Lago di Nemi

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Citazioni sul Lago di Nemi.

  • Chi non conosce il Ramo d'oro del Turner? La scena del quadro, tutta soffusa da quella aurea luminescenza d'immaginazione con cui la divina mente del Turner impegnava e trasfigurava i più begli aspetti della natura, è una visione di sogno di quel piccolo lago di Nemi, circondato da boschi, che gli antichi chiamavano «lo specchio di Diana». Chi ha veduto quell'acqua raccolta nel verde seno dei colli Albani, non potrà dimenticarla mai. I due caratteristici villaggi italiani che dormono sulle rive e il palazzo egualmente italiano i cui giardini a terrazzo digradano rapidamente giù verso il lago, rompono appena l'immortalità e la solitudine della scena. Diana stessa potrebbe ancora indugiare sulle deserte sponde o errare per quei boschi selvaggi. (James Frazer)
  • Era un ritorno. Il sole spandea per i boschi ducali, | precipitando, un fuoco torbido. Ma su l'acque, || chiuse da quel gran cerchio di tronchi infiammati, | un pallore | cupo regnava. Raggio non le feriva alcuno. || Chi nel divino grembo del lago adunava tant'ira? | Livide, mute, l'acque minacciavano; || come d'un lungo sguardo nemico seguivano il nostro | passo; vincean d'un freddo fascino i nostri cuori. || Una paura ignota ci strinse. Pensiero di morte | illuminò d'un lampo l'anima sbigottita. || Parvemi andar lungh'esso un lido letale, uno Stige; | e de l'amata donna l'ombra condurre meco. || Tutte di nostra vita lontana le imagini vaghe | si dissolveano; ed ecco, tutto era morte in noi, || tutto; ed il nostro amore, il nostro dolore, la nostra | felicità non altro eran che morte cose. (Gabriele D'Annunzio)
  • Il lago giaceva immobile giù in fondo al cratere rotondo da dove una volta zampilli di fuoco si erano lanciati verso le nuvole. Scendemmo per il pendio a forma di anfiteatro attraverso vaste vigne e fitti boschi di platani dove i tralci delle viti si snodavano tra i rami. Sul versante opposto c'era Nemi che si specchiava nel lago azzurro. Camminando preparavamo le ghirlande: i rami verde scuro degli ulivi e i tralci più chiari delle viti venivano intrecciati alle gialle violacciocche selvatiche. Il lago azzurro sotto di noi e il cielo sereno al disopra ora venivano nascosti dai rami fitti delle viti, ora riapparivano per formare un'unica infinita chiazza di azzurro. Tutto era per me nuovo e splendido. La mia anima palpitava di silenziosa beatitudine. Vi sono ancora momenti in cui il ricordo fa riaffiorare in me le sensazioni di allora, come i bei pezzi di mosaico di una città sommersa. (Hans Christian Andersen)
  • Un nome, l'antico nome del lago, viene spontaneo sulle labbra, speculum Dianae; senz'altro, lo si vede come doveva essere nei secoli remoti in cui si celebravano riti di sangue; circondato da vaste e nere foreste, deserto, quando i suoi silenzi non eran turbati che dal bramito dei cervi o dal passo delle cerve che venivano a bere: il cacciatore, il montanaro che scorgeva dall'alto d'una roccia la sua immobile chiarità glauca, sentiva la sua carne fremere, come se avesse visto gli occhi chiari della dea; in fondo a quella gola, sotto gli eterni pini e la solitudine inviolata delle querce secolari, il lago riluceva, tragico e casto, e la sua onda metallica, coi suoi riflessi d'acciaio, era lo «specchio di Diana». (Hippolyte Taine)

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