Lewis Wolpert

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Lewis Wolpert

Lewis Wolpert (1929 – vivente), biologo, saggista e scrittore britannico di origine sudafricana.

Citazioni di Lewis Wolpert[modifica]

  • Vorrei insegnare al mondo che la scienza è il miglior modo di capire il mondo, e che per ogni sequenza di osservazioni c'è una sola spiegazione. Inoltre la scienza è oggettiva, e spiega il mondo così come è. Le questioni etiche sorgono solo quando la scienza è applicata alla tecnologia – dalla medicina all'industria.
I would teach the world that science is the best way to understand the world, and that for any set of observations, there is only one correct explanation. Also, science is value-free, as it explains the world as it is. Ethical issues arise only when science is applied to technology — from medicine to industry.[1]

La natura innaturale della scienza[modifica]

  • Cucinare è un esempio tipico, perché in effetti facciamo degli esperimenti; tuttavia questa non è scienza perché non è necessaria alcuna teoria: per ottenere il giusto «sapore» si procede semplicemente per prove ed errori. Fare scienza, invece, richiede di prendere le distanze dalla propria esperienza personale e cercare di capire fenomeni che non influiscono direttamente sulla propria vita quotidiana, sui propri costrutti personali. Nella vita di ogni giorno non ci serve alcun costrutto sul perché i corpi cadano o perché i bambini somiglino o no ai genitori; ci basta sapere che è così. Il senso comune non fornisce altro che un po' della materia prima necessaria al pensiero scientifico. (p. 31)
  • C'è una visione molto diffusa, a mio parere erronea, che la fortuna strepitosa, la cosiddetta serendipità, svolga un ruolo importante nella scoperta. Questo termine infelice fu coniato da Horace Walpole nel 1754 per descrivere le scoperte che certe persone fanno «per caso e per sagacità, di cose di cui non erano alla ricerca». Dico «infelice» perché il termine è stato ripetutamente male applicato alla scoperta scientifica. Si leggono molto spesso resoconti di scoperte accidentali o casuali; si dice che gli esempi di serendipità nella scienza abbondino: la scoperta della penicillina da parte di Fleming, la scoperta della radioattività fatta da Becquerel, la scoperta dei tranquillanti, e così via. In ciascuno di tali casi alla fortuna è attribuito un ruolo determinante, ma è stata proprio la fortuna o casualità l'elemento importante? Non è possibile che l'idea della serendipità sia fondata su un'errata concezione della natura della scienza, oltre che della natura della casualità stessa? Credo che un esame anche superficiale dei cosiddetti esempi di serendipità permetta di raggiungere conclusioni alquanto diverse; esso confermerà l'intensa consapevolezza insita nella ricerca scientifica, che è fondata non sul caso ma su riflessioni estremamente focalizzate. (p. 104)
  • Le pubblicazioni scientifiche hanno vita breve e dopo qualche anno neppure quelle veramente importanti vengono più citate. Gli scienziati non possono lavorare in isolamento, perché l'impresa scientifica è essenzialmente accumulativa. Paragoniamo tutto questo alle arti: per pittori, romanzieri e poeti l'elemento fondamentale è l'originalità della creazione. L'artista non partecipa a un'impresa comune; il suo lavoro non è assimilato ad un corpo più ampio e la sua essenza è l'individualità. Per contro, per lo scienziato lo scopo è che gli altri accettino le sue idee, è ottenere il consenso. (p. 110)

Note[modifica]

  1. (EN) Citato in Life lessons,TheGuardian.com, 7 aprile 2005.

Bibliografia[modifica]

  • Lewis Wolpert, La natura innaturale della scienza (The Unnutural Nature of Science, Faber & Faber, 1992), traduzione di Anna Rita Vignati e Livia Lucentini, Dedalo, Bari, 1996.

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