Luca Parmitano

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Luca Parmitano (1976 – vivente), militare ed astronauta italiano.

  • A volte ci dicono che noi italiani abbiamo l'estro, il design, tutto verissimo, ma anche altre nazioni hanno estro, design. Secondo me quello che veramente ci rende straordinari, che ci distingue da altre culture è un un'inestinguibile amore per la vita. Io mi rendo conto che amo fortemente la vita e ritengo che vada vissuta fino in fondo e le mie attività, i miei percorsi, le sfide che costantemente mi pongo davanti, la ricerca di nuovi orizzonti, che vanno dallo spazio al voler cercare, anche fisicamente, di superare i miei limiti, rappresentano l' amore per la vita ed è ciò che ci caratterizza.[1]
  • A volte i giovani, ai quali adoro rivolgermi perché sono i più importanti, mi chiedono cosa raccomandi per diventare astronauta. La prima raccomandazione che faccio è che non tutti possono diventare astronauta. I sogni possono essere elevati a qualsiasi livello, partendo dal più umile arrivando a quello più grandioso e che ognuno deve realizzarsi nel proprio contributo, nel proprio sogno senza lasciarsi affascinare da un mondo piuttosto che da un altro.[2]
  • Amo fortemente la vita e ritengo che vada vissuta fino in fondo.[3]
  • Dalla Sicilia ho potuto compiere il mio percorso di studi ed entrare a far parte dell'eccellenza mondiale, fino ad arrivare nello spazio grazie al fatto che l'Italia collabora con gli altri Paesi europei ed è parte dell'Unione Europea.[4]
  • È stato un momento molto bello della mia spedizione. Innanzitutto mi piace ricordare che il cibo è un momento conviviale straordinario. Questo vale sulla terra, vale in orbita, vale sempre: la cultura umana ruota intorno al cibo come momento conviviale, infatti in una festa, in un incontro c'è sempre qualcosa da mangiare, gli appuntamenti si fanno in un ristorante, in un caffè, quindi è qualcosa che è veramente parte della nostra cultura come esseri umani.Noi italiani, in particolare, ci siamo sempre distinti per la qualità del cibo, anche per la passione che mettiamo nella arte culinaria, per cui nel momento in cui mi è stata offerta questa possibilità di creare del cibo spaziale per essere di conforto alla mia missione ho pensato immediatamente anche ai miei colleghi. Ho pensato al fatto che abbiamo dei menu standard a bordo della stazione che sono sempre gli stessi e che se riuscissi a condividere con i miei colleghi la nostra cultura, anche il genio italiano nel creare delle opere arte commestibili, sarebbe un modo di avvicinare il mondo all'Italia e di esportare un po' di questa nostra cultura di cui io sono molto orgoglioso.[5]
  • Fare quello che si ama, ma soprattutto amare quello che si fa.[6]
  • Il più gran consiglio che do in generale partendo dai giovani, agli studenti, a chi lavora è di fare quello che si ama, ma soprattutto amare quello che si fa. A volte non abbiamo scelta, abbiamo un lavoro, un attività ai quali dobbiamo in un certo senso piegarci per motivi contingenti. In quel caso il mio consiglio non cambia: è quello di amare quello che facciamo perché amandolo ne possiamo essere orgogliosi, diventare bravi e qualsiasi sia l'attività che facciamo se siamo bravi e se possiamo farla con entusiasmo, con orgoglio e lì che diamo il nostro contributo, dal più umile al più utile e non è detto che queste due cose siano in contrasto.[7]
  • Guardare il mondo dalla Cupola è indescrivibile. Si ha il senso di fragilità del pianeta Terra, con la sua atmosfera sottilissima, e dell'incredibile bellezza di questo gioiello sospeso nel velluto nero dello spazio.[8]
  • Mai come nello spazio ti accorgi che i confini non esistono. Dall'alto l'Europa é un reticolo di luci, collegamenti, i cui confini sono solo dentro le menti delle persone.[9]
  • Non mando dei messaggi particolari, non è il mio ruolo, semplicemente racconto la mia storia.[10]
  • Questa immagine mi ha colto di sorpresa… mi sono girato, ed era lì ancora una volta. Purtroppo, mi mancano le parole. Sicilia, un'isola di luce, un faro per questo viaggiatore.[11]
  • Sicuramente l'esperienza vissuta a 16/17 anni fa parte integrante del percorso che mi ha portato oggi ad essere qui. E il fatto che poi abbia lì conosciuto quella che è diventata la mia compagna di vita ne fa qualcosa di ancora più straordinario. Il mio consiglio in questo senso è quello di esporsi a questo tipo di esperienza perché viaggiare, vivere all'estero significa mettersi in gioco, innamorarsi di altre culture, apprendere un'altra lingua, che vuol dire aprire una finestra su un mondo completamente sconosciuto e diverso dal nostro. Queste esperienze ci cambiano come persone, ci rendono migliori, più esperti, tutti aspetti che ho poi ritrovato comodi nel mio essere astronauta perché vivere a stretto contatto con culture diverse per sei mesi significa anche capacità di adattarsi, di comprensione, di abbattere le barriere culturali e linguistiche, tutte cose che si possono apprendere da giovani facendo l' esperienza come quella che ho vissuto io con Intercultura.[12]
  • Sono sempre positivo perché penso di aver perso il diritto di non essere contento.[13]


Note[modifica]

  1. Citato in [1].
  2. Citato in [2].
  3. Citato in [3].
  4. Citato in [4], 26 maggio 2014.
  5. Citato in [5].
  6. Citato in [6].
  7. Citato in [7].
  8. Citato in [8].
  9. Citato in [9], 26 maggio 2014.
  10. Citato in [10].
  11. Citato in [11].
  12. Citato in [12].
  13. Citato in [13].

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