Kingsley Davis

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Kingsley Davis (1908 – 1997), sociologo, demografo e accademico statunitense.

Le migrazioni delle popolazioni umane[modifica]

  • Gli esseri umani hanno sempre compiuto migrazioni: tra 100 000 e 400 000 anni fa, il predecessore dell'uomo, l'Homo erectus, si diffuse dalla Cina e da Giava sino all'Inghilterra e al sud Africa. Più tardi, gruppi di uomini di Neanderthal attraversarono l'Europa, il nord Africa e il Vicino Oriente; il moderno Homo sapiens, originario probabilmente dell'Africa, raggiunse Sarawak almeno 40 000 anni fa, l'Australia circa 30 000 anni fa, e il nord e sud America più di 20 000 anni fa. Escludendo le zone artiche, l'uomo paleolitico raggiunse tutte le più importanti regioni del globo e, fatta eccezione per le specie animali che lo seguivano nelle migrazioni, la sua diffusione fu più ampia di quella di qualsiasi altra specie terrestre. (p. 65)
  • Poiché questa tendenza alla migrazione è esistita in tutte le epoche, la sua spiegazione richiede una teoria indipendente dal periodo storico particolare. La mia opinione personale è che il motivo costante sia la stessa caratteristica che spiega la peculiarità dell'uomo in molti altri campi, e cioè il suo adattamento socio-culturale. Con la crescita e la diversificazione della cultura, si sviluppò uno stimolo profondo e tipicamente umano alla migrazione, rappresentata dall'ineguaglianza tecnologica fra un gruppo territoriale e un altro. Nello stesso tempo la possibilità di migrare fu accresciuta dalla capacità dell'uomo di adattarsi culturalmente a nuovi ambienti senza attendere il lento processo dell'evoluzione organica. (p. 65)
  • Superficialmente si potrebbe ritenere che l'introduzione dell'agricoltura e dell'allevamento del bestiame, avvenuto all'incirca tra 10 000 e 12 000 anni fa, riducesse la migrazione rendendo le popolazioni «sedentarie». I reperti mostrano il contrario. Non soltanto alcune pratiche dell'età neolitica come l'agricoltura basata sul «tagliare e bruciare» e la pastorizia del tipo nomade avevano bisogno di spostamenti su territori piuttosto grandi, ma in generale i mutamenti del periodo neolitico crearono un abisso tra le popolazioni che avevano operato questa trasformazione e quelle che non l'avevano operata. (p. 66)
  • L'emigrazione di oggi presenta degli inconvenienti anche per i paesi di origine, oltre che per quelli di arrivo. Questi derivano principalmente dal fatto che l'emigrazione è inevitabilmente selettiva. Sebbene la qualità degli emigranti sia in media più bassa di quella dei nativi nei paesi industrializzati, essa è più alta della media dei nativi nei paesi scarsamente sviluppati. Poiché i paesi industrializzati non possono accettare tutti quelli che vogliono venire, possono selezionare in rapporto agli interessi dei loro datori di lavoro. Questo significa che i paesi in via di sviluppo non solo perdono manodopera non qualificata, ma spesso perdono anche manodopera qualificata che è scarsa e costosa da produrre. (p. 78)
  • Man mano che i paesi in via di sviluppo divengono più sovraffollati, aumenterà la pressione per ottenere l'accesso ai paesi industrializzati, se non altro per motivi umanitari. Nell'insieme, tuttavia, i problemi dei paesi in via di sviluppo non possono essere risolti con l'emigrazione. Se le nazioni industrializzate cercassero di accettare come immigrati gli abitanti in eccesso di questi paesi, esse dovrebbero ammetterne 53 milioni all'anno. Questo darebbe loro un tasso di crescita della popolazione del 5,2 per cento all'anno che, aggiunto al loro naturale aumento dell'1,1 per cento all'anno, raddoppierebbe la loro popolazione ogni 11 anni. (p. 79)
  • La presente marea migratoria dalle nazioni in via di sviluppo a quelle industrializzate può raggiungere un massimo e poi ridursi, ma se così sarà, sarà sostituita da altri tipi di migrazione. Sebbene le particolari correnti migratorie siano temporanee, la pressione alla migrazione è perpetua perché è inerente alla disparità tecnologica. (p. 79)
  • Non bisogna dimenticare [...] che le nazioni abbastanza forti da impedire la migrazione volontaria, sono tecnologicamente così sviluppate da attirare grandi masse di emigranti. (p. 79)

Bibliografia[modifica]

  • Kingsley Davis, Le migrazioni delle popolazioni umane, in Le Scienze, n. 79, marzo 1975, pp. 65-79.

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