Jakob Wassermann

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Jakob Wassermann

Jakob Wassermann (1873 – 1934), scrittore tedesco.

Etzel Andergast[modifica]

Incipit[modifica]

Per quanto io mi renda conto che gli avvenimenti che sto per narrare non costituiscono, in sé, una catastrofe di portata mondiale, mi sembra tuttavia ch'essi partecipino profondamente alla vita della nostra epoca e fors'anche rappresentino una parte non trascurabile di quello svolgersi dei fatti che si potrebbe chiamare storia interiore dell'umanità: terreno in complesso ancora poco esplorato. Se il lettore troverà che questi avvenimenti mancano di quella drammaticità, che agli occhi dei più giustifica una tale pretesa, noi speriamo che le profondità, cui essi attingono, compensino questa manchevolezza. Anche nei più intimi recessi dell'esostenza umana, non v'è fenomeno che non possa dar luogo ai più grandi effetti. È, in certo qual modo, il lavorìo d'una colonia di topi, capace di minare e far precipitare una montagna.

Citazioni[modifica]

  • Tutto ciò che io so è che l'uomo rappresenta l'elemento indistruttibile, e io non so uscire dal mondo degli uomini: esso è compenetrato in me e mi circonda come la sabbia il granello di sabbia.
  • La professione di medico si adatta come poche altre a provocar l'uguaglianza nelle antitesi. Nulla più ha valore dinanzi al letto del paziente, dinanzi al cadavere; né morale, né legge, né pregiudizi o passioni o religiosità. Tutto diventa prodotto umano, tutto ha la sua ristretta misura umana e la sua fuggevole umana durata.
  • Una delle leggi fondamentali cui vanno soggette le esistenze, è quella dell'incontro. In essa si rispecchia in modo precipuo la segreta volontà delle potenze superiori, cui noi diamo il nome di destino.
  • Solo le pareti corporee fanno si che ciò che è mobile non si disperda, né esse sono più solide dell'ombra che proiettano: membrana che lotta aspramente contro l'onda di quel fluido. In realtà è forse il concetto di volto e forma, che si oppone al tempo; perciò, se ti guardi allo specchio, per un istante riesci orrendamente ignoto a te stesso, e il misterioso terrore che ti assale altro non è, se non l'improvviso lampo della certezza dell'illusione cui tu ti abbandoni senza posa sull'esistenza del tuo io.

[Jakob Wassermann, Etzel Andergast, traduzione di Alessandra Scalero, Edizioni Corbaccio, Milano 1932.]

La terza esistenza di Giuseppe Kerkhoven[modifica]

Incipit[modifica]

Quando in un tragico giorno dell'autunno 1929, Giuseppe Kerkhoven ebbe toccato il fondo della disperazione per aver scoperto che la sua diletta moglie lo aveva tradito col suo giovane allievo ed amico Etzel Andergast, nel quale egli riponeva la più assoluta fiducia, al primo momento non gli parve possibile di poter continuare la sua abituale esistenza.
La scossa era stata tanto più crudele perché, da parecchi anni, egli si credeva al riparo dai colpi del destino. Oppresso quotidianamentedall'infinita miseria umana, a poco a poco aveva dimenticato se stesso. Nel suo programma, non aveva preveduto che la sventura potesse un giorno colpirlo ed abbatterlo. La sorte era divenuta per lui una nozione astratta, e questa idea gli aveva ispirato un'incrollabile fermezza, incrollabile e illusoria, se n'era poi accorto; come se la privata disgrazia, le sofferenze personali, il dolore individuale per lui non fossero più esistiti. Dedicandosi corpo ed anima ai suoi malati, Kirkhoven si era estraniato da se stesso al punto di non essere più mosso se non da impulsi esteriori: Aveva guidato così a lungo il destino degli altri, da non sapere più che cosa si prova quando si cade sotto le ruote. Ed ecco che aveva l'occasione di riflettere alla differenza che c'è tra una ferita che si cura come medico e una piaga in cui scorre tutto il sangue del proprio cuore.

Citazioni[modifica]

  • [...] la maternità è un carcere in cui vien chiusa la donna perché sia al riparo dalle tentazioni. (p. 9)
  • La donna non è un oggetto di scambio e non può toccare al primo venuto a titolo di possesso temporaneo; sarebbe uno sconvolgere l'ordine, scuotere un'istituzione sacrosanta, distruggere la base della famiglia e della vera comunità coniugale. (p. 19)

[Jakob Wassermann, La terza esistenza di Giuseppe Kerkhoven, traduzione di C.S. Inisca, Dall'Oglio editore, Milano, 1947.]

Bibliografia[modifica]

  • Jakob Wassermann, Etzel Andergast, traduzione di Alessandra Scalero, Edizioni Corbaccio, Milano, 1932.
  • Jakob Wassermann, La terza esistenza di Giuseppe Kerkhoven, traduzione di C.S. Inisca, Dall'Oglio editore, Milano, 1947.

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