Luigi Canina

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Tomba di Luigi Canina nella basilica di Santa Croce a Firenze

Luigi Canina (1795 – 1856), archeologo e architetto italiano.

L'architettura antica descritta e dimostrata coi monumenti[modifica]

Incipit[modifica]

È abbastanza provato che nell'Egitto e nella Nubia esistono i più antichi e più grandi monumenti che si conoscono essersi fatti dai popoli antichi; e perciò da essi avranno principio le nostre ricerche, le quali sono dirette a rintracciare quale fosse il principio dell'arte di edificare, e quali fossero i primi progressi che in essa si fecero. Inoltre secondo il piano stabilito spetta di diritto ad una tale regione la preferenza; perché con il titolo di architettura egiziana viene questa prima Sezione distinta. Così Diodoro Siculo nell'imprendere la sua grande opera sulla storia antica in generale, osservava che per essersi favoleggiato che gli Dei erano nati in Egitto, ed agli Egiziani si solevano attribuire le prime osservazioni degli astri, e per essersi raccontati i preclari fatti dei grandi uomini vissuti tra essi, erasi egli determinato a dare principio dalle cose dell'Egitto.

Citazioni[modifica]

  • Dalle sacre carte si conosce che allorquando gli uomini si erano uniti nella terra di Senaar alcun tempo dopo il diluvio, e che parlavano una sola favella e tenevano uno stesso discorso, proposero tra loro di fare dei mattoni e di cuocerli col fuoco; e si valsero di mattoni in vece di sassi, e di bitume in vece di calce. Poscia disposero di fare una città ed una torre, la cui sommità si doveva innalzare sino al cielo; e così illustrare il loro nome prima di andare divisi per tutta la terra. Quindi a tale città fu dato il nome di Babele, perché ivi fu confuso il linguaggio di tutta la terra. (vol. 1, cap. 1, pp. 30-31)
  • Accennava egli [Erodoto] che Cheops[1], ossia il primo Suphis, impiegò migliaia d'uomini per dieci anni a lastricare la strada per la quale furono trasportate le pietre dalle cave, che erano nei monti arabici, per costruire la piramide maggiore. Ed una tale strada era divenuta un'opera non molto inferiore alla piramide stessa; perciocché era lunga cinque stadj, larga dieci orgie[2] ed alta nella maggiore sua elevazione otto orgie, ed era tutta lastricata con pietre pulite ed adornate con scolture rappresentanti animali. (vol. 1, cap. 4, p. 71)
  • Nel costruire la detta piramide maggiore s'impiegarono venti anni. Ogni sua fronte, essendo essa quadrangolare, si stendeva otto pletri[3], ed ad egual misura si elevava in altezza. Tutte le pietre erano lavorate pulitamente e congiunte con accuratezza, e niuna di esse era minore di trenta piedi. Quindi osservava lo stesso storico [Erodoto] che tale piramide era stata fabbricata a gradi, che alcuni denominavano scalini ed altri altarini. Dopo di essere stata in tal modo interamente costrutta, vennero alzate le pietre per la rimanente struttura esterna con macchine formate con piccoli legni, e così trasportate dal suolo sul primo grado. Ed allorché era stata elevata su di esso la pietra ponevasi un'altra macchina che stava sul primo ordine, e da questo al secondo si trasferiva con altra macchina; perciocché quanti erano gli ordini dei gradi, altrettante erano anche le macchine; ovvero secondo altra narrazione si trasferiva di ordine in ordine la stessa macchina, essendo essa di facile trasporto, allorché si era alzata la pietra su ciascun ordine. Le parti superiori della medesima piramide furono le prime portate a compimento, quindi le seguenti, ed in fine vennero compiute le inferiori più prossime al suolo. (vol. 1, cap. 4, pp. 71-72)

Note[modifica]

  1. Cheope, ellenizzazione (Χέοψ, Cheops) dell'originale Khufu, sovrano egizio della IV dinastia, committente dell'omonima piramide.
  2. Orgia, dal greco ὄργυια, antica unità di misura di lunghezza.
  3. Plètro, dal greco πλέϑρον, unità di misura di lunghezza dell'antica Grecia, pari a 35 metri nel sistema usato da Erodoto.

Bibliografia[modifica]

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