Margit Kaffka

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Margit Kaffka

Margit Kaffka (1880 – 1918), scrittrice ungherese.

Citazioni di Margit Kaffka[modifica]

  • Nonostante vivessero sotto lo stesso tetto, le rigide prescrizioni che regolavano la loro vita le tenevano isolate l'una dall'altra, tanto che coloro che vivevano in ali diverse dell'edificio, lavoravano in luoghi diversi, a stento avevano contatti tra loro, perché nel refettorio delle suore durante i pasti era obbligatorio il "santo silenzio", e la chiesa era il luogo riservato alla preghiera. Questa distanza artificiosa era un buon terreno di incubazione per bizzarre e fantasiose infatuazioni, che solo di rado riguardavano compagne vicine; il più delle volte avevano come oggetto la sorella, la novizia o l'educanda più distante. Il vecchio e buio edificio era pervaso di queste innominabili ed eccitanti simpatie, all'uscita dalla chiesa si incrociavano sguardi rivelatori, sul bordo dell'acquasantiera mani tremanti si sfioravano furtive, con eterea leggerezza ma ricavandone sensazioni indimenticabili, e un incontro casuale nel corridoio, un saluto, una parola sussurrata di sfuggita assumevano un significato tale da influenzare tutta una vita (questa vita così anonima e volta verso l'interiorità). (da Il formicaio)

Incipit di alcune opere[modifica]

Colori e anni[modifica]

Da tanto tempo, ormai, vivo circondata da una grande e limpida quiete. Lontano da me, la vita, i crucci, le spartizioni e gli affanni continuano il loro corso, e se mi fermo ogni tanto un attimo a osservare tutto ciò, mi riempie di stupore la curiosità infantile con cui gli uomini che vivono adesso si sforzano d'indovinare che cosa potrà loro accadere domani o dopodomani. Ed è un pensiero singolare che i fatti di oggi risultino, per i giovani, altrettanto nuovi e appassionanti come lo sono per me quelli di trent'anni fa. Col mio senno di oggi, sono ormai convinta che le diverse ambizioni e i cambiamenti nella vita della gente si possano attribuire in gran parte al loro impulso di giocare. Come il bambino che dice: gioco a mamma e papà, al negozio, al mare in burrasca – così anche l'adulto scivola man mano nei diversi ruoli fino a rappresentare, di volta in volta, l'ambizioso, il diligente, il frivolo, l'appassionato o il risentito. Bisogna pur riempire il tempo con qualcosa; bisogna pur convincere noi stessi che alcune cose, per qualche tempo, hanno la loro importanza. Perché altrimenti ce ne resteremmo seduti lungo la via con le mani in mano, e forse l'unica cosa naturale da fare sarebbe proprio questa – tutto il resto, forse, non è che un tentativo di darci importanza per gettarci fumo negli occhi.

Destino di donna[modifica]

– Dov'è Mária? Dormi, Mária? chiese Józsa all'improvviso sollevandosi coi gomiti sopra il cuscino.
– Il letto è vuoto. Starà leggendo da qualche parte oppure scrive le sue memorie in soggiorno.
– Accidenti! Queste sono le nostre ultime serate insieme.
– È nervosa da matti. La notte scorsa, voi non lo sapete, sono stata sveglia con lei, poveretta. Siamo scese furtivamente in giardino sotto il pioppo, e abbiamo chiacchierato fino alle tre.
– Sì... me l'immagino!...
S'udì dal terzo letto con tono un po' disilluso e triste. Per un po' anche le altre due ragazze tacquero imbarazzate.
Una luce assai lontana e fioca, come di stelle lontane e di lampioni lontani, si rifletteva in forma di pallida striscia lungo la trapunta gialla di lino sopra le ginocchia sollevate di Klára. Un indefinibile profumo d'erba si levava dal giardino del collegio e, più in là, dal boschetto; qualche goccia d'acqua scendeva con tonfi ritmici dal rubinetto in rame del lavabo. "Quante volte era stato così, proprio così... quell'attimo, quell'atmosfera!" pensò Józsa e spalancando gli occhi guardò stupefatta nell'oscurità. Fu sinceramente presa da una commozione genuina: doveva assolutamente emettere delle sentenze!

Bibliografia[modifica]

  • Margit Kaffka, Colori e anni, traduzione di Marinella D'Alessandro, La Tartaruga edizioni, 2011. ISBN 9788877385017
  • Margit Kaffka, Destino di donna (Mária évei, 1913), traduzione di Roberto Ruspanti, Alberto Gaffi editore in Roma, 2006.
  • Margit Kaffka, Il formicaio, traduzione di Laura Sgarioto, La Tartaruga edizioni, 2010.

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