Lion Feuchtwanger

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Lion Feuchtwanger (1884 – 1958), scrittore tedesco.

Jefte e sua figlia[modifica]

Incipit[modifica]

Erano circa trecento quelli che accompagnavano la salma di Ghileàd, il capotribù. Per un guerriero e giudice cosi grande non era un corteo funebre considerevole. Vero è che quell'uomo forte, appena sessantenne, era morto quasi all'improvviso e ben pochi avevano avuto notizia della sua breve malattia.

Citazioni[modifica]

  • Nel frattempo però avevo scorto l'uomo Jefte, ritto e grande, solo e ribelle, sotto il cielo vuoto e pallido, intento a combattere dentro di sé tutti i conflitti e le contraddizioni del suo tempo. Egli disputa col popolo del paese, ma anche con le tribù dei nomadi, appartiene alla famiglia di suo padre, ma anche alla tribù della madre. Egli si ribella al Dio delle sedi fisse, ma anche a quello del Fuoco e del Toro. Si ribella al sacerdote di suo padre, al re di sua madre e a se stesso. (da Nota storica dell'autore, pp. 346-347)
  • Certamente anche gli autori ebrei erano irretiti nei pregiudizi del loro tempo, ma a differenza, poniamo dei grandi poeti dei greci, si rendevano conto che la loro epoca era un anello di una catena senza fine, un ponte tra il passato e l'avvenire. Essi si sforzarono di conferire agli avvenimenti del passato un ordine, un nesso, una direzione, un significato che si proiettasse nel futuro. Anche osservatori ostili riconoscono che gli autori biblici prima di tutti gli altri possedettero la filosofia della storia, il sentimento della storicità, la coscienza del divenire e del fluire, della dinamica, della dialettica. I loro uomini non hanno soltanto una vita propria, ma sono impregnati di storia. (da Nota storica dell'autore, pp. 349-350)
  • L'arte semidimenticata della letteratura storica è un'arte molto elevata. Il romanzo storico è il legittimo discendente della grande epopea. Esso libera colui che vi lavora con onestà dal suo presente che è tutto statico, lo solleva al di sopra di sé, gli conferisce la sensibilità del divenire infinito, gli insegna a comprendere il proprio tempo come un fatto dinamico. (da Nota storica dell'autore, pp. 351-352)
  • [...] la scienza [storica] procura soltanto scheletri, sia pure costruiti molto chiaramente, la cui contemplazione è ricompensata da una specie di soddisfazione estetica: ma soltanto la fantasia dello scrittore – poeta può coprire di carne viva le ossa di questi scheletri. (risvolto di sovraccoperta)

Bibliografia[modifica]

  • Lion Feuchtwanger, Jefte e sua figlia, traduzione di Ervino Pocar, Club degli Editori, Milano, 1965.

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Opere[modifica]