Lion Feuchtwanger

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Lion Feuchtwanger, 1909

Lion Feuchtwanger (1884 – 1958), scrittore tedesco.

Il diavolo in Francia[modifica]

Incipit[modifica]

Io non riuscivo a immaginarmi nulla di preciso intorno alle stanze del tesoro di Pithom e Ramses, né so se gli studiosi della Bibbia abbiano scoperto di che cosa si trattasse esattamente. Per me quei due nomi dal suono ostile, esotico e grandioso hanno assunto un significato che nessuna analisi scientifica, neppure la più fondata, potrebbe modificare.
Andò così.

Citazioni[modifica]

  • Nel migliore dei casi, passavano dieci giorni prima di ottenere il permesso. Mai che venissero seriamente appurate le ragioni e gli scopi di questi nostri movimenti; però era necessario che ci fossero delle autorizzazioni scritte e, se possibile, timbrate. Ogni atto esisteva non quanto fine a se stesso: il funzionario voleva sentirsi protetto da una muraglia di carta scritta. (pag. 45)
  • Per tutta la mia vita non sono riuscito a superare lo stupore per questo fenomeno della memoria, la funzione più strana della mente umana. Mentre ricordo - come immagino accada a molti - incontri con persone qualsiasi con una precisione tale da poter aggiungere i minimi dettagli, ci sono volti che mi erano cari che sono completamente svaniti. Neanche la più approfondita analisi psicologica saprebbe spiegare il vero perché. (pag. 69)
  • Io stesso ho vissuto improvvisi rovesciamenti di fortuna dagli esiti straordinari, e se ci ripenso con calma mi rimane il senso di stupore per la rapidità con cui ogni volta io abbia saputo adattarmi alle nuove condizioni. (pag. 70)
  • La maggior parte degli avvenimenti intorno a noi sono prodotti da tante cause diverse, di cui riusciamo a identificare, di volta in volta, appena una piccola parte. Della catena noi vediamo solo qualche anello, mai la catena per intero. Nè riusciamo a sapere dove abbia inizio e dove finisca. Faremo dunque bene a non identificare una singola concausa come la causa generale, ma piuttosto, malgrado il nostro presuntuoso intelletto opponga resistenza, riconoscere al caso il ruolo principale nell'esistenza di tutti noi. Einstein ha dovuto rassegnarsi a confessare come la scienza non abbia trovato spiegazione migliore, per i fenomeni che avvengono nell'universo, che un'analogia con il gioco d'azzardo. Ora, però, lo spirito umano è fatto in modo tale da esigere comunque una spiegazione per questo gioco inspiegabile: la vita, il destino. Non riusciamo ad accettare che la nostra vita sia governata dal caso, ovvero da leggi da noi ignote. E poiché una spiegazione che soddisfi la ragione non la si può trovare, tendiamo a cercare al di là della ragione, nella superstizione, nel misticismo, nella religione. (pag. 106)

Explicit[modifica]

Mi sto affacciando alle soglie della vecchiaia. Più deboli si fanno i miei desideri, più debole la mia voglia d’indignarmi, più deboli i miei entusiasmi. Ho incontrato Dio sotto diverse spoglie, e sotto diverse spoglie ho incontrato anche il Diavolo. La mia gioiosa attesa di Dio non è diminuita, mentre è diminuita, posso dirlo, la mia paura del Diavolo. Ho dovuto far esperienza del fatto che l’insipienza e la malvagità degli uomini sono spaventevoli e profonde come i Sette Mari. Ma ho potuto anche verificare che la diga di protezione che la minoranza dei buoni e dei giusti ha saputo erigere, diventa più alta e più forte di giorno in giorno.

La fine di Gerusalemme[modifica]

Incipit[modifica]

Sei ponti attraversavano il Tevere. Chi rimaneva sulla riva destra poteva dirsi al sicuro; lì le strade erano piene di uomini che si riconoscevano per giudei già dalla barba; dovunque si vedevano iscrizioni giudaiche e aramaiche e con un po' di greco si poteva cavarsela facilmente. Ma passando uno dei ponti e avventurandosi sulla spiaggia sinistra del Tevere, ci si trovava nella vera città di Roma, grande e tumultuosa, e si era forestieri, disperatamente soli.

