Mary Renault

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Mary Renault (1905 – 1983), scrittrice britannica.

Il ragazzo persiano[modifica]

Incipit[modifica]

Se per caso qualcuno dovesse supporre che io sia il figlio di un nessuno, venduto dal padre contadino in un anno di siccità, posso dire che il nostro lignaggio è antico, sebbene finisca con me. Mio padre era Antembare, figlio di Araxi dei Pasagardai, l'antica tribù regale di Ciro. Tre della nostra famiglia combatterono per quest'ultimo, quando egli stabilì il dominio dei persiani sui medi. Conservammo le nostre terre per otto generazioni, sui monti a occidente di Susa. Io avevo dieci anni e stavo imparando l'arte del guerriero quando mi portarono via.
Il nostro fortilizio sulla montagna era antico quanto la famiglia, annerito dalle intemperie assieme alle rocce, con la torre di scolta costruita contro una rupe. Di là, mio padre soleva mostrarmi il fiume che serpeggia tortuoso attraverso la verde pianura di Susa, città dei gigli. Additava il palazzo, splendente sul vasto terrapieno, e mi prometteva che a sedici anni sarei stato presentato a corte.

Citazioni[modifica]

  • [Riferendosi alla morte del visir Bagoa] Così, dunque, il divino Mithra, vendicatore dell'onore, era intevenuto. Il traditore aveva perduto la vita in seguito a un tradimento, com'era giusto. Ma il tempo degli dei differisce da quello degli uomini. Il mio omonimo era morto, come mi aveva promesso mio padre; troppo tardi, però, per me e per tutti i figli dei miei figli.
  • Durante tutto il tempo in cui rimasi con lui [re Dario], egli non diede a vedere in alcun modo di rendersi conto che un eunuco può provare qualcosa. Non si dicono certe cose al re dei re, se non le domanda.
  • Udii il re [re Dario] dire agli amici che aveva previsto quanto promettevo, e non era rimasto deluso; quanto a bellezza, riteneva che in tutta l'Asia nessuno potesse uguagliarmi. Gli altri riconobbero, naturalmente, ch'io ero al di là di ogni paragone. Una cosa è certa, imparai ad assumere un comportamento adeguato, come se questo fosse stato vero.
  • [Riferendosi al sesso] Il mondo sembra essere pieno di persone che desiderano ogni volta la stessa cosa e non tollerano il benché minimo cambiamento; ciò è tedioso, ma non mette a dura prova l'inventiva. Il re [re Dario] amava invece la varietà e le sorprese.
  • Durante il giorno, danzavo con le mie vesti vistose; ma danzavo anche la notte, indossando soltanto le ombre della lampada a fregi che pendeva dai rampicanti d'oro.
  • Lo strano comportamento del re macedone [Alessandro Magno] era molto discusso. Taluni dicevano che egli amava dar prova di essere un uomo di ferro, al di sopra dei piaceri; altri asserivano che era impotente; secondo altri ancora, non faceva alcun male alla famiglia reale per ottenere migliori condizioni di resa. Infine, a parere di taluni, gli piacevano soltanto i ragazzi.
  • Noi persiani abbiamo un adagio secondo cui le cose serie dovrebbero essere decise prima da ubriachi e poi da sobri.
  • [Riferendosi ad Alessandro Magno] Voleva realmente amore da me. Non riuscivo a credere a una simile fortuna; nessuno aveva mai voluto questo. In passato ero stato orgoglioso di dare piacere, essendo quella la mia abilità; non avevo mai saputo che cosa significasse deliziarsi nel piacere.
  • [Riferendosi ad Alessandro Magno] Riusciva a sopportare il dolore più di chiunque altro io abbia mai conosciuto; ma non essere in grado di parlare lo fece quasi impazzire. [...] Convocò i generali nella sua tenda, pigiati intorno a lui per evitargli di dover alzare la voce. Il bisbiglio è contagioso; sembravano tutti quanti cospiratori.
  • [Riferendosi ad Alessandro Magno] A volte, dopo aver fatto tardi la notte, dormiva fino a mezzogiorno; ma per le cose serie era sempre in piedi.
  • A cena, fece [Alessandro Magno] un brindisi in mio onore; lodò i miei fedeli servigi, mi fece dono della coppa d'oro dalla quale aveva bevuto e poi mi diede un bacio. I macedoni veterani avevano un'aria molto scandalizzata perché io ero persiano, o un eunuco, o per il fatto che egli non si vergognava di me, non saprei dirlo. Per tutte e tre le ragioni, presumo.
  • Taluni dicono che il paradiso del dio savio è un roseto. Per me, esso si trova alle grandi altezze. In fin dei conti, il Dio risiede lassù.
  • Statira era, come egli stesso aveva detto, una fanciulla dolce e pudica; e Alessandro amava il fuoco. Rossane lo possedeva, anche se mandava fumo. Ben presto Alessandro ne aveva avuto abbastanza anche di lei; eppure, di quando in quando, ella continuava ad attrarlo.
  • [Riferendosi ad Alessandro Magno ed Efestione] Erano nati nello stesso mese, sulle stesse montagne, figli della stessa razza, con gli stessi dei; avevano vissuto sotto lo stesso tetto, a partire dai quattordici anni. In verità, quando avevo creduto che fossimo come una persona sola, fino a qual punto ero stato un estraneo!
  • Perdicca disse: «Alessandro, ci sono i macedoni, fuori; tutti gli uomini. Vogliono... vogliono vederti. Ho detto loro che è impossibile, che sei troppo infermo. Pensi che, se ne facessi entrare soltanto alcuni, una ventina, in rappresentanza degli altri... pensi che potresti reggere alla fatica?»
    Spalancò gli occhi. Cominciò a tossire. Mentre tenevo la salvietta per raccogliere il sangue, fece un gesto di comando, intendendo: «Aspettate che sia pronto.» Poi disse: «Tutti. Ogni uomo.»

Citazioni sul libro[modifica]

  • La storia, in mano a Mary Renault, è come una fiaccola che diffonde luce vivida e meravigliosa sull'antichità. (The Guardian) Fonte? Fonte?


[ Mary Renault, Il ragazzo persiano, traduzione di Bruno Oddera, collana Narratori Corbaccio, Corbaccio, Milano, 2005. ISBN 88-7972-705-2]

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