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Louis de Rouvroy de Saint-Simon

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Louis de Rouvroy de Saint-Simon

Louis de Rouvroy de Saint-Simon (1675 – 1755), scrittore francese.

  • [Luigi XIV di Francia] Con un calendario e un orologio, era possibile, a trecento leghe di distanza, dire con precisione cosa facesse. (da Parallele des trois premiers rois bourbons)

La Corte del Re Sole

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Sono nato la notte dal 15 al 16 gennaio 1675, da Claudio duca di Saint-Simon, pari di Francia, e dalla sua seconda moglie Carlotta de L'Aubépine, unico di questo secondo matrimonio. Da Diana di Budos, prima moglie, mio padre aveva avuto una sola figlia e nessun maschio, e l'aveva maritata al duca di Brissac, pari di Francia, unico fratello della duchessa di Villeroy, Ella era morta nel 1684 senza figli, da molto tempo separata dal marito, che non la meritava, e nel suo testamento mi aveva nominato suo erede universale.
Portavo il nome di vicedomino di Chartres, e venni educato con cura e molta attenzione. Mia madre, che vantava numerose virtù e molto spirito, si preoccupò della mia formazione intellettuale e fisica; temeva per me la sorte dei giovani che credono sicura la loro fortuna, e si trovano padroni di sé molto presto. Mio padre nato nel 1606, non poteva vivere abbastanza per impedirmi questa disgrazia, e mia madre mi ricordava continuamente la pressante necessità, per un giovane di valere qualche cosa entrando nel mondo del suo signore, figlio d'un favorito di Luigi XII cui tutti gli amici erano morti e impossibilitati ad aiutarlo, e d'una madre che, dalla sua prima gioventù, cresciuta presso la vecchia duchessa d'Angoulême sua parente, nonna materna del duca di Guisa, maritata a un uomo di età, non aveva mai visto che i loro vecchi amici e amiche, ed era invecchiata prima del tempo.

Citazioni

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  • La perdita di due illustri uomini fece più rumore che quella delle due dame [la marchesa di Saint-Simon e la duchessa d'Uzè]: di La Fontaine, così noto per le sue favole e i sui racconti, e tuttavia così noioso in conversazione; e di Mignard, tanto illustre per il suo pennello. Aveva una figlia di una bellezza perfetta, ed era costei che più volentieri dipingeva; e l'ha ripetuta in parecchi di quei magnifici quadri storici che ornano la grande galleria di Versailles e i due saloni, e che hanno avuto non poca parte nell'irritare tutta l'Europa contro il re, e a unirla ancor più contro di lui che contro il suo regno. (La Fontaine e Mignard, p. 75)
  • Un avvenimento che il granduca [di Toscana] comunicò a Monsieur, sorprese estremamente tutti coloro che a Parigi e alla corte avevano conosciuto Caretti, un italiano che vi aveva soggiornato luno tempo e che guadagnava denaro facendo l'empirico. I suoi rimedi ebbero qualche successo, i medici, gelosi come al solito, gli mossero ogni sorta di querele e poi di raggiri, per non farlo riuscire, e si avvantaggiarono tanto che poterono dei pessimi successi che gli capitarono. (Caretti, empirico, p. 107)
  • Quasi nello stesso tempo perdemmo il celebre Racine, tanto conosciuto per le sue belle opere teatrali. Nessuno aveva intelligenza più profonda e più aperta, né più piacevolmente volta: niente del poeta nel suo commercio, ma tutto dell'onesto uomo, dell'uomo modesto, e verso la fine della sua esistenza, dell'uomo dabbene. (Morte di Racine, p. 109)
  • Il cardinale Bonzi morì a Montpellier verso la metà di luglio di quell'anno, a settantatré anni. Era arcivescovo di Narbona, con cinque abbazie, e commendatore dell'Ordine: e il cardinale Portocarero ebbe il suo posto, assicuratogli in anticipo, col permesso, nell'attesa, di portare il nastro azzurro. I Bonzi sono delle prime famiglie di Firenze; spesso hanno avuto le più alte e ragguardevoli cariche della repubblica, e alleanze dirette coi Medici. Fu un Bonzi vescovo di Terracina che fece il matrimonio di Caterina de' Medici, e che con gli Strozzi condusse suo zio, un Bonzi ottenne il vescovado di Béziers che è stato posseduto da sei Bonzi, di zio in nipote, dei quali due sono stati cardinali. (Il cardinale Bonzi, p. 177)
  • La Chiesa e il secolo persero nello stesso tempo i due prelati che fossero insieme per l'una e per l'altro di maggior lume: il famoso Bousset, vescovo di Meaux, da una parte, e il celebre cardinale di Fürstember dall'altra, entrambi troppo conosciuti perché io abbia qualcosa da dire di questi due uomini tanto grandemente e diversamente illustri; il primo sempre da rimpiangere, come lo fu universalmente, e le cui grandi opere facevano vergognare, alla sua età così avanzata, la robusta maturità dei vescovi, dei dottori, dei sapienti più istruiti e laboriosi. L'altro, dopo di aver lungamente agitato e interessato tutta l'Europa, era diventato da lunga pezza un peso inutile ala terra. (Bousset, p. 183)
  • Niente uguagliava lo splendore della contessa di Soissons, dalla quale il re né prima né dopo il matrimonio non si staccava un momento; padrona della corte, signora delle feste e delle grazie, intanto che il timore di dividerne l'imperio con le amanti, la gettò nella Follìa che la fece cacciare con Vardes e il conte di Guiche, la cui storia è troppo nota e troppo vecchia per raccontarla qua. (Olimpia Mancini, p. 219)

[Saint-Simon, La Corte del Re Sole, traduzione di Renato Giani, Editoriale Romana, 1944.]

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