José Revueltas

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José Revueltas Sánchez (1914 – 1976), scrittore e politico messicano.

Il coltello di pietra[modifica]

Incipit[modifica]

La morte stava là, bianca, sulla sedia, con quella sua faccia. Un'aria di campane, piena di febbre, di penetranti iniezioni, alcool bruciato ed arsenico, era sbattuta come la fiamma di una candela dai colpi di quegli ultimi respiri – così teneri e amati – che ancora si udivano. Essi li udivano. Li udirono prima da un lato e poi dall'altro, in un angolo e poi nell'altro, dalla zanzariera alle coperte, dal lume a petrolio alla finestra, come un pendolo. La morte stava là, su quella sedia.
«Dio santo, sì! Sta per morire!»
Tra pochi minuti avrebbe abbandonato la sedia per insinuarsi sotto la zanzariera e mescolarsi con quel piccolo corpo, sotto le coperte. Altrimenti perché quel respiro, perché quei rantoli? E la fiamma: l'aria come la fiamma, lenta, lenta da un lato all'altro, dalla lampada alla finestra, dall'angolo alla parete, dondolando la sua atroce massa profetica. Un così piccolo corpo, con un rantolo così enorme, per far entrare la morte.

Citazioni[modifica]

  • La morte non è il morire, ma ciò che avviene prima di morire, immediatamente prima, quando non ha ancora penetrato il corpo, e se ne sta immobile, bianca, nera, viola, livida, seduta sulla sedia più vicina. (p. 6)
  • Che rabbia che la morte forse non avesse confini, fosse grande come un muscolo di Dio! (p. 8)
  • Bisogna salvarsi per poter morire, perché la morte non sopraggiunga senza coscienza, ma chiara, precisa, limpida. (p. 57)
  • Un uomo muore in così larga misura, quando il suo cervello è remoto e offuscato! Muore perché deve morire sul suo corpo, dove viaggiano gli enigmi, ed è al tempo stesso faciele e difficile liberarsi della vita, così potente e debole, demoniaca e celeste, vicina, vecchia ed estranea. (p. 66-67)
  • Qualche volta si scopre che la morte è molto posteriore alla vera morte, come la vita, a sua volta, anteriore alla coscienza della vita. (p. 69)

Bibliografia[modifica]

  • José Revueltas, Il coltello di pietra (El luto humano), traduzione di Enzo Giachino, I Libri del Pavone, Arnoldo Mondadori Editore, 1957.

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