John Green

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John Green

John Green (1977 – vivente), scrittore statunitense.

Città di carta[modifica]

Incipit[modifica]

Un miracolo capita a tutti. Io la vedo così. Tipo, non sarò mai colpito da un fulmine, non vincerò un premio Nobel, non diventerò il dittatore di un piccolo Stato delle Isole del Pacifico, non mi verrà un tumore maligno a un orecchio, non morirò per combustione spontanea. Se però proviamo a vederle tutte insieme, queste cose altamente improbabili, salta fuori che a ognuno di noi prima o poi ne capita almeno una. Quasi di sicuro. Io potrei aver visto piovere rane. Potrei aver messo un piede su Marte. Potrei essere stato inghiottito da una balena. Potrei aver sposato la regina d'Inghilterra o essere sopravvissuto per mesi in mare. Ma il mio miracolo è stato un altro. Il mio miracolo è stato questo: tra tutte le case di tutti i quartieri di tutta la Florida, mi sono ritrovato a vivere nella porta accanto a quella di Margo Roth Spiegelman.

Citazioni[modifica]

  • Forse è più come hai detto prima, che dentro di noi si sono aperte delle crepe.Ognuno all'inizio è una nave inaffondabile.
    Poi ci succedono alcune cose: persone che ci lasciano, che non ci amano, che non capiscono o che noi non capiamo, e ci perdiamo, sbagliamo, ci facciamo male, gli uni con gli altri.E lo scafo comincia a creparsi. E quando si rompe non c'è niente da fare, la fine è inevitabile. [...] Però c'è un sacco di tempo tra quando le crepe cominciano a formarsi e quando andiamo a pezzi.
    Ed è solo in quel momento che possiamo vederci, perché vediamo fuori di noi dalle nostre fessure e dentro gli altri attraverso le loro.
  • Ho sempre trovato ridicolo che le persone desiderino stare insieme a qualcuno perché è carino. È come scegliere i cereali della colazione in base al colore anziché al sapore.

Colpa delle stelle[modifica]

Incipit[modifica]

Nel tardo inverno dei miei sedici anni mia madre ha deciso che ero depressa, presumibilmente perché non uscivo molto di casa, passavo un sacco di tempo a letto, rileggevo infinite volte lo stesso libro, mangiavo molto poco e dedicavo molto del mio tempo libero a pensare alla morte.
Tra gli opuscoli che parlano di tumori o nei siti dedicati, tra gli effetti collaterali del cancro c'è sempre la depressione. In realtà la depressione non è un effetto collaterale del cancro. La depressione è un effetto collaterale del morire.

Citazioni[modifica]

  • Grazie per avermi spiegato che il mio cancro agli occhi non mi renderà sordo. È una fortuna che un intellettuale della sua levatura si degni di operarmi. (Isaac)
  • Mi hai dato un "per sempre" nei miei giorni contati e non so dirti quanto io ti sia grata per la nostra piccola infinità. (Hazel)
  • Augustus: Forse "Okay" sarà il nostro sempre.
    Hazel: Okay.
  • Ma vi dico questo: quando gli scienziati del futuro si presenteranno alla mia porta con gli occhi robotici e mi diranno di provarli, io dirò a quegli scienziati di sparire, perché non voglio vedere il mondo senza di lui. (Isaac)
  • Sembrava passata un'eternità, un'eternità che sembrava breve ma allo stesso tempo infinita. Alcuni infiniti sono più grandi di altri infiniti. (p. 261)

Cercando Alaska[modifica]

Incipit[modifica]

La settimana prima di lasciare la mia famiglia, la Florida e tutto il resto delle mia vita da ragazzino per andare in un collegio dell'Alabama, mia madre insisté per infliggermi una festa d'addio. Dire che non mi aspettavo granché sarebbe sottovalutare clamorosamente la realtà. Ero stato più o meno obbligato a invitare tutti i miei "amici di scuola", cioè l'accozzaglia di svitati del laboratorio di teatro e di secchioncelli intellettuali con cui condividevo, per esigenze sociali, la squallida mensa del mio liceo pubblico, ma sapevo che non sarebbe venuto nessuno.

Citazioni[modifica]

  • Certe cose non puoi prolungarle all'infinito. Viene il momento in cui devi strappar via il cerotto. Fa male, ma poi passa e ti senti meglio. (Centoventotto giorni prima, p. 14)
  • Chip non credeva nella necessità di avere un cassetto per i calzini e uno per le magliette. Era fermamente convinto che tutti i cassetti erano stati creati uguali, e li riempiva come capitava. (Centoventotto giorni prima, p. 21)
  • Odiavo lo sport, odiavo quelli che facevano sport, odiavo quelli a cui piaceva guardarlo, e odiavo chi non odiava quelli che lo facevano o cui piaceva guardarlo. (Centonove giorni prima, p. 69)
  • Immaginare il futuro sa di rimpianto. Passi la vita inchiodato nel labirinto, pensando al modo in cui un giorno ne uscirai, e a come sarà fantastico, e immagini che il futuro ti trascinerà pian piano fuori di lì, ma non succede. E' solo usare il futuro per sfuggire al presente. (Cento giorni prima, p. 83)
  • L'uomo vuole avere delle certezze. Non riesce a sopportare l'idea che la morte sia un nero e immenso nulla, il pensiero che i suoi cari non esistano più, e tanto meno può immaginare sé stesso come non esistente. [...] l'uomo crede nell'aldilà perché non ha la forza di non crederci. (Quattro giorni prima, p. 140)

Bibliografia[modifica]

  • John Green, Colpa delle stelle (The Fault in Our Stars), traduzione di Giorgia Grilli, Rizzoli. ISBN 8858637925
  • John Green, Città di carta (Paper Towns), traduzione di Stefania Di Mella, Rizzoli. ISBN 9788817076364
  • John Green, Cercando Alaska (Looking for Alaska), traduzione di Lia Celi, Rizzoli. ISBN 9788817076340

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