Lucio Fontana

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Lucio Fontana (1899 – 1968), pittore, ceramista e scultore italiano.

Citazioni di Lucio Fontana[modifica]

Lucio Fontana, fotografia di Lothar Wolleh.
  • [...] io buco; passa l'infinito di lì, passa la luce, non c'è bisogno di dipingere [...] invece tutti hanno pensato che io volessi distruggere: ma non è vero io ho costruito, non distrutto.[1]

Citazioni su Lucio Fontana[modifica]

  • Il telaio ovolare non è una sfera e non è neppure un'ellisse: non è una sagoma calibrata e regolare riconducibile a formule algebriche: è una forma naturale, nella sua organicità, nella sua costante imprecisione, capace di divenire attesa... del gesto che la percuote di brutali lacerazioni, così il vuoto (che ci circonda ed è sempre in agguato) improvvisamente appaia – beante cavità della materia – che, dietro la tela, nel nulla dell'inespresso, del non-creato, affiora. (Gillo Dorfles)
  • Negli anni Sessanta Fontana propone i cicli La fine di Dio (1963), grandi tele monocrome, di forma ovaloide, alle quali vengono praticati degli ampi tagli e, talvolta, applicati dei lustrini, che evocano l'idea della divinità e del vuoto, i Teatrini (1964), forme astratte perforate e poste in un'ambientazione scenica, e le Ellissi (1967), legni di forma ellittica caratterizzati da fori distanziati a intervalli regolari. (Enrico Crispolti)
  • Nel 1955 partecipa alla VII Quadriennale romana e tiene la sua prima personale a Roma, presso la galleria dello Zodiaco, dove espone lavori in ceramica, tecnica che utilizza per tutti gli anni Sessanta. Tre anni più tardi speriementa le sue prime opere con i "tagli", che realizza sia su tela (serie delle Attese), sia in scultura (serie delle Nature). (Enrico Crispolti)

Note[modifica]

  1. Citato in G. Baldi, S. Giusso, M. Razetti e G. Zaccaria, Dal testo alla storia dalla storia al testo , Letteratura italiana con pagine di scrittori stranieri, Analisi dei testi e critica, vol III, tomo secondo, Dal Decadentismo ai giorni nostri, Storia del teatro e dello spettacolo a cura di Gigi Livio, Paravia, Torino, 1993. ISBN 88 395 0453 2

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