Luisa Adorno

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Luisa Adorno pseudonimo di Mila Curradi (1921 – vivente), scrittrice e insegnante italiana.

L'ultima provincia[modifica]

Incipit[modifica]

Rare sono le volte in cui il Prefetto parli senza esservi costretto. rarissime le volte in cui la Prefettessa, essendovi costretta, riesca a farlo. Eppure per chi entra in casa loro è addirittura impossibile continuare a ignorare quello che successe a Bosco Canniti. Questo non perché l'argomento li faccia diventare loquaci, ma perché essi hanno in proposito abdicato ad ogni ricerca d'espressione in favore di Concetta, che, di quei fatti, considerano l'interprete ideale. «Quann'eramo a Bosco Canniti... » comincia e trova ogni volta nei padroni, che c'erano, che sanno già tutto, il pubblico più attento.

Citazioni[modifica]

  • Cosimo bambino usciva solo d'estate: passeggiate brevi, per mano, in ricamati giardini del Sud. Il grido «fermo ca sudi» troncava ogni suo tentativo di correre. Il resto era inverno. E nessun inverno si distinse mai dall'altro se non quello in cui, mascheratosi a carnevale, la madre lo tenne, per non alleggerirlo, mascherato fino a primavera. (p. 19)
  • Al capezzale dei suoi raffreddori, gli stessi fino a che il fisico lentamente non si rieducò, «Todaro ci colpa» dichiarava ella ora risolto l'antico, desolato accoramento in un rancore illuminato e preciso. Estraneo, alle origini, a questo dramma del male Vincenzo Adorno aveva finito con l'adeguarsi, col fare sue le teorie della moglie e alle mute ribellioni del figlio reagiva con scoppi irosi di voce, calcando parole ormai vuote del loro significato osceno. Le virilizzanti imprecazioni paterne e i lamenti e le accuse della madre furono così il solo commercio d'idee fra Cosimo e i suoi. (p. 21)
  • La sua ribellione non era andata oltre la finestra aperta e nella sua vita, come in quella dei suoi, non c'era il ricordo di un giorno sull'erba. (p. 27)
  • I matrimoni in casa Adorno si ispirano al monito «Pigghia munnizza d'u tuo munnizzaru e se non ce l'hai accattala». Il Prefetto lo cita con parvenza di scherzo ai nipoti inquieti in amore, lo ripete in tono grave di approvazione alle coppie di sposi che da Catania lo raggiungono ovunque, meta ambita del viaggio di nozze. Il concetto di «munnizzaru» si allarga alla Sicilia intera, per restringersi idealmente alla propria città, sublimarsi nella propria parentela. Le cugine sono la «munnizza» ideale: forti di questa consapevolezza e paghe di rappresentare la possibilità di non dividere la casa del nonno, crescono senza preoccuparsi di piacere, superando bruttezze senza speranza. (p. 28)

Explicit[modifica]

Senza degnare di uno sguardo il foglietto giallo, – Ora a Roma ne jemo – disse Anita Adorno – e là ti fai dare un incarico.
– Tutti i tuoi colleghi che andarono a riposo se lo fecero dare, – continuò, piccata, fissando sul marito due occhi lucenti nel volto paonazzo – e guadagnano meglio che da prefetti.
– Io non voglio incarichi – rispose l'Adorno e la sua voce vibrava di una fierezza già materiata di libertà. – Io non aio niente da chiedere –. Fissando attraverso la cassina abbassata i gerani della terrazza, sezionati e composti nelle strisce di luce, come un ricamo a punto in croce, – Aio servito abbastanza – dichiarò. – Ora un signore sugnu.

Bibliografia[modifica]

  • Luisa Adorno, L'ultima provincia, Sellerio, Palermo, 1983.

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