Explicit[modifica]

Quello stesso giorno Giuseppe incominciò il lavoro. «Probabilmente» dettò «più d'uno si proverà a descrivere la guerra dei giudei contro i romani, ma saranno autori che non erano testimoni degli avvenimenti e dovranno accontentarsi di dicerie stolte e contraddittorie. Io, Giuseppe, figlio di Mattia, sacerdote del Primo Ordine di Gerusalemme, testimone oculare fin dal principio, mi sono risolto a scrivere la storia di questa guerra, così com'è stata veramente, ricordo ai contemporanei, monito ai posteri.»

Jefte e sua figlia[modifica]

Incipit[modifica]

Erano circa trecento quelli che accompagnavano la salma di Ghileàd, il capotribù. Per un guerriero e giudice cosi grande non era un corteo funebre considerevole. Vero è che quell'uomo forte, appena sessantenne, era morto quasi all'improvviso e ben pochi avevano avuto notizia della sua breve malattia.

Citazioni[modifica]

  • Nel frattempo però avevo scorto l'uomo Jefte, ritto e grande, solo e ribelle, sotto il cielo vuoto e pallido, intento a combattere dentro di sé tutti i conflitti e le contraddizioni del suo tempo. Egli disputa col popolo del paese, ma anche con le tribù dei nomadi, appartiene alla famiglia di suo padre, ma anche alla tribù della madre. Egli si ribella al Dio delle sedi fisse, ma anche a quello del Fuoco e del Toro. Si ribella al sacerdote di suo padre, al re di sua madre e a se stesso. (da Nota storica dell'autore, pp. 346-347)
  • Certamente anche gli autori ebrei erano irretiti nei pregiudizi del loro tempo, ma a differenza, poniamo dei grandi poeti dei greci, si rendevano conto che la loro epoca era un anello di una catena senza fine, un ponte tra il passato e l'avvenire. Essi si sforzarono di conferire agli avvenimenti del passato un ordine, un nesso, una direzione, un significato che si proiettasse nel futuro. Anche osservatori ostili riconoscono che gli autori biblici prima di tutti gli altri possedettero la filosofia della storia, il sentimento della storicità, la coscienza del divenire e del fluire, della dinamica, della dialettica. I loro uomini non hanno soltanto una vita propria, ma sono impregnati di storia. (da Nota storica dell'autore, pp. 349-350)
  • L'arte semidimenticata della letteratura storica è un'arte molto elevata. Il romanzo storico è il legittimo discendente della grande epopea. Esso libera colui che vi lavora con onestà dal suo presente che è tutto statico, lo solleva al di sopra di sé, gli conferisce la sensibilità del divenire infinito, gli insegna a comprendere il proprio tempo come un fatto dinamico. (da Nota storica dell'autore, pp. 351-352)
  • [...] la scienza [storica] procura soltanto scheletri, sia pure costruiti molto chiaramente, la cui contemplazione è ricompensata da una specie di soddisfazione estetica: ma soltanto la fantasia dello scrittore – poeta può coprire di carne viva le ossa di questi scheletri. (risvolto di sovraccoperta)

Incipit di alcune opere[modifica]

Ballata spagnola[modifica]

Ottant'anni dopo la morte del loro profeta Maometto, i musulmani avevano conquistato un impero che si estendeva dalle frontiere indiane, attraverso l'Asia e l'Africa e lungo le rive meridionali del Mediterraneo, fino alle coste dell'Oceano Atlantico.[1]

Süss l'ebreo[modifica]

Il paese era solcato da una fitta rete di strade simili a vene, che si incrociavano, si diramavano, si smarrivano.[1]

Note[modifica]

  1. a b Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, Incipit, Skira, 2018. ISBN 9788857238937

Bibliografia[modifica]

  • Lion Feuchtwanger, Jefte e sua figlia, traduzione di Ervino Pocar, Club degli Editori, Milano, 1965.
  • Lion Feuchtwanger, La fine di Gerusalemme, traduzione di Ervino Pocar, Mondadori, Milano, 1970.
  • Lion Feuchtwanger, Il diavolo in Francia, traduzione di E. Arosio, Einaudi, Milano, 2020, ISBN 978-8806242602

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]