Louise Labé

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Louise Labé

Louise Labé, soprannominata La Belle Cordière (circa 1524 – 1566), poetessa francese.

Citazioni di Louise Labé[modifica]

  • Io vivo, io muoio; io mi brucio e annego. | Ho un caldo estremo mentre sto patendo | il freddo; troppo dolce e troppo dura | è la vita per me. Grandi ho di gioia | mescolati gli affanni; tutt'insieme rido e lacrimo [...][1]
  • Non havria Ulysse o qualunqu'altro mai | più accorto fu, da quel divino aspetto | pien di gratie, d'honor e di rispetto | sperato qual i sente affanni e guai. || Pur, Amour, co i begli ochi tu fatt'hai | tal piaga dentro al mio innocente petto, | di cibo et di calor gia tuo ricetto, | che rimedio non v'è si tu n'el dai. || O sorte dura, che mi fa esser quale | punta d'un Scorpio, et domandar riparo | contr'el velen' dall'istesso animale. || Chieggio li sol' ancida questa noia, | non estingua el desir à me si caro, | che mancar non potra ch'i non mi muoia.[2]
  • Oh se rapita io fossi nel bel seno | di colui per il quale vo morendo; | se quel che resta dei miei corti giorni | vivere insieme a lui non m'impedisse | l'invidia; se passandomi le braccia | al collo, mi dicesse, «Cara amica, | contentezza prendiamo uno dell'altra, | sicuri che tempeste non potranno | disgiungerci, né Euripo o Correnti | in nostra vita più»; se intorno al collo | tenendo lui con le mie braccia, come | dall'Edera vien l'albero accerchiato, | giunga la morte, di vedermi sazia | invidiosa; allorquando più soave | lui mi baciasse e sopra le sue labbra | fuggisse la mia anima, oh certo | morrei, più che da viva, oh più felice.[3]

Oeuvres[modifica]

  • Il tempo è venuto, Mademoiselle, in cui le rigide leggi degli uomini non impediranno più alle donne di dedicarsi alle scienze ed alle discipline; mi sembra che chi ne è capace dovrebbe impiegarsi in quest'onorevole libertà, che il nostro sesso ha desiderato così a lungo, studiando questi argomenti e dimostrando agli uomini quale torto ci hanno fatto nel privarci dei benefici e dell'onore che avremmo potuto ottenere. [4]
  • In breve, il più grande piacere che c'è, dopo l'amore, è parlare d'amore.[5]

Incipit di alcune opere[modifica]

Non havria Ulysse o qualunqu'altro mai[modifica]

Non havria Ulysse o qualunqu'altro mai
Più accorto fu, da quel divino aspetto
Pien di gratie, d'honor et di rispetto
Sperato qual i sento affanni e guai.

Je vis, je meurs : je me brule et me noye[modifica]

Je vis, je meurs : je me brule et me noye.
J'ay chaut estreme en endurant froidure :
La vie m'est et trop molle et trop dure.
J'ay grans ennuis entremeslez de joye

Ne reprenez, Dames, si j'ay aymé[modifica]

Ne reprenez, Dames, si j'ay aymé :
Si j'ay senti mile torches ardentes,
Mile travaus, mile douleurs mordentes :
Si en pleurant, j'ay mon tems consumé,

Note[modifica]

  1. Citato in Macchia, pp. 341-342.
  2. Sonetto composto in italiano da Louise Labé, citato in (FR) Louise Labé 2005, Études réunies par Béatrice Alonso et Éliane Viennot, Publications de l'Université de Saint-Étienne, 2004, p. 151
  3. Citato in Macchia, p. 342.
  4. Nella prefazione/dedica delle Oeuvres in una lettera del 24 luglio 1555 ad una giovane nobildonna lionese, Clémence de Bourges
  5. Nel Dibattito in Louise Labé Oeuvres a cura di Jean de Tournée (1555)

Bibliografia[modifica]

  • Giovanni Macchia, La letteratura francese, I, traduzione per Louise Labé di E. De Michelis, Mondadori, Milano, 1990. ISBN 88-04-30548-7
  • Louise Labé, Oeuvres, J. de Tournes, Lyon, 1555.

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