La Venexiana

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La Venexiana, commedia in cinque atti per il teatro di anonimo del XVI secolo.

Incipit[modifica]

Iulio: Pinxero ingenuamente gli antichi Cupido, figliuol de Venere, un fanciul cieco, nudo, alato et pharetrato; animadvertendo la qualità ne l'incentivo amoroso – privo de ragion, girovago, spoliato de prudenzia – penetrar le interiore de ciascun umano, e talmente offuscarli lo intelletto che, fatto de novo fanciullo, retorni a la pristina imbecillità: qual, de facto, veramente è portato de' sensi, che, sopra modo di l'obiecto invaghiti, representano quello, alterato e dal proprio essere alieno, or excellente or deterrimo. De qui nasce che, suffocata la iudicativa, la voluttà sforza ogni spirito a compiacer a suo corpo. Qual cosa, benché universalmente travenghi, maggior effeto però produce nel femineo sexo, quanto lo senso grande suppedita la parvità del suo intellecto. Oggi lo cognoscerete chiaro, o spectatori, quando lo amor smisurato de una nobile conterranea vostra odirete posto in un forrestieri gioveneto, e la audacia et callidità sua cognoscerete in aver quello; doppoi lo gioco e gaudio che de lui se piglia; parimenti lo amor de una altra, pur in quel medemo già posto, per sospecto de questa exacerbato.

Bibliografia[modifica]

  • Anonimo del XVI secolo, La Venexiana.

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