La migliore offerta

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La migliore offerta

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Titolo originale

La migliore offerta

Lingua originale inglese
Paese Italia
Anno 2013
Genere thriller, drammatico, sentimentale
Regia Giuseppe Tornatore
Soggetto Giuseppe Tornatore
Sceneggiatura Giuseppe Tornatore
Produttore Isabella Cocuzza, Arturo Paglia
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Note
Musiche: Ennio Morricone

La migliore offerta, film del 2013 con Geoffrey Rush, scritto e diretto da Giuseppe Tornatore.

Frasi[modifica]

  • Vivere con una donna è come partecipare ad un'asta. Non sai mai se la tua è l'offerta migliore. (assistente di Virgil)
  • Anche in un falso d'arte c'è qualcosa di vero! (Virgil)
  • Mi dispiace di aver invaso i suoi pensieri... (Claire)
  • Un artista odia sempre quello che produce. (Virgil)
  • L'ammirazione che nutro per le donne è pari al timore che ho sempre avuto di loro, e alla mia incapacità di comprenderle. (Virgil)
  • Qualunque cosa dovesse accaderci, sappi che io ti amo! (Claire rivolta a Virgil)

Dialoghi[modifica]

  • Robert: Gli ingranaggi sono come le persone: se stanno molto tempo insieme, finiscono per assumere le forme reciproche!
    Virgil: Insomma, per lei il tempo rende possibile qualunque convivenza?
    Robert: Oh sì, certamente!
    Virgil: Lei mi fa venire in mente un amico che ha conosciuto una ragazza molto più giovane che soffre di agorafobia...
    Robert: La paura degli spazi aperti, delle distanze.
    Virgil: ...esattamente, e vive da anni chiusa in un appartamento, da sola. Ma di recente lei gli ha dato le chiavi di casa e da allora lui vive in un persistente stato d'ansia!
    Robert: Beh, che le dicevo? Lui adesso si preoccuperà continuamente, non penserà che a lei. Cosa le manca? Lo shampoo? Le medicine? I collant? Lo yogurt? È bellissimo, no?
    Virgil: Non saprei dire...
    Robert: Dica al suo amico di stare calmo, il tempo sta già lavorando sugli ingranaggi!
  • Virgil [rispondendo al telefono]: Pronto.
    Claire: Buonasera, Mr. Oldman, sono Claire Ibbetson. La disturbo?
    Virgil: No, non disturba, Miss Ibbetson. Gliel'ho detto, d'ora in poi potrà chiamarmi quanto vuole.
    Claire: Volevo ringraziarla per... per tutto, insomma.
    Virgil: Non deve, la cosa importante è che lei si sia rimessa.
    Claire: Sì, solo un taglietto alla testa, ma ora sto meglio. [in riferimento a un incidente domestico che aveva subito in precedenza] Volevo dirle che ho controllato l'inventario.
    Virgil: Oh. E che ne pensa?
    Claire: È fatto benissimo, davvero. Ma sono io che ho mille dubbi. Chissà se faccio bene a vendere. Lei che mi consiglia?
    Virgil: Non saprei dirle, non conosco i suoi progetti. Perché ha deciso di vendere? Per necessità, per dare un taglio netto alla stagione della sua vita o che altro?
    Claire: Bé, un po' tutto insieme. Venderei anche la casa, troppo grande per me ormai. Spesso mi ci sento come se fossi in una piazza. Ne vorrei una più piccola. Ma solo l'idea di dover uscire da qui per andare da un'altra parte mi mette angoscia. Come dovrei fare? Bendarmi gli occhi? Farmi portare via nel sonno? Allora entro in crisi e mi rimetto in discussione.
    Virgil: Lei ha tutto il tempo per decidere, Miss Ibbetson.
    Claire: È sicuro?
    Virgil: Diciamo fino alla stampa del catalogo. Non stia a tormentarsi, pensi a sé stessa e al suo futuro.
    Claire: Ah, è quello il tormento più grande! Quando ci penso non riesco neanche a lavorare.
    Virgil: Non sapevo che lavorasse.
