulle labbra della Sconosciuta.

Bibliografia[modifica]

  • Jacques Spitz, L'occhio del Purgatorio, collana Urania n.° 622, Arnoldo Mondadori Editore, 1973.

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