Karl Robert Eduard von Hartmann

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Eduard von Hartmann (1875 circa)

Karl Robert Eduard von Hartmann (1842 – 1906), filosofo tedesco.

La religione dell'avvenire[modifica]

Incipit[modifica]

Di rado ci fu un'epoca più irreligiosa della nostra, e tuttavia non sovente i problemi religiosi commossero un'epoca più profondamente di quanto avvenga proprio ora. Noi usciamo da un periodo in cui l'indifferentismo si accoppiava con un comune andazzo di attenersi al tradizionale, in cui la tiepidezza religiosa ignorava che le tradizionali forme di religione non possono servire per lo spirito del tempo moderno. I nostri padri erano esattamente abbastanza conservatori per trovare doveroso il frequentare le chiese, ed esattamente abbastanza illuminati per sorridere del pensiero che i problemi religiosi potessero mai infiammare a selvagge passioni il cuore del popolo; ma non avevano coscienza di questa contraddizione nel loro contegno.

Citazioni[modifica]

  • Senza dubbio, l'insegnamento di Gesù ci risparmia una quantità di pretese dogmatiche che ci pongono Paolo, Giovanni e l'evoluzione successiva. A Gesù non è mai venuto in mente di ritenersi un Dio, o eguale a Dio, o anche simile a Dio; egli avrebbe respinta una simile pretesa con indignazione ancor maggiore di quella con cui protesta contro la pretesa, assai più innocente, di dare alla «bontà» il senso della mancanza di peccato (Matteo, 19, 14). (cap. V, p. 60)
  • Gesù fu un giudeo, dalla testa ai piedi; la sua cultura era nazionalmente giudaica, e giammai egli sentì il soffio d'una cultura straniera (astraendo dagli influssi dell'Ellenismo ebraico). Egli visse e morì nella cerchia d'opinioni del suo tempo e del suo popolo, e condivise le superstizioni di quello così come la credenza di questo nelle promesse divine di trionfo nazionale. (cap. V, p. 61)
  • Di fronte al politeismo dell'impero romano, frantumato e polverizzato, il monoteismo giudaico era una imponente forza religiosa; soltanto le moleste assurde barriere imposte dalla legge mosaica vigilante anche sulle minime attività impedirono ch'esso si espandesse conquistando il mondo. Non appena Paolo demolì quelle barriere, il monoteismo giudaico, arricchito delle promesse cristiane e dei mezzi di redenzione, cominciò la sua marcia conquistatrice verso i paesi del Mediterraneo. (cap. IX, p. 130)
  • [...], allo stato attuale della scienza, appare soprattutto verosimile che la religione dell'avvenire, se possiamo in genere pensare una religione tale come possibile, debba essere un panteismo, e precisamente un monismo panteistico (con esclusione di ogni politeismo), o un impersonale monoteismo immanente, la cui divinità ha non fuori di sé ma in sé il mondo, come fenomeno oggettivo. (cap. IX, p. 146)

Bibliografia[modifica]

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