    Claire: Scrivo. Scrivo romanzi, racconti, cose del genere.
    Virgil: Vorrei leggerne qualcuno, li comprerò.
    Claire: Per sua e per mia fortuna non ci riuscirà mai.
    Virgil: Perché no?
    Claire: Perché scrivo sotto falso nome e perché detesto ciò che scrivo.
    Virgil: Un artista odia sempre quello che produce, Miss Ibbetson.
    Claire: Ieri mi ha chiamata "Claire".
    Virgil: Non me ne sono reso conto, ero allarmato. Scusi.
    Claire: Mi piacerebbe che continuasse a farlo.
  • Virgil: Claire, lei sta consumando la sua vita per una causa che mi sfugge. È una malattia così assurda la sua da sembrare quasi un inganno.
    Claire: Anche mia madre la prima volta pensò che fingessi, eravamo in viaggio. Dover camminare ai piedi della Torre Eiffel mi paralizzò, urlai e caddi a terra, ero una bambina. Poi l'incidente si verificò sempre più spesso e lei dovette ricredersi.
    Virgil: Non c'è mai stato un luogo aperto in cui non ha avuto angoscia?
    Claire: Una volta, durante la gita scolastica a Praga, avevo 14 anni. La piazza grande con l'orologio animato l'avrò attraversata cento volte, fu bellissimo. Ricordo anche un ristorante dall'arredamento molto particolare. Ecco, se c'è un posto al mondo di cui ho nostalgia è quel ristorante, lì ero stata proprio felice. Si chiamava "Night and Day".
    Virgil: Non c'è mai ritornata?
    Claire: Mai.
    Virgil: Perché non lo fa adesso? La accompagnerei volentieri.
  • Robert: Stia in guardia, questo è il momento degli errori. Quando pensi che con una donna è fatta hai già perso il senso della strategia.
    Virgil: E la strategia quale sarebbe?
    Robert: Non smettere di stupirle mai, compiere azioni che loro non possono prevedere, mettersi in gioco, rischiare anche.
    Virgil: Mi chiede di assumere un comportamento che non mi appartiene.
    Robert: Ma è proprio per questo che lo deve fare! Se continua a rispettare tutte le sue regole la farà sempre sentire un'ammalata. Invece lei la deve trattare come una donna.
  • [Virgil e Billy discutono dell'improvvisa sparizione di Claire]
    Billy: Non avrei mai sospettato che ti saresti cacciato in un pasticcio come questo, e non so neanche come aiutarti.
    Virgil: Quello che potevi fare era ascoltarmi.
    Billy: Ma considerando la malattia della ragazza mi sembra così irrealistico che se ne sia andata. Penso più... che ne so... a un rapimento, qualcosa del genere?
    Virgil: Lo trovo improbabile, non credo avesse nemici. Semmai qualcuno che se ne sia invaghito a tal punto da portarsela via con la forza.
    Billy: Ma chi?
    Virgil: Recentemente ho avuto dei dubbi su Robert.
    Billy: Il ragazzo? Da come me lo hai raccontato non mi sembra il tipo.
    Virgil: Dal punto di vista letterario sarebbe perfetto: il giovane cavaliere che sottrae la bella principessa al vecchio incapace di amare...
    Billy: Letteratura, appunto! Non andare in tilt, Virgil, avrà avuto buoni motivi per abbandonare... la sua prigione.
    Virgil: Non riesco proprio a immaginare quali. Negli ultimi tempi vi ha vissuto emozioni e sentimenti incompatibili con la fuga.
    Billy: Nei tuoi panni non ne sarei così certo. I sentimenti umani sono come le opere d'arte: possono essere il risultato di una... come dire... simulazione.
    Virgil: Simulazione?
    Billy: Tutto può essere simulato, Virgil: la gioia, il dolore, l'odio, la malattia, la guarigione... persino l'amore.
  • Claire: Allora non sono la prima: ne hai avute altre donne.
    Virgil: Sì, le ho amate tutte e loro hanno amato me. Mi hanno insegnato ad attenderti.

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